torna a "LaFolla.it" torna alla home page dell'archivio contattaci
cerca nell'archivio




ricerca avanzata


Google



contattaci

ingrandisci o rimpicciolisci il carattere del testo

speciale Antoni Gaudí
l'architetto di Dio

geniale ideatore della Sagrada Familia di Barcellona


Già alla morte di Antoni Gaudí, il 10 giugno 1926, circolava ampiamente nella città di Barcellona la convinzione circa la santità di questo singolare architetto. Nel corso dello stesso anno una casa editrice barcellonese pubblica un volume dal titolo “AntoniGaudí. La sua vita. Le sue opere. La sua morte” contenente elogi all’artista scomparso da parte di diciassette scrittori. Monsignor Manuel Trens, che fu direttore del Museo Diocesano, chiamò il suo scritto L’architetto di Dio nel quale descrisse il profilo di un professionista totalmente dedito alla realizzazione della sua opera ispirata direttamente da Dio, la Sagrada Familia. L’architetto J.F. Ràfols conclude il suo articolo, che fu poi riproposto successivamente in un suo libro del 1929, dicendo che Gaudí privato della fede sarebbe sempre rimasto incompreso: l’essenza delle sue opere, infatti, sarebbe riservata solo ai credenti, mentre ai non credenti risulterebbero comprensibili solo alcuni aspetti. È da sempre esistita dunque una stretta relazione tra la fede cristiana e l’architettura di Gaudí, il quale oltretutto seppe comprendere la fede senza bigottismi o moralismi.

Tuttavia il sentimento religioso di Gaudí, la Comunione giornaliera, i digiuni quaresimali (tra i quali quello del 1894 per il quale fu sul punto di morire di fame), le sue quotidiane visite all’oratorio di San Filippo Neri per confrontarsi con il suo direttore spirituale, padre Augustin Mas, la partecipazione domenicale alle funzioni della Cattedrale, si riflettono non solo nella sua architettura sacra ma anche in quella di carattere profano. Palacio Güell, terminato nel 1888, è sormontato da una croce. All’interno del Palazzo i dipinti di Alejo Clapés ricordano la vita di Santa Isabella e sono situati nel grande salone, dove si trova una cappella nella quale era posta un’immagine Della Immacolata Concezione. Nel 1892, sulla Casa de los Botines, a Leon, posizionò a metà della facciata un’immagine di San Giorgio. Nel Bellesguard, edificio innalzato tra il 1900 e il 1909, si trova una torre di trentacinque metri di altezza che culmina in una grande croce a quattro bracci, che è la stessa che si eleva sulla torre del Pabellon de Porteria del Parque Güell, del 1903, recinto alla cui massima altura è posto il Turò de les tres Creus (Collina delle tre Croci), un calvario che sostituì la cappella che per ragioni economiche non venne mai costruita. La panca di ceramica che circonda lo spiazzo chiamato del Teatro Greco contiene versi estratti da alcune poesie dedicate alla Madonna. La Casa Batlló, tra il 1904 e il 1906, sfoggia in alto una croce di ceramica a quattro bracci sotto cui si trovano gli anagrammi di Gesù, Giuseppe e Maria. Per non parlare della Casa Milà, dedicata interamente alla Madonna.

Un architetto dunque con una traiettoria perfettamente cristiana mantenuta durante tutta la vita, con tratti a volte eroici, con una dedizione totale al suo compito; senza ambizioni politiche né economiche, senza altri svaghi se non delle amicizie con persone tanto religiose quanto lui. È evidente come si possa dunque prendere in considerazione l’ipotesi della Santità, categoria che non si raggiunge ad digitum, bensì in seguito ad un lungo e minuzioso processo nel quale è necessaria la dimostrazione dell’esistenza di un miracolo operato da Dio per intercessione del candidato a Beato. Non ci sembra dunque inopportuna l’intenzione di continuare sulla strada di un processo iniziato ufficialmente nel 2000 che mira alla possibile Beatificazione di Antoni Gaudí che diventerebbe il primo architetto Beato della storia.

Antoni Gaudí i Cornet nacque il 25 giugno 1852 a Reus (Tarragona), figlio di Francisco Gaudí Serra e Antonia Cornet Bertràn. Era il quinto figlio della coppia e ultimo dei suoi sfortunati fratelli. La sorella maggiore, Rosa, una volta raggiunta l’età adulta si sposò, ebbe una figlia, Rosita, e infine morì a 32 anni. La seconda sorella, Maria, visse solo cinque anni. Francisco, il terzo, morì a due anni. Infine il quarto, anche lui di nome Francisco, morì a 25 anni appena finita la facoltà di Medicina. A questa sinistra successione aggiungiamo il dolore che causò in Antoni, alla sola età di 24 anni, la morte della madre, alla quale era particolarmente legato. Sia da parte paterna che da parte materna Antoni discendeva da famiglie di Calderai. Da tempi immemori, e oggi ancor di più, Tarragona si conosce per la produzione di vini eccellenti I calderai Gaudí e i Cornet lavoravano proprio per i produttori di vini producendo caldaie, serpentine e alambicchi.

