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editoriale
globalizzazione
di Riccardo Ruggeri

da ITALIA OGGI

Mi pare che le analisi sulle problematiche dell'immigrazione siano ormai incardinate. I numeri: l'antropologo Michel Agier ha stimato «un miliardo di migranti da ora al 2050». Si riferisce non certo ai politici, quelli che fuggono dalle guerre, ma a quelli economici, perché questo è il vero problema, conseguente alla globalizzazione. «Dopo la globalizzazione di capitali, beni, immagini, ora è arrivato il tempo della globalizzazione dell'umanità». Finalmente ci avviciniamo alla verità.Le élite occidentali, chissà se scientemente o meno, hanno aperto il vaso di Pandora della globalizzazione (ricordate, vecchiaia, gelosia, malattia, pazzia, vizio, e in fondo la speranza), nessuno potrà farlo tornare come prima.

I «Baby Boomer» dell'Occidente, tuttora al potere, come testamento del loro totale fallimento politico e culturale, hanno lasciato a figli e nipoti questo micidiale cruciverba. Hanno preso una decisione, in teoria giusta, ma dalle enormi implicazioni, l'hanno fatto superficialmente, quasi senza uno straccio di analisi, tempistica, pianificazione, a loro interessava solo riscuotere in fretta i bonus se praticavano la finanza, pagare meno il lavoro e aumentare i volumi se erano nel business. Nascondendosi dietro la frase idiota «buttare il cuore al di là dell'ostacolo» hanno aperto il vaso, il giochino è scappato loro di mano, sono rimasti i problemi, probabilmente irresolubili nel breve-medio.

Finora avevano finto che l'immigrazione fosse composta solo dai fuggitivi dalla guerre, sullo stile di quello che scrivono due liberal per eccellenza, per di più filosofi, Bernard-Henri Lèvi e Pascal Brucker. I due, prima erano a favore della guerra a Saddam, poi ispiratori della guerra a Gheddafi, quindi in prima linea per la guerra ad Assad (poi abortita grazie a Papa Francesco e a Putin), continuano a insistere, ora scrivono: «l'Occidente schieri un'armata (sic!) in Medio Oriente, là dove si trova la testa del serpente» (leggi i sunniti dell'Isis). Fingendo di non capire che è in corso una guerra mortale, a sfondo religioso, fra sunniti e sciiti (leggi Iran). Per noi liberali impossibile scegliere fra due «nazismi», meglio starne alla finestra, come fa Israele (lei sì che sa). Se dici loro che l'attuale esodo biblico dei «richiedenti asilo» nasce dalle «guerre giuste» portate in Iraq e in Libia da politici idioti come Sarkozy, Cameron, Obama (prima Bush), dai loro attici nel Sedicesimo ti fulminano con frasi volgari, seppur colte.

Per fortuna il grande pubblico sta cominciando a capire significato e implicazioni del termine «globalizzazione dell'umanità».

Lasciamo perdere i «migranti politici» (siriani ed eritrei, tutti gli altri si spacciano come tali senza esserlo), il problema di costoro verrà risolto attraverso un diritto d'asilo europeo e una ripartizione per quote fra i 28 Paesi. Essendo leadership «bottegaie» ci metteranno un po' ma poi troveranno la quadra. Focalizziamoci sul vero problema, quello dei «migranti economici», coloro che vogliono semplicemente una vita migliore.

Vengono in gran parte dall'Africa (ma domani dall'Asia e dal Sud America), spendono 5-8.000 $ per pagarsi il viaggio. Non sono poveri affamati, ma di famiglie dignitosamente povere che puntano tutto su un figlio (il più intelligente, il più forte fisicamente) per dare a lui un'opportunità, agli altri una speranza (sognano i «ricongiungimenti»). Gran parte dei miei zii della Garfagnana (destinazione Australia) e dell'Alta Langa o della Lunigiana (destinazione Stati Uniti) all'inizio del '900, hanno vissuto le stesse esperienze, durante la prima globalizzazione. Quella che gli studiosi tardo ottocenteschi collegarono alla fine dell'età dell'imperialismo (ancoraggio al gold standard), che ebbe il suo periodo d'oro nei primo decennio del '900, spazzata poi via dalle due guerre mondiali.

Su questo miliardo di migranti economici ci vogliono decisioni politiche di lungo periodo. In pratica, rispondere a una domanda elementare: quanti accoglierne? Tutti? Un certo numero? Nessuno? Il vaso di Pandora ormai è violato, che piaccia o meno, il finale è già scritto: la globalizzazione dell'umanità, salvo una Terza Guerra Mondiale, ci sarà. Manca solo il «come», mentre invece chi pagherà il prezzo è già stabilito: i nostri figli e nipoti.
www.grantorinolibri.it
editore@grantorinolibri.it

articolo pubblicato il: 05/09/2015 ultima modifica: 14/09/2015

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