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teatro
"Shakespeare e il folletto silenzioso"

a Teatri di Vita di Bologna


Shakespeare e il folletto silenzioso del Sogno di una notte di mezza estate nella riscrittura dell’Accademia degli Artefatti.

“Io Fiordipisello”
a Teatri di Vita, Bologna, 8-10 maggio 2015

Fiordipisello è un folletto del “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare, che compare per dire soltantouna battuta: “Sono pronto!”. Tutto qui. Ma forse Fiordipisello avrebbe voluto dire altro, forse ha una sua storia, una sua visione del mondo, e allora perché non ridargli parola? L’autore inglese Tim Crouch ha così deciso di dedicare al povero Fiordipisello un intero spettacolo, per dargli la possibilità di esprimersi, e l’Accademia degli Artefatti porta in scena questo spettacolo, “Io Fiordipisello” con la regia di Fabrizio Arcuri e l’interpretazione di Matteo Angius, a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485; info 051.566330, www.teatridivita.it), da venerdì 8 a domenica 10 maggio (ore 21: domenica ore 17). Dopo la replica di domenica, è previsto un incontro degli artisti con il pubblico, condotto da Fabio Acca.

Fiordipisello è un folletto del “Sogno di una notte di mezza estate”. Appare due volte nel testo di Shakespeare, che gli affida una sola battuta: “Sono pronto”. Un personaggio non può dire quello che vuole. E se l’autore non gli fa dire niente, anche se lui avrebbe un sacco di cose da dire? Tim Crouch da un’altra, unica e ultima, possibilità a Fiordipisello, rimettendo in gioco il rapporto tra quest’ultimo e Shakespeare. Ecco allora i sogni dell’ultimo dei folletti per raccontare la storia di un sogno. Quello di una notte di mezza estate. Il tormento e il divertimento di una condizione fantastica, ma anche così tanto reale, di chi forse avrebbe qualcosa da dire, se qualcuno gli dicesse cosa. Questa volta a Fiordipisello non mancano le parole (se non proprio quelle che lo hanno reso il personaggio che è, e che Fiordipisello prova a ricordare con una nostalgia irriducibile): gli mancano gli attori della storia di cui è autore ulteriore. Non resta che coinvolgere gli spettatori in un gioco moltiplicato di legittimità rappresentativa: chi può dire cosa e come? Gli spettatori, invitati inconsapevoli di un Sogno, diventano ora protagonisti della sua rappresentazione. Tutto è quello che era, ma è già qualcos’altro di cui non sappiamo ancora nulla. Quel che resta di una festa (maschere e coriandoli ovunque, cibo, vino e vomito sul pavimento, echi di musiche lontane) e amori, consumati o inconsumabili, disegnano la vertigine in cui cade Fiordipisello, nel tentativo ultimo di essere se stesso (o quello che lui crede di essere). Un tentativo che è quello di tutti, testimoni silenziati di una storia a cui non possiamo rinunciare di partecipare. Lo spettacolo rientra nella trilogia “Io Shakespeare”: un dispositivo di indagine sulle forme del racconto teatrale: 3 spettacoli che sono occasione per 3 personaggi shakespeariani di raccontare, e rivivere, 3 opere del drammaturgo inglese, realizzando 3 spettacoli ulteriori, imprevedibili e dirompenti: “Io Banquo”, “Io Fiordipisello”, “Io Cinna”. “Io Shakespeare” è un progetto che interroga la convenzione teatrale, mettendola in crisi, e verificandone la possibilità attuale di parlare del, e al, presente, a partire da testi che della stessa convenzione teatrale ne hanno segnato le fondamenta. Tim Crouch permette così di ripensare politicamente il teatro, riguardo ai meccanismi e alle geometrie relazionali che mette in campo: chi decide cosa è la verità? Chi è il vero soggetto del discorso? Chi ha il potere di raccontare ‘come vanno le cose’? Qual è il ruolo dello spettatore, di chi guarda? In che termini può sentirsi rappresentato? A cosa dobbiamo e possiamo credere?

Accademia degli Artefatti si forma all’inizio degli anni Novanta. Dopo un periodo di teatro fatto di immagini e di spazi abitati performativamente, dalla fine degli anni Novanta l’urgenza artistica si manifesta in una nuova attenzione alla drammaturgia contemporanea e in particolare anglosassone che, attraverso i testi di Sarah Kane, Martin Crimp, Tim Crouch e Mark Ravenhill, diventa luogo di costruzione e decostruzione del linguaggio stesso, come specchio e trama del reale e dei suoi mascheramenti. Da sempre la compagnia ha investito, olre che nella produzione artistica, anche nella diffusione e organizzazione di festival e rassegne, che fossero luogo di esposizione e di confronto per realtà emergenti italiane e internazionali: Extra-ordinario a Roma (1996), Crisalide a Forlì (dal 1997 al 1999), Le notti bianche del Mittelfest (2001). Dal 2006 organizza Short Theatre e cura la direzione artistica dell’officina culturale AREA06 del Lazio. Nel 2005 vince il Premio Ubu per la migliore proposta drammaturgica straniera con “Tre pezzi facili” di Martin Crimp. La compagnia è vincitrice del Premio della Critica Teatrale 2010.

Fabrizio Arcuri è il fondatore, direttore artistico e regista di tutte le produzioni di Accademia degli Artefatti. Ha lavorato come regista assistente di Luca Ronconi dal 2005 al 2008. Nel 2011 vince il Premio Hystrio alla regia. Inoltre dal 2006 è direttore artistico del festival Short Theatre per il Teatro di Roma, dal 2009 è curatore del festival Prospettiva per lo Stabile di Torino.

articolo pubblicato il: 04/05/2015

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