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editoriale
il 24 maggio
di Teddy Martinazzi

Il 24 maggio del 1915 l’esercito italiano apriva le ostilità contro quello austroungarico, entrando così nell’agone della Grande Guerra, iniziata l’anno prima tra le forze dell’Intesa e quelle degli Imperi Centrali.

Ci sono popoli orgogliosi di esserlo, come i francesi con il loro proverbiale sciovinismo o gli spagnoli, per i quali per nessuna ragione si può criticare alcun aspetto della realtà spagnola. Questo accadeva anche tra gli antifranchisti sotto il franchismo, per cui, pur essendo segretamente feroci oppositori, non tolleravano che uno straniero parlasse male della Spagna.

Quanto a noi italiani… stendiamo un velo pietoso. La festa della Vittoria, il 4 novembre, fu cancellata da Andreotti insieme a quella della Repubblica e ad alcune feste religiose con la scusa di evitare i ponti. Andreotti, che in seguito ebbe a dire che lui non c’entrava niente, come se al Governo ci fosse stato Mago Merlino, se ne guardò bene di toccare quella della Liberazione. Anni dopo la festa della Repubblica fu ripristinata. C’era anche una captatio benevolentiae nei riguardi della comunità altoatesina di lingua tedesca, cosa che in verità non riguardava solo Andreotti ed i democristiani. Tanti anni dopo Sandro Bondi, Ministro berlusconiano dei Beni Culturali, bloccò il restauro del Monumento alla Vittoria a Bolzano perché dava fastidio ai cittadini di lingua tedesca.

La vittoria nella Grande Guerra è stata l’unica vera vittoria tutta italiana. Nel 1859 l’esercito sardo liberò la Lombardia solo grazie al massiccio appoggio delle forze francesi; nel 1866 fummo sconfitti in terra a Custoza ed in mare a Lissa e fu solo grazie alla vittoria dei prussiani a Sadowa se ottenemmo il Veneto, peraltro non cedutoci direttamente dall’Austria Ungheria, ma a noi “girato” tramite Napoleone III. La Liberazione dal fascismo il 25 aprile del 1945 fu possibile solo grazie alle armate angloamericane, checché ne pensi la Boldrini. I partigiani ben poco avrebbero potuto fare da soli, come d’altronde ben poco avrebbero potuto fare i maquisards francesi e i resistenti di altri paesi occupati dall’esercito tedesco.

Con la Grande Guerra e la liberazione di Trento e Trieste si concludeva il risorgimento italiano; non a caso, oltre che con il sinonimo di Prima Guerra Mondiale, alcuni storici l’hanno voluta definire Quarta Guerra di Indipendenza. Una data come il 24 maggio avrebbe meritato grandi manifestazioni civili e militari, ma tutto è preso sottotono, come sottotono sono stati, nel 2011, i festeggiamenti per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia.

Non vale nemmeno la pena di prendersela troppo, che questa è la nostra realtà. Ma un popolo che non ha rispetto per il proprio passato probabilmente non può avere un gran futuro davanti.

articolo pubblicato il: 20/05/2015

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