Per la formazione di Gaudí è un dato importante in quanto, in molte occasioni, la costante visione di calderini e serpentine fece nascere in lui l’abitudine di pensare in tre dimensioni, ciò che spiega lo scarso utilizzo di bozzetti e l’uso di modellini. E’ inoltre necessario notare come le forme elicoidali e deformate di quegli oggetti influirono molto nelle sue strutture architettoniche. Antoni era un bimbo debole, soggetto a contrarre malattie. Soffrì di febbre reumatica e passò pertanto molte stagioni in una piccola tenuta che i genitori possedevano a Riudoms chiamata «Mas de la Calderera».

Anche questi soggiorni, a stretto contatto con la natura mediterranea, sommati a ciò che abbiamo detto riguardo a forme e volumi, contribuirono a formare le aspirazioni estetiche del futuro geniale architetto. Oltre ad elementi mitologici anch’essi mediterranei, i fiori e le piante che proliferano nelle sue opere sono quelle del Camp de Tarragona. Da Reus e da Riudoms e dal Camp de Tarragona, Gaudí portò con sé gli elementi basici che lo accompagneranno poi per tutta la vita e che il suo intuito geniale trasformò in opere che oggi sono patrimonio dell’umanità intera: caldaie e ginestre che diventeranno la Sagrada Familia. Gaudí non si stancò mai di ripetere che tutto questo avvenne perché Dio gli aveva dato capacità e strumenti.

Tre amori di Gaudí: Dio, l’architettura e la natura

Si è detto, che una lunga malattia infantile segna tutta la vita. Gaudí, a causa della febbre reumatica, passò lunghi periodi a Mas de la Calderera, tra molte ora a letto e molte ore facendo brevi passeggiate in sella ad un asinello, in quanto la sua malattia non gli permetteva di camminare. Gli occhi e la mente però rimasero sempre aperti potendo così contemplare, ammirare e amare la natura che lo circondava.

Natura mediterranea, ulivi dai tronchi intricati, fragranti ginestre, fiori estivi e nebbie invernali. Forme ondulate, assenza di angoli retti. Sole di giustizia e temporali che arrivano senza preavviso. Così è la Campagna di Tarragona e così sono i suoi abitanti: caldi e precipitosi allo stesso tempo. «Gent del Camp, gent del llamp» (Gente del campo, gente del fulmine), dice la frase che fa riferimento al carattere degli abitanti del luogo, pronti a esplosioni intense ma brevi. Gaudí fece onore a questa frase anche se fu sempre più preoccupato per la brevità che per l’intensità. I sintomi della malattia infantile non l’abbandonarono durante tutta la vita, senza impedirgli però di realizzarla pienamente, così come non l’abbandonarono mai quei panorami pomeridiani dell’infanzia. Si spiega così il fatto che mentre studiava a Barcellona Gaudí si univa sempre a gruppi di escursionisti che a quei tempi, e tutt’oggi, proliferavano in Catalogna.

Il movimento di recupero della memoria storica catalana che prese il nome di Renaixença, fu un punto di svolta della vita barcellonese, specialmente tra i giovani universitari. Smentendo una volta per tutte le voci secondo cui Gaudí non era fatto per le amicizie ed era addirittura chiuso nella sua timidezza, sappiamo che egli passò la sua gioventù tra gruppi di amici e molteplici attività culturali e ludiche. In età adulta la salute lo obbligò a dosare le uscite ma non rinunciò mai alle camminate e agli appuntamenti con gli amici. In quei primi anni di vita barcellonese le sue attività furono molteplici e intense. Frequentatore assiduo dell’Ateneo, la cui sede era allora e anche oggi un palazzo Gotico, partecipò attivamente a incontri letterari, filosofici e addirittura scientifici, proprio perché la sua curiosità non aveva limiti. Non era un oratore e pertanto interveniva raramente ma quando lo faceva i suoi intervente erano sempre concreti e fondati e, nonostante i suoi vent’anni e poco più, le sue opinioni erano sempre ascoltate con attenzione e con rispetto da professori e cattedratici. Già a quei tempi Gaudí amava la musica e questo amore non lo abbandonerà durante tutta la vita. In quegli anni l’Europa scopriva Wagner e a Barcellona questo avvenne grazie a José Anselmo Clavé, musicista e maestro. La grandezza impressionante e a volte travolgente della musica del genio tedesco doveva calare molto a fondo nel futuro costruttore di impressionanti e travolgenti opere, e così fu.

