torna a "LaFolla.it" torna alla home page dell'archivio contattaci
cerca nell'archivio




ricerca avanzata


Google



contattaci

ingrandisci o rimpicciolisci il carattere del testo

teatro
"Un castello nel cuore"

al Teatro Mancinelli di Orvieto


Orvieto 2015: miracolo di bellezza Corpus Domini la festa

9 Maggio 2015 Teatro Mancinelli Ore 21.00 novità assoluta anno 2015 Un viaggio verso la bellezza e la grazia tra parole, musica, luci e immagini Pamela Villoresi in

Un castello nel cuore

Provincia Veneta - Ordine dei Carmelitani Scalzi scrittura Michele Di Martino consulenza fonti Antonio Maria Sicari e Fabio Silvestri musiche originali Luciano Vavolo voce e canto Fabrizio Checcacci Alessia Spinelli Maurizio Panici impianto scenico Carlo Bernardini | costumi Lucia Mariani disegni Laura Riccioli | elaborazioni grafiche visuali Andrea Giansanti regia Maurizio Panici

In occasione del festival sulla spiritualità ORVIETO 2015 MIRACOLO DI BELLEZZA CORPUS DOMINI LA FESTA, per la direzione artistica di Maurizio Panici e grazie al sostegno di Argot Produzioni e Fondazione Cassa di Risparmio Orvieto, il 9 maggio 2015 presso il Teatro Mancinelli di Orvieto verrà presentato il progetto teatrale Un castello nel cuore. Teresa d’Avila nato dalla collaborazione di tre soggetti – Argot Produzioni, il Movimento Ecclesiale Carmelitano, la Provincia Veneta dell’Ordine Carmelitano – e sviluppato nella particolare occasione del V Centenario della nascita della mistica spagnola (28 marzo 1515 - 28 marzo 2015).

Vissuta nella Spagna del “siglo de oro”, Teresa de Haumada, poi nota con il nome religioso di Teresa di Gesù, è tra le più grandi sante di tutti i tempi: beatificata già nel 1614 e canonizzata nel 1622, nel 1970 fu proclamata Dottore della Chiesa da Paolo VI, prima donna in assoluto a essere insignita con questo titolo. Un riconoscimento dovuto al suo percorso spirituale, costellato da numerosi fenomeni mistici, provato da varie sofferenze e segnato da concretissima intraprendenza per la Riforma del Carmelo, con la fondazione di 13 nuovi monasteri e la riforma del ramo maschile poi affidata a Giovanni della Croce.

Un allestimento fortemente innovativo e pieno di suggestioni per questo spettacolo che ci vuol condurre alla scoperta di una delle figure femminili più significative della storia della Chiesa, Teresa d’Avila: in scena una sorta di grande diamante di fibre ottiche – di cinque metri - ideato da Carlo Bernardini, parole e canti dal vivo, i disegni di Laura Riccioli che scorrono con l’elaborazione grafica visuale di Andrea Giansanti.

Quello di Teresa è un viaggio affascinante anche per l’uomo contemporaneo, alla ricerca del “sacro” e dell’incontro con Dio nel quotidiano che lo circonda, spesso oscuro, e illuminato solo da piccole epifanie fulminanti e rari momenti di grazia. Una ricerca ancora più sentita e attuale in un tempo “liquido” come il nostro, che sembra negare continuamente una visione di futuro, costringendoci a un eterno presente, spesso svuotato, superficiale e opprimente. Uno spettacolo che parla della bellezza e della grazia, ma anche del lavoro e delle fatiche per conquistare una consapevolezza che ci renda finalmente liberi dal quotidiano che ci affanna e ci indebolisce. Una storia che ci accosti a una dimensione spirituale superiore.

L’aspetto più affascinante della figura di Teresa e del suo carisma resta tuttavia legato alla possibilità di raccontarne l’esperienza come storia di un grande amore. Più precisamente, la storia del percorso necessario a ogni uomo per conoscersi davvero e scoprirsi capace d’amare. Il castello interiore, nel quale è necessario entrare e restare, è infatti il cuore dell’uomo universale che, lungi dall’essere vuoto, si scopre abitato dal Dio vivente: ciò che io sono nel mio centro più intimo e profondo è, quindi, una relazione. Una provocazione decisiva per l’uomo di sempre, ma in modo particolare per l’uomo contemporaneo che - sedotto da “nuovi” orizzonti antropologici ed economici - sembra aver smarrito il suo vero centro, sino a ridurre il cuore alla misura individualistica e chiusa delle proprie paure, come quelle del castello incomunicabile e inaccessibile dell’ “io” moderno.

Pamela Villoresi. La sua carriera artistica inizia nel 1970, all’età di tredici anni. Viene poi chiamata da Giorgio Strehler che la ingaggia per “Il campiello” di Goldoni al Piccolo Teatro di Milano. Da quel momento inizia una affermata carriera come attrice strehleriana, mentre anche nel cinema ottiene buoni successi: nel 1977 viene infatti premiata al Festival di Saint Vincent come miglior attrice esordiente per il film di Marco Bellocchio “Il gabbiano”. Da anni lavora in maniera costante in teatro con Argot Produzioni, partecipando a spettacoli di grande successo come “Tre sorelle”, “Eva contro Eva”, “Il mio Coppi”, “Medea” con la regia di Maurizio Panici.

articolo pubblicato il: 06/05/2015

Commenta Manda quest'articolo ad un amico Versione
stampabile
Torna a LaFolla.it