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pensioni e improvvisazione

di Vittorio Sordini

Alla luce dei recenti pronunciamenti della Corte Costituzionale circa il decreto legge ribattezzato “salva Italia” è ragionevole pensare che quando Mario Monti decise di “salire in politica” deve aver sbagliato a premere il pulsante dell’ascensore: non è arrivato neanche al primo piano. Si è comportato semplicemente come un ragioniere al quale è stato affidato il compito di mettere in sicurezza i conti dello Stato e quando ha agito, di azione “Politica” e rispetto delle Istituzioni non si trova traccia. Solo qualche “banchiere” gli potrà essere riconoscente.

Secondo quanto si legge nel commento che anticipa e spiega la determinazione della Corte, il decreto non solo viola diversi articoli della Costituzione, ma non tiene in nessuna considerazione quanto esternato in precedenti occasioni dalla Corte stessa. Dai commenti che si leggono sulla stampa e dai dibattiti televisivi oltre che dalle dichiarazioni degli esponenti politici si evince che nessuno abbia perso tempo a dare un’occhiata alle carte della sentenza n° 70 del 2015. Documento nel quale, tra l’altro, si legge: “Non è stato dunque ascoltato il monito indirizzato al legislatore con la sentenza n. 316 del 2010.”

In poche parole la Corte in altri casi si era occupata dell’argomento ed è chiaro che per casi di eccezionale e comprovata necessità si potesse procedere alla sterilizzazione dell’adeguamento delle pensioni al costo della vita. Tuttavia oltre a dover spiegare con precisione quali sono queste eccezionali condizioni, la sterilizzazione non può essere applicata se non in casi eccezionali e soprattutto deve rispettare il principio dell’eguaglianza, mitigato dallo spirito di solidarietà: quindi chi prende meno deve essere penalizzato in misura minore, ma nessuno dovrebbe sopportare una totale penalizzazione.

Lo spettacolo al quale siamo costretti ad assistere giornalmente ci fa percepire la sensazione di essere amministrati da improvvisatori privi della benché minima competenza che si muovono con disinvoltura di fronte alle telecamere. Costoro dispensano brevi dichiarazioni che potrebbero essere definite “frasi ad effetto” ed è evidente che hanno il solo scopo di catturare l’attenzione e le simpatie di questo o quel bacino elettorale. Partecipando al “teatrino” c’è chi addirittura ha definito immorale la legittima aspirazione a non essere discriminati di coloro che, sicuramente più fortunati, percepiscono una pensione superiore al triplo del minimo.

Ci sarebbe da chiedersi quale sia il grado di moralità di un parlamentare che si esprime in quei termini e successivamente viene smentito dal pronunciamento della Consulta sia nella sostanza della deliberazione di incostituzionalità sia nella forma, così come si evince dalla motivazione che ha ispirato il pronunciamento.

In questo “Povero Paese” si è trascinato il confronto politico ad una rissa tra opposte fazioni di tifoseria, mentre, per esigenze di bilancio, si è perso di vista il senso dell’equità. Si alimenta una guerra tra poveri e si cerca di incrementare il numero dei contendenti arruolando fra gli stessi poveri coloro che qualche anno in dietro facevano parte della così detta classe media. Tutto ciò per poter reperire le risorse necessarie a conservare i privilegi di una classe politica che da anni si dimostra assolutamente inadeguata, sia per i risultati economici, sia nella salvaguardia degli interessi nazionali nella varie competizioni internazionali; in primis nel chiedere ed ottenere il dovuto rispetto in ambito europeo.

Al deputato che ha definito senza esitazione e senza manifestare alcun ripensamento: “coloro che percepiscono più di tre volte il minimo della pensione sociale e chiedono che la stessa sia rivalutata, sono soggetti biasimabili per cupidigia ed immorali nelle pretese”, bisognerebbe chiedere se è morale percepire una serie di vitalizi cumulati in diversi incarichi pubblici a fronte dei quali la percentuale di contributi versati è irrisoria.

Quello che si sente dire oggi, circa la strategia del Governo per risolvere il nodo della rivalutazione delle pensioni, è foriero di altre dispute a colpi di carte bollate. Per ora c’è solo da sperare che qualcuno vada a leggersi le carte e prima di parlare si faccia un quadro completo e preciso e soprattutto si predisponga all’azione evitando di continuare a legiferare in pieno contrasto con la “Costituzione più bella del mondo”.

articolo pubblicato il: 19/05/2015 ultima modifica: 27/05/2015

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