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maionese che non prende
di Riccardo Ruggeri

da ITALIA OGGI

Un tempo, per piacere, oggi anche per dovere, sono stato e sono un lettore famelico di giornali (cartacei e on line), di tweet, e pure consumatore seriale di talk show. In questi giorni di vacanza, causa il gran caldo, alle 6 percorro i miei 7-8 km giornalieri in riva al mare, compro pane, pesci, frutta, verdura (il vino è in cantina), un fascio di giornali, prima delle 9 rientro in casa: condizionatore a tavoletta, leggo, penso, scrivo. Apro con Omnibus, chiudo con Paragone, con due curiosità: a) sarà riuscito Paragone a imporre il «tu» a uno scalpitante Diego Della Valle?; b) fino quando sopporterà la sua agitata partner?

Questa focalizzazione totale sul prodotto comunicazione mi porta a una prima considerazione, grossolana: temo che il prodotto comunicazione stia scappando di mano, proprio a noi del mestiere. Come è avvenuto per i gamberetti: in trent'anni, il gamberetto è stato fatto emigrare dalle sue acque fredde del Nord a quelle tropicali «non sue» (esiliato, solo per farlo moltiplicare in modo insensato) del Bangladesh e della Colombia. Il gamberetto si è via via degradato, fino a diventare un oggettino globalizzato. Oggi, guardandoli, è difficile decifrare se si tratti di animaletti nati direttamente nel surgelatore o plastiche molli stampate in 3D:neppure il mitico Bimby e la salsa rosa riescono a farlo percepire come cibo. Allo stesso modo, noi lettori ingurgitiamo notizie-gamberetti, facciamo sempre più fatica a processarle, vuoi per capirle, vuoi per comunicarle, vuoi per commentarle.

Procediamo per temi, per un tot di giorni parliamo di un certo argomento, non lo svisceriamo per nulla, ma prendiamo posizione più volte (tutte fermissime, spesso radicali, a volte odiandoci fra di noi). Di norma sono sei le famiglie in cui ci dividiamo: renziani, berlusconiani, sinistri, leghisti, grillini, apolidi, in pratica nazareni contro tutti, ovvero tutti contro Salvini. Sono divisioni che mi ricordano un tempo lontano: «Slip o boxer?». «Nodo Scappino o Onassis?» I luoghi sono diversi, più paludati i giornali cartacei, più scapigliati quelli on line, più divertenti quelli su Twitter (impagabili gli scontri di due simpatici professori come Puglisi e Borghi), difficile per i non addetti ai lavori quelli dei talk show. Speriamo che alla ripresa in autunno ci siano cambiamenti radicali, comunque, cambino gli ospiti fissi (embedded e no), ormai impresentabili.

Solo marginalmente si parla, e ci si scontra, sull'argomento di riferimento, in queste ultime settimane la Grecia, da un paio di giorni pure su Crocetta (io l'ho capita così: Tutino non parla, Crocetta non sente, la Procura non vede), in pratica ci si scontra sulle affermazioni dell'uno o dell'altro. Il massimo fu raggiunto durante l'era geologica dell'immigrazione (20 giorni fa), quando nessuno parlava di come affrontare e risolvere il drammatico problema, però commentava frasi extra contesto di Salvini. Una buffonata, di cui molti (ahimè!) non si sono neppure resi conto.

La mia non è certo una critica ai colleghi e a me stesso, ma una riflessione di uno che trova sempre più difficile capire la linea editoriale dei giornali che legge. La linea editoriale è un asset straordinario per un giornale, come dice il mio amico Rick Owens «io non faccio vestiti, borse, scarpe, accessori, indico uno stile di vita». Questo vale anche per i giornali. Ma è pure un asset per i lettori; pur essendo anarchica, o forse proprio per questo, mia mamma leggeva solo La Stampa, ma aveva chiara la sua linea editoriale, infatti usava due locuzioni per esprimere il suo giudizio sulle notizie più importanti: «l'ha detto La Stampa» oppure «Lo scrive la Busiarda!».

Oggi molti giornali stanno galleggiando nello stagno, alcuni rischiano di diventare embedded a un leader, altri uno zibaldone senza nerbo, una certa confusione c'è. Ogni mattina, all'alba, leggo su iPad i miei due preferiti, ItaliaOggi e Corriere del Ticino, brava la «ciurma» che li confeziona, seguendo, in piena libertà, una linea editoriale chiara, garbata, pluralista. Vorrei che così fossero tutti. Al contempo, mi vanno bene pure così come sono, non posso immaginare una vita senza giornali.
www.grantorinolibri.it
editore@grantorinolibri.it

articolo pubblicato il: 21/07/2015 ultima modifica: 31/07/2015

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