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tortellini, lacrime e cotillons
di Vittorio Sordini

Pochi ricordano l'esordio 2012 dell'ex ministro leghista Calderoli per mettere in dubbio l'immagine del Premier Monti e farlo passare come un festaiolo scroccone: "E' vero o no che nella sera di Capodanno 2011/2012, a palazzo Chigi il presidente del Consiglio ha organizzato un faraonico party a spese nostre? E' un fatto gravissimo, Monti deve rassegnare le dimissioni".

Dopo alcuni giorni di silenzio la risposta: “Non c'è stato alcun tipo di festeggiamento presso Palazzo Chigi, ma si è tenuta presso la residenza di servizio del presidente del Consiglio, una semplice cena di natura privata per una decina di persone, tutte di famiglia. Oltre a fornire l'elenco dei partecipanti, il premier sottolinea che gli oneri della serata sono stati sostenuti personalmente da Mario Monti".

E per ulteriore precisazione direttamente dall’interessato "Gli acquisti sono stati effettuati dalla signora Monti a proprie spese presso alcuni negozi siti in Piazza Santa Emerenziana (tortellini e dolce) e in via Cola di Rienzo (cotechino e lenticchie). La cena è stata preparata e servita in tavola dalla signora Monti. Non vi è perciò stato alcun onere diretto o indiretto per spese di personale. Il Presidente Monti non si sente tuttavia di escludere che, in relazione al numero relativamente elevato degli invitati (10 ospiti), possano esservi stati per l'Amministrazione di Palazzo Chigi oneri lievemente superiori a quelli abituali per quanto riguarda il consumo di energia elettrica, gas e acqua corrente".

Verrebbe da pensare che non c’è nulla di male in una cena familiare a palazzo Chigi se non fosse per due motivi: uno di ordine economico, l’altro legato all’opportunità. Per quanto riguarda la motivazione economica sarebbe da chiedere al presidente Monti se sia al corrente di quanto costa tenere aperto Palazzo Chigi, con tutto il personale conseguente, incluso quello relativo alla sicurezza. Per quanto riguarda il fatto di pensare che pagandosi gli 8/10 euro dei tortellini poteva avere la coscienza a posto dobbiamo fare riferimento alla personalità del soggetto talmente lontana dal mondo reale da impedirgli di rendersi conto che utilizzare una residenza istituzionale per una cena di famiglia poteva essere interpretato come un gesto di presunzione. Tutto questo avveniva all’indomani delle lacrime della ministra Fornero che si rammaricava di dover sacrificare gli italiani per “salvare l’Italia”.

Per salvare l’Italia furono chiamati gli economisti ed ancora oggi al ministero del tesoro siede un economista, all’INPS siede un economista. Purtroppo anche massaie i cui curricula difettano in quanto a titoli accademici, si accorgono che questi economisti si stanno comportando semplicemente come “fattori.”

Chi erano i “fattori”? Erano personaggi che amministravano o ancora oggi amministrano le tenute dei ricchi possidenti e cercano di far quadrare i conti, impedendo che i contadini si ingrassino troppo e soprattutto che i proprietari non comincino a pensare di dismettere la “tenuta”, ritrovandosi disoccupati. Tranne qualche caso veramente patetico i “fattori” sono diventati tutti molto ricchi. Naturalmente il fattore tiene la contabilità e si determina lo stipendio ed i premi.

Chi pensa che nell’esempio lo scrivente abbia voluto paragonare i cittadini italiani ai proprietari della tenuta (lo Stato italiano) sbaglia, perché i cittadini italiani non sono altro che i contadini, e non ci vuole proprio una gran fantasia o una laurea alla Bocconi per capire chi ha interesse a servirsi dei “Fattori”.

articolo pubblicato il: 27/05/2015 ultima modifica: 01/06/2015

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