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vecchi ricconi
di Domenico Massa

In questo Paese la sinistra è utilizzata dai “poteri forti” per tartassare quel che rimane di quella che viene chiamata la “classe media”: cioè coloro che che una volta potevano andare al supermercato e comprare quello che serviva e che oggi aspettano le offerte o confrontano con attenzione i prezzi e spesso rinunciano alla qualità.

Certamente rispetto ai disoccupati ed agli occupanti abusivi di qualche immobile, se la passano meglio. Sarebbe giusto confrontare il comportamento dei nostri Governanti in occasione di due pronunciamenti della Corte Costituzionale per due argomenti molto simili.

Mi riferisco al contributo di solidarietà che sempre la legge “Fornero” aveva messo in capo alle pensioni oltre i 100.000 euro: in quel caso dopo l’immediato ricorso di tutti coloro che erano stati colpiti ci fu il pronunciamento contrario e l’immediato rimborso di tutti gli arretrati. Nel caso caso dell’ultimo pronunciamento della Corte Costituzionale in merito al mancato adeguamento all’inflazione delle pensioni oltre il limite di tre volte la pensione sociale che ammonta 6500 annui lordi ai quali vanno detratte il 23% di tasse per un totale di 1495, il che porta ad un netto di 5005 euro. I fortunati percettori di una pensione pari a tre volte quella sociale lordi (3 x 6500 = 19.500 euro lordi che si riducono del 23% su 15.000 euro e del 27% sui rimanenti 4.500 euro per effetto della progressività dell’imposta) determinando per i “ricconi" un’imposizione fiscale di 3450 + 1215 = 4665, che danno un netto annuo di 14.835 il quale, diviso per le tredici mensilità, determina una rendita di ben 1.141 al mese. In questo caso appunto i nostri Governanti, che si dichiarano diversi da quelli che hanno varato la legge lacrime e sangue, non si dichiarano soddisfatti del ripristino delle regole democratiche, e cominciano a fare i conti su quanto costi ripristinare le regole democratiche; viene anche in mente loro di dire che è immorale adeguare tutte le pensioni e allora cercano di individuare una soglia più alta per colpire quelli che sono considerati ancora più ricconi, cioè quelli che percepiscono una pensione di oltre 36.000 euro lordi annui, i quali già sono tartassati da aliquote impositive che marginalmente arrivano al 38%.

In conclusione in questo povero Paese si è proprio perso il senso della misura: si rifiuta di ammettere che alcuni privilegi non sono diritti acquisiti ed in campo pensionistico, specialmente proprio tra i politici, possiamo annoverare esempi di tutto rispetto : gente che percepisce anche 50.000 euro al mese senza aver versato una lira di contributi, e si sostiene con tenacia e con l’azione il fatto che i diritti acquisiti (solo altrui) si possono perdere per un battito di ala di farfalla (vedi quei poveracci della classe 1952).

articolo pubblicato il: 09/05/2015 ultima modifica: 18/05/2015

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