torna a "LaFolla.it" torna alla home page dell'archivio contattaci
cerca nell'archivio




ricerca avanzata


Google



contattaci

ingrandisci o rimpicciolisci il carattere del testo

teatro
"Un posto luminoso chiamato giorno"

al Teatro Lo Spazio di Roma


Un posto luminoso chiamato giorno regia di Vito Mancusi
Teatro Lo Spazio, 19-24 maggio

Cast artistico (in ordine alfabetico): Anna Ferraioli Ravel (Agnes Eggling), Sabrie Khamiss (Paulinka Erdnuss), Mauro Lamanna (Vealtnic Husz), Andrea Lucente (Gottfried Sweets), Ilaria Marcelli (Zillah Katz), Michela Ronci (Rosa Malek), Simone Ruggiero (Emil Traum), Matteo Vignati (Gregor Bazwald)

Tony Kushner è uno degli autori più interessanti del panorama drammaturgico statunitense. Vincitore del premio Pulizer nel 1993, fruttatogli grazie al concepimento della pluripremiata opera “Angels in America: a gay fantasia on national themes”, si è affermato negli ultimi anni come sceneggiatore di film quali “Lincoln” e “Munich”. Questo autore poliedrico e fortemente impegnato sotto il profilo etico e sociale, che spesso ha indagato nei suoi saggi argomenti come il conflitto ebraico-palestinese, nel 1994 scrive “A bright room called day” (Un posto luminoso chiamato giorno), opera ambientata a Berlino negli ultimi mesi della Repubblica di Weimar, sullo sfondo della progressiva ascesa al potere di Hitler. All’interno di questo contesto di sconvolgimento politico, raccontato in pillole attraverso delle diapositive che evocano i momenti più salienti del passaggio storico che si consuma, si innestano le vicende dei protagonisti, per lo più esponenti dell’orizzonte culturale e cinematografico tedesco, divisi dall’ideologia e costretti a mettere in discussione il proprio destino di uomini a causa degli eventi. Agnes Eggling, attrice caratterista, ospita nel salotto del suo appartamento berlinese, i suoi amici, più intellettuali di lei, nella speranza che la contaminino di idee, rendendola nel suo piccolo partecipe di un movimento di pensiero.

Parallelamente il suo alter-ego, Zillah Katz, una giovane intellettuale ebrea che vive nell’America degli anni ’80, racconta la propria frustrazione politica ed esistenziale assumendo una funzione di coro monologante, tessendo le fila delle vicende dei protagonisti, spettatori del crollo del sogno rivoluzionario nella Germania di Weimar, che assistono inermi al dilagare del nazismo.

Progressivamente infatti quello che si viene a delineare è proprio lo stato di impotenza di fronte alla banalità del male come enunciato da Hannah Arendt, che si perpetua nella storia sempre con le stesse dinamiche dirompenti (emblematica l’apparizione onirica, alla fine del primo atto, del Diavolo incarnato nei panni di un buffo e grottesco ometto di nome Herr Sweets).

Di fronte allo stato delle cose, Agnes rappresenta l’umanità semplice che rimane immersa nella tragedia aggrappandosi a quell’appartamento e al suo contratto di affitto (“Riesco a vedermici vivere qui, in mezzo a un uragano o un incendio – anche se il palazzo bruciasse penso che resterei. Non sono pazza. So che quello che arriverà sarà brutto ma non invivibile e non per sempre, e quando è finita mi sarò aggrappata all’ultima delle ultime cose, che è per così dire il mio contratto di affitto”).

Proiettata verso il sogno di rivendicare un animo rivoluzionario, condividerà le proprie aspettative con gli altri “inquilini” del suo salotto, l’artista militante comunista Annabella Gotchling, volitiva e litigiosa, l’aspirante starlette Paulinka Erdnuss, frivola e disincantata, l’omosessuale Gregor Bazwald, impiegato presso l’Istituto per la Sessualità Umana di Berlino, e il cineasta Vealtnic Husz, esule ungherese, che ha perso un occhio durante la guerra.

Intriso di suggestioni brechtiane, questo spettacolo dalla vibrante forza civile, attraverso le riflessioni dei suoi protagonisti, ci costringe a rivolgere un pensiero ai meccanismi del potere, nelle sue piccole e grandi manifestazioni. Una pièce che attraversa le epoche storiche, dalla sensibilità fortemente moderna, con una prosa fluida e brillante che oscilla tra i toni della sit-com e quelli del cabaret, producendo dei risvolti tragicomici.

Con questo caposaldo del panorama drammaturgico internazionale, nella traduzione di Gian Maria Cervo, si cimenteranno, dal 19 al 24 maggio presso il Teatro Spazio di Roma, i giovani attori diplomati al Centro Sperimentale di Cinematografia, i quali hanno dato vita ad un progetto artistico sotto la direzione del regista Vito Mancusi.

articolo pubblicato il: 18/05/2015

Commenta Manda quest'articolo ad un amico Versione
stampabile
Torna a LaFolla.it