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Voluntary Disclosure

di Vittorio Sordini

Cominciano a filtrare le prime stime di gettito dalla “Voluntary Disclosure”: l’autodenuncia che il contribuente deve effettuare per poter sanare la propria posizione ed evitare le conseguenze economiche e penali di comportamenti pregressi fraudolenti nei confronti del “fisco”.

Le disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all'estero nonchè per il potenziamento della lotta all'evasione fiscale furono emanate con la legge 186 del 15/12/2014.

Come sempre in Italia è stato necessario ricorrere ad una proroga dei termini già fissati al 30 settembre 2015: gli addetti ai lavori hanno fortemente premuto per ottenere una proroga, perché la materia estremamente complessa richiedeva degli approfondimenti. Molto complesso è anche l’iter della pratica il cui “primo atto” si concretizza con l’invio della Voluntary Disclosure (l’auto denuncia).

L’Agenzia delle Entrate ha predisposto uno specifico modulo nel quale devono essere indicati tutti i dati riguardanti la procedura e non è tollerato alcun errore e/o imprecisione. Lo spirito della “voluntary discosure” si basa sulla volontà del contribuente di abbandonare comportamenti evasivi o elusivi e di intraprendere un nuovo percorso di chiarezza e trasparenza con il “fisco”.

Per questo ogni atto che potrebbe essere interpretato con il tentativo di un’evasione od elusione, comporterà l’automatica esclusione dalla procedura che prevede notevoli sgravi soprattutto in ordine alle sanzioni. Essere esclusi, nei casi in cui la sanzione è anche penale, consente di riaprire il computo dei periodi soggetti ad accertamento e si arriva a 10 anni.

Fin dalla pubblicazione del testo della legge 186 si è avviata un’ampia discussione che si è via via affinata man mano che l’Agenzia delle Entrate con apposite circolari comunicava indicazioni agli addetti ai lavori. Gli argomenti più dibattuti riguardavano gli aspetti penali ed i periodi di imposta oggetto del ravvedimento operoso.

Una cosa è certa: la serie di strumenti posti in essere dal “fisco” in Italia rappresenta la necessità di approfittare di questa ultima possibilità di cavarsela senza danni irrimediabili. Certamente l’atto di adesione alla Voluntary ha conseguenze economiche gravose, ma sicuramente una passeggiata se confrontate con l’impatto di un accertamento sotto il profilo dell’entità delle sanzioni economiche e penali.

L’accertamento d’Agenzia delle Entrate nei confronti di coloro che ancora non intendono mettersi in regola è tutt’altro che remoto.

Si legge di Stati, come ad esempio l’Olanda, che hanno effettuato richieste di dati agli ex-paradisi fiscali, non sulla singola posizione, bensì su una serie di posizioni che hanno avuto, in un determinato periodo, lo stesso comportamento: ad esempio la chiusura del conto dopo il trasferimento od il ritiro dei contanti.

Nessuno vorrebbe essere nei panni di coloro hanno ascoltato alcune “Sirene” che hanno proposto soluzioni che raccontate somigliano più a storielle sulla fantasia degli italiani che ha “consigli di professioni”. Un salvagente a costoro è stato lanciato con la proroga della scadenza.

La credibilità delle Istituzioni è ora affidata alla gestione di quella che senza ombra di dubbio appare “l’ultima spiaggia” per ritornare sulla “retta via” senza essere troppo tartassati: si tratta di pagare il dovuto con qualcosina di penale in aggiunta.

L’unico vero problema che incontra il cittadino che vuole mettersi in regola è la scelta del professionista che deve curare la “procedura”; molti “azzeccagarbugli” e molte banche hanno assaporato l’idea di estrarre profitto dalla contingenza in cui si trovano alcuni: così la parcella salata va ad aggiungersi a quanto dovuto per imposte e sanzioni.
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articolo pubblicato il: 10/10/2015 ultima modifica: 23/10/2015

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