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editoriale
asfaltatori e asfaltati
di G. V. R. M.

Per un anno intero Matteo Renzi ci ha sbattuto in faccia quel quaranta per cento conquistato alle Europee, da lui considerato la legittimazione del suo Governo, il terzo di seguito non uscito dalle urne. Adesso si ritrova ad aver appena sfiorato il venticinque per cento, una percentuale molto in linea con la forza elettorale espressa dal PD bersaniano.

Come sempre accade in Italia, il giorno dopo le elezioni tutti i politici si affannano a cercare di dimostrare di aver vinto anche se hanno perso, ma Renzi si è sottratto all’incombenza, saltando su un aereo in partenza per l’Afghanistan e lasciando alla sua vice Serracchiani e ad altre renziane rampanti tipo Malpezzi l’ingrato compito di dimostrare l’indimostrabile.

Il PD ha perso voti soprattutto nelle regioni in cui era convinto di fare una passeggiata, addirittura stava per perdere l’Umbria, un regione in cui la sinistra governa dal 1970, anno delle prime elezioni regionali, ed in cui nessuno avrebbe immaginato che la Governatrice uscente dovesse aspettare con il batticuore fino a tarda notte prima di stappare la bottiglia del brindisi.

Non è un caso se le due sconfitte, una delle quali del tutto inaspettata, il PD le abbia subite in Liguria ed in Veneto, dove candidate erano due renziane, ed abbia invece vinto laddove erano in lizza candidati non riconducibili a Renzi. Un discorso a parte merita De Luca, candidato impresentabile secondo Rosy Bindi, che già in settimana potrebbe trovarsi sotto la scure della legge Severino.

Dall’altra parte FI esulta per la vittoria di Toti in Liguria, ma FI è un partito in caduta libera, con percentuali impensabili non solo nei momenti di maggior fulgore, ma nemmeno qualche mese fa. Ormai il partito egemone a destra è la Lega, che ha raccolto moltissimi voti anche in regioni in cui non era presente e in cui mai un tempo si sarebbe immaginato che si potesse presentare, per di più con uno straordinario successo, come in Umbria e soprattutto in Italia.

La riflessione che salta alla mente, al di là dei risultati in questa o quella regione, è che il Parlamento non rispecchia più la volontà dei cittadini italiani. Il gruppo NCD, UDC e Scelta Civica ha tantissimi deputati e senatori, nonché ministri e sottosegretari, quando se si fosse votato il 31 maggio per le politiche e non per le amministrative sarebbero presumibilmente scomparsi, asfaltati, come si suol dire, mentre la Lega avrebbe avuto tantissimi parlamentari in più.

articolo pubblicato il: 01/06/2015 ultima modifica: 11/06/2015

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