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il dramma delle pensioni

lettera aperta

di M. G.

Pubblichiamo un testo già apparso altrove, a nostro parere veramente interessante.

Il racconto della mia pensione, anche questa in parole semplici semplici.
Una premessa: la mia pensione rientra tra quelle che, presumibilmente, non avranno alcun adeguamento perché supera i 3000 euro. La mia pensione è frutto di 40 anni di lavoro e di contributi alti ovviamente, me la sono pagata, nessuno me l’ha regalata e su di essa non hanno inciso inquadramenti dell’ultimo né del penultimo minuto. E’ una pensione alta e pulita e a norma di legge. La mia pensione in pochi anni è diminuita di oltre 500 euro per il solo effetto delle addizionali comunali e regionali, è tassata al massimo e come tutti i pensionati non godo di alcuna detrazione fiscale. Da marzo 2011 deve essere riliquidata perché il mio contratto di lavoro è stato stipulato (con un ritardo di alcuni anni che copre il periodo ancora lavorativo) dopo che ero già andata in pensione. Sono passati 4 anni e sono ancora in trepida attesa. Anche se la settimana scorsa ho finalmente scoperto dov’è la mia pratica, in una sede Inps errata, non si capisce perché. Resto comunque fiduciosa che qualcosa prima o poi accada. Non avrei mai fatto alcun ricorso sul blocco degli adeguamenti pensionistici, almeno per la mia pensione, consapevole al momento della sua attuazione delle condizioni del mio paese. C’è un però e provo a spiegarlo. Ricordo bene le stime che a suo tempo furono fatte sull’entità del contributo che i pensionati “dovevano” al paese, entità ben diversa e molto minore di quella stimata per la restituzione. Volutamente evito frasi, pur sostenibili, tipo “pagano sempre gli stessi”. Ragionerei diversamente se la mia pensione fosse di 1500 euro al mese per 40 anni di lavoro (subito sopra la soglia di 3 volte il minimo), ma alla mia condizione, da persona responsabile sono contenta di avere dato, assieme agli altri pensionati, un così alto contributo, sono molto meno contenta se ragiono sull’utilizzo di quel contributo. Era per il lavoro ai giovani, era per i più bisognosi, era per far ripartire il lavoro. Non ho però mai avuto dubbi sulla ingiustizia, incostituzionalità e non equità della norma oggi bocciata dalla Consulta e, nel seguito, proverò anche a spiegare il perché.

Intanto, a cosa è servito il mio contributo?
Al jobs act? Cioè a dare soldi alle imprese per ringraziarle se trasformano i lavoratori a tempo determinato in lavoratori a contratto a tutele crescenti, lavoro che più precario di così non si può essendo licenziabili in qualunque momento per l’abolizione dell’art. 18? Sulla nuova occupazione aspetto i dati Istat, quelli Inps non fanno testo perché riguardano, non gli occupati e il saldo tra occupati e non, ma gli avviamenti al lavoro: se uno lavora solo 3 giorni e in tre mesi viene avviato 3 volte conta come tre assunzioni. Finora ho finanziato il furto di diritti faticosamente conquistati negli anni dai lavoratori.

Alla Scuola pubblica i cui fondi sono stati ancora tagliati, mentre sono aumentati quelli alla scuola privata? Ai lavoratori del settore pubblico, infermieri, insegnanti……..la cui retribuzione è bloccata da tanti anni? Alla lotta alla corruzione, quella con la legge così tiepida da produrre poco più di un piatto di lenticchie? Alla sanità, ai servizi degli enti locali? Ai pensionati al minimo, quelli a cui sono stati promessi e non dati i famosi 80 euro che però prende mia cugina il cui marito guadagna 8000 euro al mese? Classico esempio di famiglia in difficoltà. A una legge sulla povertà di cui nessuno parla e non è in alcuna agenda politica? Ma il mio contributo a cosa è servito allora? Dove è andato a finire? Oggi mi si dice che per l’attuazione della sentenza della Consulta occorre tener conto delle esigenze di bilancio, verissimo come è vero che sul bilancio dello Stato pesano tante spese pubbliche, compresi i redditi dei parlamentari. Lasciate anche a me un pizzico di contemporaneo populismo.

Allora come far fronte ad una contingenza che deve contemperare da un lato equità per i pensionati ed esigenze di bilancio dall’altro? Semplicissimo con una legge vera sulla corruzione e con una riforma equa del fisco capace di combattere veramente l’evasione fiscale e di far pagare le tasse in maniera progressiva rispetto al reddito, qualunque sia la provenienza del reddito.

Insomma, non l’inasprimento alla lotta all’evasione fiscale, ma la guerra (oggi l’anatema del facciamo la guerra a… va molto di moda) all’evasione fiscale e alla corruzione. Una patrimoniale vera e tassazione alta sulle transazioni finanziarie che non producono lavoro, ma solo denaro in mano a pochi. L’art. 1 della Costituzione dice che la Repubblica è fondata sul lavoro, non sulla finanza e non sui bilanci. Allora l’adeguamento della pensione tu me la dai perché la mia è una pensione da lavoro dipendente e non una regalia come avvenuto a vari vari fondi di altre categorie, mi va bene anche la gradualità prima alle più basse, ma me la dai perché mi spetta e me la sono pagata, e in cambio adegui le tasse in considerazione del mio reddito e assieme a me le adegui a tutti quelli che hanno il mio stesso reddito non solo da pensione, ma da lavoro, da patrimonio, ecc. ecc. E le tasse le alzi ancora di più a quelli che hanno un reddito doppio del mio, e così di seguito. Vedrai che nessuna Consulta può dichiaralo incostituzionale. E le tasse le fai pagare a chi le evade perché tu gli permetti di farlo.

L’evasione ognuno di noi la vive ogni giorno. Se non fai questo puoi anche continuare a dirmi che sono egoista perché non cedo ai giovani (sono una mamma e una nonna) una parte del mio ammortizzatore sociale, cioè la mia pensione, ma io non ci casco perché ti sto offrendo molto di più. Ti sto offrendo equità, giustizia sociale, un’idea di società più giusta.
La pensione è il mio futuro, non ho alcuna intenzione di rinunciarci e di stare zitta.

articolo pubblicato il: 20/05/2015 ultima modifica: 01/06/2015

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