torna a "LaFolla.it" torna alla home page dell'archivio contattaci
cerca nell'archivio




ricerca avanzata


Google



contattaci

ingrandisci o rimpicciolisci il carattere del testo

elzevirino
la fuffa e la truffa
di Riccardo Ruggeri

da ITALIA OGGI

Ciò che temevo è successo: anche da noi, ai livelli più alti, «emotivamente corretto» sta prendendo il posto di «politicamente corretto». Il 17 agosto 1945 uscì la «Fattoria degli Animali» di George Orwell, ipotizzava uno scenario nazi-comunista, basato sull'annullamento del pensiero e del linguaggio. Lo scorso agosto, 70 anni dopo, la rivista «Atlantic» ha pubblicato un articolo sull'evoluzione del linguaggio nei campus americani. La New Hampshire University ha editato una guida su tale linguaggio, cito: mai dire «povero», ma «vive sotto la soglia della povertà», mai «straniero», ma «persona internazionale». In California è giudicata offensiva la frase «l'America è la terra delle opportunità», contraddicendo così 200 anni di pensiero liberale. Non sorridete, questa è la lingua della futura classe dirigente dell'Occidente.

In un saggio, un professore dichiara la sua impotenza di liberal verso suoi studenti ultra liberal disabituati ad ammettere le contraddizioni della vita. Sono emotivamente impreparati ad accettare ciò che non sia «emotivamente corretto». In altre parole, hanno ipersensibilità che li porta a non accettare neppure l'ironia. «Atlantic» fa risalire questa vera e propria psicosi a genitori sessantottini incapaci a educarli, allora edulcorano la realtà per paura del male che c'è «fuori casa». Addio al metodo socratico di mettere sempre in discussione le proprie convinzioni (insegnare a pensare, non insegnar loro quello che pensano). Ci potremo attendere una ipersensibilità dei singoli con conseguente aumento dei conflitti interpersonali? Stiamo forse precipitando in un condominio di esaltati? Lo temo. Primi esempi.

Matteo Renzi, nella sua opera di costruzione del Partito della Nazione, ha intuito la potenzialità dell'emotivamente corretto se applicato al Ponte di Messina. Gli ex berluscones Alfano e Verdini hanno bisogno di un simbolo psicologico che li porti, con dignità, nel PdN. Che di meglio del mitico Ponte? Ma il Ponte è fumo negli occhi dagli ex Pp, ed ecco allora l'approccio emotivamente corretto: «Costruiremo il Ponte quando sarà ultimata la messa in sicurezza della Sicilia». Tutti sanno che con queste subordinate nulla avverrà, ma potrebbero essere utili per fare bingo in Sicilia alle prossime elezioni politiche.

Così Tito Boeri si inventa un approccio emotivamente corretto nella sua attività di presidente Inps. Lo sappiamo, l'Inps gli sta molto stretta, convinto com'è della sua immensa superiorità intellettuale che il mondo italiota ancora non gli riconosce. Ecco allora l'idea: anziché fare il suo mestiere, una feroce spending review del «carrozzone» Inps, smagrendolo, lo porta in piazza San Pietro per una benedizione laica di Bergoglio, si inventa un articolato che «distrae» parte delle pensioni d'oro (non avendo lui, di nobile stirpe, la percezione del costo della vita dei poveracci, pensa siano d'oro quelle di 2-3.000 lorde), ed ecco allora darne un'interpretazione ruffiana (equità generazionale) che colpisce l'emotività degli sprovveduti. Questa non l'avevo ancora vista: la spending review fatta a spese non della ridondante struttura Inps ma dei pensionati.

Infine, Papa Bergoglio, che meglio di tutti interpreta questo approccio. Fin dal primo «buonasera» si è capito che voleva liberarsi della Curia romana e dei Cardinali, creati da suoi predecessori. È l'unico capo di stato oggi al mondo che dispone di poteri assoluti, per cui poteva, con una bolla, un sigillo, in silenzio, «ripulire» la Curia, trasferire Cardinali e Vescovi non graditi in lontane nunziature o in boscosi conventi, usando il vecchio promoveatur ut amoveatur. Invece, soggiogato dal morbo della comunicazione emotivamente corretta, si avventura in un curioso percorso di parole, parole, che in noi fedeli creano solo confusione.

Perché la pre-verifica dottrinale con l'io scalfariano? Perché, come dice Giuliano Ferrara, la «pastoralizzazione» della Chiesa, come se non fosse latte divino ma un banale vaccino a cui togliere i microrganismi patogeni? Perché coinvolgere noi fedeli nel suo processo di riposizionamento della Chiesa? Lo faccia in silenzio, pregando e soffrendo, la sua sofferenza sarà la nostra, ma lui è il Pastore, noi le pecore, perché coinvolgerci nei suoi emotivi pubblici ragionamenti, per di più giornalieri? Non vogliamo sapere nulla del funzionamento della Chiesa, agisca, se possibile eviti di dare in pasto a laidi media, vecchi cardinali e vescovi ormai fuori gioco.

Noi che abbiamo molto vissuto lo sappiamo, l'approccio emotivamente corretto è espressione degradata che meglio di ogni altra configura l'attuale mondo occidentale. Mi creda, Santità, questo approccio lo lasci agli anglosassoni, sono maestri della fuffa trasformata in truffa.
www.grantorinolibri.it
editore@grantorinolibri.it

articolo pubblicato il: 10/11/2015 ultima modifica: 20/11/2015

Commenta Manda quest'articolo ad un amico Versione
stampabile
Torna a LaFolla.it