La Rinascenza catalana voleva essere –e in gran parte ci riuscì– un movimento totale. Perché un paese rinasca deve essere amato da coloro che lo abitano e ciò che non si conosce lo si può amare solo in parte. Fu così che assieme alla letteratura, dibattiti e musica, i rinascentisti vollero conoscere meglio e di più la loro Catalogna. Nel 1876 venne istituita la Associació Catalanista d’Excursions Científiques(Associazione Catalanista d’Escursioni Scientifiche), e poco più tardi la Associació d’Excursions Catalana (Associazione Catalana di Escursioni), e Gaudí aderì con entusiasmo a entrambe.

Nel 1868, anno dell’arrivo di Gaudí a Barcellona, la città si trova in pieno processo di trasformazione. L’Ensanche, magnifico progetto dell’ingegnere Cerdà (1816-1876), libera Barcellona dal bendaggio costituito dalle mura –peccato che fossero quasi totalmente distrutte– e la spinge all’espansione verso l’entroterra, incorporando paesi vicini, aumentando così la costruzione di abitazioni e suazi commerciali.

L’Ateneo e il Liceo sono nuclei culturali di prima importanza e da entrambi Gaudí attingerà le sue conoscenze di Estetica e di Wagner. Da Cerdà ai combattivi rinascentisti, fino ad ogni barcellonese, tutti desideravano ridonare all’amata città lo splendore avuto in epoca Medievale.Gaudí si trovò dunque immerso in quell’ambiente giovane, entusiasmante.

La carriera universitaria di Gaudí fu un lungo e laborioso cammino appianato da sufficienze, accidentato da bocciature e adornato con qualche “pienamente distinto”. Il lungo percorso durato otto anni giunse felicemente al suo termine il 14 giugno del 1877 e lo studente diventò architetto. Di fatto però lo diventò per l’Università e per la burocrazia perché in realtà lui si considerava architetto già da molto tempo. “Lorenzo, dicono che adesso sono architetto!!”, scherzava con il suo grande amico, lo scultore Lorenzo Matamala. Tuttavia gli mancavano alcune pratiche burocratiche per poter “affiggere il titolo”: l’esame di stato e il titolo in sé. Il primo lo passò nell’ottobre del 1877 e ricevette così il secondo nell’aprile del 1878.

Neanche nella sua ultima verifica ebbe fortuna: il progetto che doveva realizzare era un auditorium per l’università, ovvero lo stesso tipo di costruzione che il presidente di commissione d’esame aveva disegnato qualche anno prima. Gaudí fece qualcosa di talmente distinto dal suo esaminatore che questi lo “premiò” con un “approvato per maggioranza”, ciò che oggi definiremmo un “banale diciotto”.

Gaudí sin dall’inizio aveva un concetto globale di architettura o, più esattamente, della creazione artistica, anticipando così di vari decenni Gropius e i suoi compagni della Bauhaus. Per lui il compito –la responsabilità– dell’architetto con il cliente iniziava solo con il progetto e la direzione dei lavori, e non terminava finché l’abitazione non fosse stata totalmente decorata. Si spiegano così le moltitudini di complementi –sedie, librerie, candelabri, etc.– che Gaudí progettò e di cui diresse i lavori di costruzione personalmente, se non venivano addirittura costruiti con le sue stesse mani.

Figlio e nipote di uomini che trasformavano metalli in strumenti con il solo uso delle mani, Gaudí trovava particolarmente piacevoli i lavori manuali. Per questo si spiega la frequentazione, negli anni in cui fu studente e disegnatore, del laboratorio di Edualdo Puntí, rinomato artigiano le cui attività spaziavano dal lavoro del ferro al quello del vetro. Tra forni e martelli il giovane osservava, imparava, e infine progettava, oltre a realizzare piccoli lavoretti.

Da un punto di vista cristiano, la vita di Gaudí fu costantemente una testimonianza e un esempio. “La vita è una battaglia; per combattere è necessaria forza e la forza è la virtù e questa si sostenta e aumenta coltivando la spiritualità, ovvero mediante le pratiche religiose”, questo disse all’amico e architetto Joan Bergós.

