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editoriale
Bill, poi Hillary, poi Chelsea
di Riccardo Ruggeri

da ITALIA OGGI

Mai avrei pensato di dover ringraziare Donald Trump: ha reso almeno vivaci queste noiose primarie democratiche e repubblicane. Intendiamoci, le primarie repubblicane sono un caravanserraglio di facce da book fotografico composit casting, tipico di chi è alla ricerca di un leader, le primarie democratiche sono una farsa, il leader c'è già e bisogna fingere una competizione, perché (dicono) l'America è la patria del confronto leale e della meritocrazia. In realtà, tutto è già scritto, Hillary Clinton sarà eletta, si farà i suoi due mandati, poi per otto anni ci sarà un simil Obama che, come ha fatto quello vero con lei, dovrà tenere caldo il posto per Chelsea Clinton.

Il patrimonio della Famiglia Clinton (si dice Fondazione) che era zero prima di Bill Presidente, oggi ammonta a 100 milioni $ (post tasse, sia chiaro, tutto legale), non oso immaginare a quanto ammonterà dopo il doppio Consolato di Hillary, con Bill nei magazzini della Casa Bianca (sia chiaro, tutto legale). Oltre non so prevedere, e non sarei neppure affidabile, a quel tempo mi avvicinerò ai cent'anni.

In tempi lontani, il mio grande amico, celebre studioso e politologo statunitense, Angelo Codevilla, scriveva «la nostra classe dominante bipartisan al suo primo articolo di fede afferma: noi siamo i migliori e i più intelligenti, mentre il resto degli americani sono retrogradi, razzisti, nocivi, a meno che non vengano opportunamente controllati». Mai intuizione di Angelo fu più azzeccata.

La stessa cosa avviene in Francia, in Uk, finalmente anche in Italia. Che altro è il Nazareno se non la declinazione politica di questo fascismo intellettuale delle élite occidentali?

I due partiti di centro-destra e centro-sinistra (in Europa Ppe-Pse) si spartiscono il potere, fingono piccoli giochi politici, spostando transfughi alla Razzi o alla Verdini dall'uno all'altro schieramento. Il «politicamente corretto» è la maglia bernarda che assorbe o respinge tutto, e il contrario di tutto, a seconda degli interessi della setta. Un esempio. Un governo arabo appende i gay ai pali della luce, le donne adultere (basta l'accusa) le giustizia, pratica la tortura contro gli avversari politici, nega l'olocausto, due i comportamenti della Classe Dominante occidentale: se il leader si chiama Gheddafi viene abbattuto, se invece si chiama Khamenei si fanno accordi, in tv si vedono giovani figli di gerarchi embedded che esultano (e ci credo), si finge che la teocrazia islamica sciita sia avviata alla democrazia.

Premetto che Donald Trump, per me, è individuo orrendo, ha fatto montagne di quattrini esattamente nello stesso modo con cui l'hanno fatto quelli liberal vestiti in doppio petto, con felpe, con maglioncini, usa lo stesso linguaggio di costoro, lui almeno ha il coraggio di farlo anche in tv e non come gli altri solo nelle riunioni e nella vita privata. Al «bigottismo progressista» del politicamente corretto, i «populisti destrorsi» rispondono con il politicamente scorretto. In realtà, è la lotta tra due volgarità, la prima alto borghese, la seconda finto proletaria, che ci portiamo dietro da anni. Noi Àpoti, non prendiamo posizione, siamo persone perbene, osserviamo con lo stesso disgusto, ma con umana tenerezza, queste due sette: sono entrambe fatte da poveracci che vivono male la loro vita, rovinati dalle ideologie, dai quattrini, dalla sete di potere.

Curiosamente, alcuni grandissimi artisti, quasi sempre pittori, con largo anticipo di tempo, riescono a prevedere questi orrendi fenomeni politico culturali, e fissarli sulle tele. Edvard Munch nel 1885 dipinge «L'urlo», trenta quarant'anni dopo in due grandi Paesi europei emergono due regimi speculari, vanno al potere due criminali come Stalin e Hitler, combinano entrambi oscenità di ogni genere, confermando così la genialità della sua intuizione. «L'urlo» è la traduzione di lager e di gulag, è il nostro dolore, la nostra umiliazione. Nel '50 Jackson Pollock inventa la tecnica pittorica del dripping, nel solco della action painting (non perdetevi la mostra Blind Spots alla Tate di Liverpool), aveva intuito che il suo disagio esistenziale e la sua opposizione alla vita standardizzata della società americana di massa di allora, sarebbe diventato sessant'anni dopo il disagio esistenziale (le «colate nere») di molti di noi. A entrambi: grazie!
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articolo pubblicato il: 15/08/2015 ultima modifica: 22/08/2015

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