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arte e mostre
"Luoghi di Abbandono"

a Mantova


Arianna Sartori Arte & Object Design Via Cappello, 17 - 46100 Mantova - tel. 0376.324260 - info@ariannasartori.191.it

Stefano Benazzo
Luoghi di Abbandono

Nome della Galleria: Galleria "Arianna Sartori" Indirizzo: Mantova - Via Cappello, 17 - tel. 0376.324260 Titolo della mostra: Stefano Benazzo. Luoghi di Abbandono Date: dal 30 maggio all’11 giugno 2015 Inaugurazione: Sabato 30 maggio ore 18.00 alla presenza dell’Artista Presentazione in Galleria: Italo Scaietta Orario di apertura: dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi.

Dal 30 maggio all’11 giugno, la Galleria Arianna Sartori di Mantova nella sede di via Cappello 17, presenta la mostra “Luoghi di Abbandono” fotografie di Stefano Benazzo. Secondo appuntamento mantovano per l’artista che nell’ottobre-novembre dello scorso anno ha tenuto la mostra personale “Omag-gio alla Nave scuola Amerigo Vespucci” alla Madonna della Vittoria. La mostra, curata da Arianna Sartori, si inaugura sabato 30 maggio alle ore 18.00 con presentazione di Italo Scaietta alla presenza dell’artista.

Stefano Benazzo: Presentazione del progetto Luoghi di Abbandono
Il portfolio che presento non contiene immagini di individui, ma la maggior parte delle foto si riferisce a momenti di sofferenza dell’uomo. Le mie immagini di relitti, edifici abbandonati, mezzi corazzati distrutti, treni in disuso, hanno un filo con-duttore: esse esprimono l’angoscia di coloro che hanno navigato, vissuto, combattuto, viaggiato in tali cir-costanze. Queste immagini, scattate nei decenni, si sono consolidate in un ampio progetto intitolato “Luo-ghi di Abbandono”. La mia attrazione verso il mare, il deserto, le aree desolate, mi induce a calarmi nella pelle e nelle paure di coloro che hanno vissuto i momenti tragici evocati in questi scatti. Che si tratti di marinai, emigranti, solda-ti o resistenti, contadini, ferrovieri, raffiguro senza fronzoli il contesto che ha accompagnato gli attori du-rante la loro vita e al momento in cui si è interrotta: più ancora che se essi fossero ritratti con le loro sem-bianze, la presenza di queste persone è costante. La mia collezione di relitti, iniziata nel 1969 in Patagonia, e arricchita nei decenni nel corso dei miei nume-rosi soggiorni all’estero anche per lavoro, ha origini lontane: decenni di navigazione agonistica a vela, il fat-to di avere vissuto in barca situazioni di grave pericolo, la maturazione raggiunta con l’esperienza, la consa-pevolezza di quello che dobbiamo ai naviganti di tutte le epoche e di tutti i paesi. Sono sempre stato colpito dall’eleganza e dalla sobrietà delle foto di barche scattate dai grandi fotografi, ma ho spesso avuto l’impressione di vedere immagini incomplete. Le barche e le navi non sono solo belle, ele-ganti, veloci e potenti: se non affondano e se non vengono smantellate, esse vanno incontro ad una morte più o meno lenta e dolorosa. Spesso muoiono sole: coloro che hanno navigato su di esse non le assistono. Mi fanno pensare a vecchie signore, a personaggi teatrali che aspettano la morte, ma sono pieni di esperien-za e di ricordi. Eppure, qui non siamo a teatro. Perché prediligo foto di relitti? La risposta è anche nella diversità delle discipline artistiche con le quali mi esprimo: oltre alla fotografia, la scultura (i relitti sono vere sculture, isolate e statuarie sulla costa), il model-lismo navale (i relitti sono il simbolo della passione che mi ha spinto a ricreare modelli di navi antiche, gioielli dell’ingegno umano), il modellismo architettonico (perché le chiese antiche delle quali costruisco modelli sono vascelli cui l’uomo affida la propria anima; non a caso esiste il termine “navata”, riferito alla parte centrale delle chiese). Insomma, le mie foto di relitti sono una sintesi dell’artista e dell’uomo. Propongo immagini sobrie e lineari, che esprimono i miei sentimenti di compassione ed empatia nei con-fronti di coloro che si sono trovati in eventi dolorosi. Quanto agli altri Luoghi di Abbandono, la loro essenzialità mi ha indotto ad associarli alle immagini dei re-litti: vi è poca differenza - dal punto di vista dell’emozione che può provare lo spettatore - fra una nave naufragata e un edificio abbandonato. Tutti rappresentano un’epoca tramontata e la rottura di una sequenza preordinata, gli eventi che i libri di storia non citano e non ricordano mai, ma che sono tuttavia quelli in cui uomini e donne in carne ed ossa sono coinvolti. E la foto di un antico albero su una spiaggia namibiana mette in prospettiva le immagini dei relitti e l’opera della natura. La pianta sopravvive e darà vita ad altre piante, con la stessa energia e determinazione degli uomini e delle donne che ci hanno preceduti, alle prese con il loro calvario quotidiano. Ecco - alla stregua di un contrappunto - l’essenza del mio portfolio e della mia opera fotografica: la convinzione che la speran-za è essenziale e che dalla desolazione non può che riemergere la vita.
Stefano Benazzo

Stefano Benazzo nasce il 3 giugno 1949. Fotografo dal 1967. Nel 1971 Laurea in Scienza Politiche all’Università di Roma La Sapienza. Nel 1974 vince il concorso per Funzionari alle Nazioni Unite, declina la proposta e vince il concorso di-plomatico al Ministero degli Affari Esteri. Nel corso della sua carriera diplomatica (1974-2012), serve presso le seguenti Ambasciate d’Italia: 4 anni a Bonn, 8 anni a Washington (1986-1989, 1996-2001), 8 anni a Mosca (1980-1983, 1989-1993). Consigliere Diplomatico aggiunto del Presidente della Repubblica Italiana (2003-2004), Ispettore del Ministero e degli Uffici all’Estero (2004-2008). Ambasciatore d’Italia in Bielorussia (2001-2003) e in Bulgaria (2008-2012). Lascia la carriera il 31/12/2012. Ambasciatore d’Italia. Titolare della Commenda dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e di diverse onorificenze straniere. Si occupa di scultura (figurativo e non figurativo, legno, pietra, bronzo) e di modellismo architettonico (chiese, moschee, sinagoghe, monumenti), navale, automobilistico e motociclistico. www.stefanobenazzo.it

articolo pubblicato il: 27/05/2015

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