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ce lo chiede l'Europa, come sempre
di Vittorio Sordini

La normativa europea denominata con l’acronimo Brrd entrerà pienamente in vigore dal 1° gennaio 2016: il salvataggio delle banche in crisi non avverrà con soldi dei contribuenti (bail-out); in sostanza, in caso di crack bancario, a mettere mano al portafoglio saranno prima gli azionisti della banca, poi gli obbligazionisti e infine i depositanti con liquidità superiore a 100mila euro.

Le parole del Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco “d’ora in poi, il salvataggio delle banche in difficoltà passa dal “sacrificio di azionisti e creditori” a questo punto cominciano ad avere un senso anche per i non addetti ai lavori, i quali dovranno cominciare con un altro termine tecnico “BAIL IN”.

Il bail-in consente a chi si occupa del salvataggio della banca – nel nostro Paese il soggetto in questione è Banca d’Italia – di ridurre il valore delle azioni e di alcuni crediti, o convertirli in azioni, per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca, mantenendola in funzione e limitando i danni, e di evitare così il default secco e la liquidazione.

Il bail-in segue una precisa logica gerarchica: chi ha investito in strumenti finanziari più rischiosi sostiene prima degli altri le eventuali perdite o la conversione in azioni. E solo dopo aver esaurito tutte le risorse della categoria più rischiosa si può passare alla categoria successiva. A molti torneranno in mente gli appelli, purtroppo disattesi, di coloro che avvisavano sulla diversa rischiosità di strumenti finanziari che apparentemente sembravano uguali, ad esempio, obbligazioni subordinate e/o obbligazioni senior non garantite.

Chi ha preferito il porto sicuro di un rendimento fisso, facilmente calcolabile e riscuotibile periodicamente, oggi con la normativa europea dovrebbe essere costretto a tirare la testa fuori dalla sabbia e a prendere coscienza del rischio.
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articolo pubblicato il: 16/11/2015 ultima modifica: 25/11/2015

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