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editoriale
le ristrettezze prossime venture
di Teddy Martinazzi

La prima reazione alla sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato la norma Fornero delle pensioni d’oro (quelle superiori di tre volte il minimo, ossia della pensione sociale di cui godono coloro che non hanno versato contributi) è venuta dalla stessa Fornero, la quale ha insistito a dire che non si deve parlare di norma Fornero in quanto la norma incriminata faceva parte del decreto Salva Italia di tutto il governo Monti.

Ponzio Pilato era forse di origine sannita, quindi isernino o beneventano, mentre la Fornero è del Canavese, la dolce terra di gozzaniana memoria, ma sono accomunati dall’inveterata abitudine italica di cercare di lavarsene le mani. Elsa Fornero non era stata eletta da nessuno, per cui invece di tentare maldestramente di scaricare la responsabilità, dicendo che “fu la cosa che mi costò di più” (cfr. La Repubblica) e ricordando che si commosse fino al pianto in sede di conferenza stampa, avrebbe potuto in quel frangente non presentarsi in televisione e rassegnare le dimissioni. La signora Fornero anche quando si trattò di stabilire il numero effettivo degli esodati, prima accusò l’INPS di fornire dati errati, poi, di fronte all’evidenza, disse che era stata male informata dai suoi collaboratori. Se pensiamo che i facinorosi arrestati a Milano stanno dicendo che non c’entrano niente con i black bloc e che erano lì per caso si capisce che Ponzio Pilato è ancora vivo e vegeto.

Ma forse non vale nemmeno la pena di ricordare un periodo in cui, mentre con la scusa di salvare l’Italia si tartassavano milioni di cittadini, disoccupati, esodati o pensionati con figli e nipoti a carico, il Governo trovava i soldi per salvare dal crac una delle più importanti banche italiane, con Bersani che minacciava di “sbranare” coloro che avessero avuto l’ardire di associare la mala gestione ad uomini del PD.

Vale invece la pena di tremare per quello che succederà adesso. Il Ministro Poletti, già presidente della LegaCoop, sta studiando l’ipotesi di portare il blocco da tre a cinque volte il minimo, così da aggirare la sentenza dell’alta Corte e, se è lecito dirlo, gabbare tutti quei poveretti che hanno fatto salti di gioia alla notizia della sentenza. Si tratta di pensionati a meno di tremila euro lordi al mese, una cifra che al netto oggi non permette nemmeno più le decorose ristrettezze cui sono da sempre abituati.

Per Giuliano Poletti il problema non è dunque quello di tagliare le spese, bensì quello di trovare un escamotage per seguitare, come avrebbe scritto un gazzettiere dell’Ottocento, a bastonare il popolo bue. Il Senato è ancora lì, con tutti i suoi costi, ma non più eletto dai cittadini, le Province anch’esse con i loro costi, ma con consiglieri eletti dai sindaci.

Matteo Renzi, in occasione delle ultime elezioni europee, ha rimarcato il fatto che per trovare una percentuale di vittoria come quella del PD bisognasse andare indietro nel tempo fino ai tempi della DC degasperiana. C’è un piccolo particolare, che a quei tempi non andava ai seggi solo chi era infermo, mentre oggi l’astensionismo è quasi al cinquanta per cento.

Nell’immediato dopoguerra in molti Comuni mettevano il timbro “non ha votato” sulle carte di identità di chi non fosse andato a votare ed ancora negli anni Novanta c’era un pretore, in un piccolo centro del Nordest, che chiamava per spiegazioni gli elettori renitenti. Sono concezioni della partecipazione democratica indubbiamente superate, ma è certo che se tutti coloro che ne hanno diritto si recassero ai seggi non si sa se Renzi potrebbe ancora paragonarsi a De Gasperi.

articolo pubblicato il: 04/05/2015 ultima modifica: 18/05/2015

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