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cinema
" Sole alto"

di Dalibor Matanić


A 20 anni esatti dall’Accordo di Dayton, che nel 1995 pose fine alla guerra dei Balcani, la friulana Tucker Film scommette su Sole alto di Dalibor Matanić: una produzione che, in perfetta sintonia con il respiro della trama, vede cooperare la Croazia, la Slovenia e la Serbia, restituendo pienamente il percorso di ricostruzione culturale in atto nell'ex Jugoslavia. «Sono un testimone diretto dell’intolleranza sociale, politica, religiosa radicata nella mia terra – ricorda Matanić – e sono anche un testimone diretto dei suoi effetti devastanti. Della miseria e del dolore che ha provocato per anni. Con Sole alto ho voluto vedere se fosse possibile collocare l’amore sopra ogni cosa, in un contesto del genere, e ho tradotto in riflessione cinematografica quella fase così agghiacciante. Così agghiacciante e, purtroppo, così vicina a me».

Dopo il lontano Est di tanti preziosi titoli asiatici, e dopo il vicino Est sloveno di Class Enemy, dunque, la Tucker Film porterà nei migliori cinema italiani, a primavera, il capolavoro del regista croato. Premiato a Cannes, dalla giuria della sezione Un certain regard, candidato al Premio LUX del Parlamento europeo e presentato in anteprima italiana all’Internazionale di Ferrara, Sole alto racconta l’amore fra un giovane croato e una giovane serba. Un amore che Matanić moltiplica per tre volte nell’arco di tre decenni consecutivi: stessi attori (i bravissimi Tihana Lazović e Goran Marković) ma coppie diverse, dentro il cuore avvelenato di due villaggi balcanici. Uno straordinario inno alla vita che ha trafitto la critica internazionale. Una sorprendente riflessione sulla natura umana che racconta il dolore per raccontare la speranza.

Sviluppando la narrazione lungo lo spazio di tre diversi decenni, Matanić utilizza gli stessi villaggi come orizzonti emotivi, prima ancora che geografici, e gli stessi attori come simbolo di ciclicità. I due ragazzi, invece, no: i due ragazzi non possono essere gli stessi, perché i loro vent’anni sono cristallizzati dentro una giovinezza, innocente e fragile, che ci parla (anzi: che ci deve parlare) di ieri, di oggi e, soprattutto, di domani…

Dalibor Matanić è nato a Zagabria nel 1975 e, sempre a Zagabria, si è diplomato in regia all’Accademia d’Arte Drammatica. Nel 2000 ha scritto e diretto il suo primo lungometraggio, The Cashier Wants to go to the Seaside, cui sono seguiti, fra gli altri, Fine Dead Girls (2002), 100 Minutes of Glory (2005), Kino Lika (2008), Mother of Asphalt (2010) e il recente Handymen (2013). Uno dei suoi maggiori successi è il corto Party, presentato a Cannes nel 2009 e vincitore di 18 premi in vari festival nazionali e internazionali.

articolo pubblicato il: 20/11/2015

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