Antoni Gaudí,architetto e Servo di Dio. Il titolo è la giusta sintesi della vita di Gaudí. La sua aspirazione, la sua “giustificazione” era servire Dio, e da sempre sapeva che il miglior modo per servirlo era attraverso l’architettura. La Sagrada Familia lo dimostra e rende il suo servizio eterno. Tuttavia il suo abbandono al Signore, come possiamo apprezzare, non avvenne solo attraverso la sua opera magna. Gaudí fece della sua intera vita un abbandono. Come sant’Agostino in altri aspetti, anche lui nella sua gioventù professionale si lasciò tentare dall’esito terrestre, anche giustamente considerando il particolare genio architettonico che lui era, ma la tentazione non lo determinò per molto tempo. Una malattia –che fu un autentico viaggio iniziatico– illuminò la sua vita mostrandogli il vero cammino, nel quale si addentrò senza vacillare e senza rimorsi. Non aveva più dubbi su quale fosse il suo vero e unico “cliente”; “Il mio Cliente non ha fretta”, rispondeva a chi cercava di imporgliela. Questo perché il suo mandante non era il signor Tale o l’associazione Quale, era Dio stesso.

Per questo motivo Gaudí è conosciuto da molti anni come “l’architetto di Dio”. Nonostante questo a nessuno fino ad oggi è mai sorta l’esigenza di chiedere ufficialmente all’Arcivescovado di Barcellona l’apertura del processo di beatificazione. Antoni Gaudí: un uomo che consacra la sua vita a Dio, che gli dà onore con preghiere e con opere, che tanto con la sua vita quanto con le sue opere –e questo è l’eccezionale– dà testimonianza e ravviva la fede in coloro che le contemplano fino al punto di avere casi, e non uno solo, di atei o seguaci di altre religioni che nelle opere di Gaudí scoprono il Dio cristiano. Tuttavia ci ripetiamo: a nessuno venne in mente che quell’uomo meritava che la Chiesa studiasse la sua possibile Beatificazione. Chi ebbe l’onore di pensare alla possibile beatificazione di Gaudí fu un pio e dotto sacerdote che ricevette l’ispirazione e la forza necessarie per iniziare il cammino che, se la Chiesa volesse, porterà Gaudí sugli altari.

Il padre Ignasi Segarra Bañeres, dottore in Diritto Canonico e dottore ingegnere industriale, sacerdote che ha lasciato un segno profondo in coloro che lo conobbero durante i suoi lunghi anni di lavoro e apostolato, si trovava come predicatore in Riudoms –città molto cara a Gaudí, come sappiamo–, durante la Settimana Santa del 1992. In un momento di riposo leggeva una biografia dell’architetto di Dio scritta da Josep Mª Tarragona. Fu durante la lettura di quelle pagine quando ebbe l’ispirazione. Nessuno migliore del sacerdote stesso può raccontarlo:

“Durante la Settimana Santa del 1992 mi trovavo a servire a Riudoms. Nei miei momenti liberi leggevo il libro su Gaudí che il mio caro amico Josep M.Tarragona scrisse sotto lo pseudonimo di Rafael Álvarez. Leggendolo inmerso in quell’ambiente gaudiniano -Riudoms e Reus rivendicano entrambe il titolo di culla del famoso architetto- mi posi questa domanda: “Come si può spiegare che non venne mai iniziato il processo di beatificazione di Gaudí, questo catalana cristiano che visse a livello eroico le virtù umane e cristiane?” Al ritorno a Barcellona ne parlai con José Manuel Almuzara, un giovane architetto pieno di entusiasmo per la persona e l’opera di Antoni Gaudí. Almuzara a sua volta comunicò il nostro mutuo entusiasmo a tre amici suoi e insieme costituimmo davanti al notaio l’Associazione a favore delle Beatificazione di Antoni Gaudí (Sezione 24094, 08080 Barcellona), con lo scopo di promuovere la sua possibile canonizzazione. Tanto il Signor Almuzara, che accettò la presidenza dell’associazione, quanto gli altri componenti ci trovammo travolti dall’emozionata risposta che la proposta suscitò. Tutti i mezzi di comunicazione nazionali e internazionali ne fecero eco. La reazione maggiore alla notizia fu a favore della beatificazione. Si manifestò il fatto che la fama di “buona persona” che aveva Gaudí in vita era ancora presente nel popolo”.
(ABC, 4.04.2002, pagina 40. Sez. Catalunya)

articolo pubblicato il: 06/05/2015 ultima modifica: 18/05/2015

Commenta Manda quest'articolo ad un amico Versione
stampabile
Torna a LaFolla.it