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editoriale
bail in, ossia prelievo forzoso
di Riccardo Ruggeri

da ITALIA OGGI

Sono curioso di capire come reagiranno i cittadini a un decreto legge (figlio di una normativa europea: entrerà in vigore dal 2016) che prevede l'introduzione del «bail in» (non saremo mai un paese a la page se continuiamo a chiamarlo «prelievo forzoso»).

Significa che la Legge darà alla Banca d'Italia il potere, in caso di fallimento di un istituto bancario, di coinvolgere nel fallimento azionisti e obbligazionisti (giusto), ma pure correntisti con depositi superiori al tetto dei 100 mila (è noto che i «tetti» sono messi per essere abbassati nottetempo, Amato docet). Essendo evidente che nel caso dei correntisti si tratta di una sconcezza, al punto che si sono sentiti in dovere di spiegare: «la norma può sembrare ingiusta, in realtà è la strada per limitare panico e contagio finanziario, evitare che il fallimento di una singola banca possa innescare una crisi sistemica, come accadde con Northern Rock ..».

Confesso che essendo stato allora (2007) fra i (pochi) sostenitori che Banche e Assicurazioni, coinvolte nello scandalo «Subprime» dovessero essere lasciate fallire in serenità, applicando il mitico Chapter 11, mettendo subito in galera Ceo e alto management, per poi giudicarli e condannarli. Quindi nazionalizzare le Banche (per garantire i depositi), ristrutturarle, rivenderle (come hanno fatto per GM e Chrysler).

Ormai ci diciamo tutti liberali, tutti abbiamo sposato il capitalismo, e allora perché in quel caso abbiamo finto di dimenticare che non esiste capitalismo senza fallimento, così come non esiste cattolicesimo senza peccato? Invece, i politici anziché far fallire lor signori hanno fatto fallire gli Stati che governavano, per cui è giusto che ora siano disprezzati e sbeffeggiati dai loro cittadini, e considerati servi di questi loschi Ceo. Peggio, i più fragili di loro si innamorano pure di costoro. Incredibile.

Dopo questo decreto legge, che in fondo scopre finalmente l'acqua calda (salvo la schifezza del coinvolgimento dei maxi correntisti), sono curioso di capire quali saranno le reazioni dei cittadini: si fideranno ancora delle Banche?

Prendiamo una famiglia perbene che pratica ancora il risparmio. Stante tutto ciò che è successo nel mondo della finanza in questi ultimi anni, alle sconcezze alle quali si è assistito, ultimo la chiusura delle banche greche per «ricattare» i cittadini (lo so che formalmente non è andata così, ma cerco di mettermi, come dicono i colti, nel sentiment dei cittadini dopo che il fenomeno si è verificato), e mi rifaccio la domanda. Analizzando rischi e opportunità, ci si difende meglio tenendo i propri risparmi in banca o è più prudente «farci» noi stessi banca?

Io non faccio testo, sono un vecchio signore che vive, felice, negli interstizi di questa grande organizzazione umana detta Occidente, mi limito, impotente, a osservare come declini a vista d'occhio, sono da sempre tarato per ascoltare da Àpota e ragionare col buon senso del padre di famiglia, per cui: buona la seconda. Prosit.
www.grantorinolibri.it
editore@grantorinolibri.it

articolo pubblicato il: 22/09/2015 ultima modifica: 02/10/2015

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