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genocidi e Classi Dominanti Omissive
di Riccardo Ruggeri

da ITALIA OGGI

Sia permesso a questa rubrica, spesso scanzonata verso i potenti, un momento di riflessione. Bergoglio per due anni ha interpretato il ruolo di capo della Chiesa usando il modulo Guardiola del vecchio Barça, il celebre tiki taka. Questo “modulo comunicativo”, nella reinterpretazione di Bergoglio, è piaciuto molto, sia alle classi povere (sentivano sincere le parole e l'attenzione rivolte a loro), sia alle classi dominanti di ogni razza e specie che erano tranquillizzate da questa figura così diversa dal teologo tedesco. Il tema della povertà, Bergoglio lo ha sviluppato attraverso la contaminazione dei linguaggi, dando dignità a quello popolare, a quello della Tv, del calcio, della politica, delle periferie, incrociandoli con quelli della dottrina e della cultura, passando tranquillamente «dall'alto al basso», «dal popolare al colto», «dal tragico al comico». Per motivi diversi entrambi pensavano di avere in qualche modo cooptato questo apparente vecchio nonno, fissato sulla povertà.

Non era così, quando tutti costoro meno se lo attendevano, ha piazzato il suo «discorso di Ratisbona» (che si aggiunge a quello, più famoso, di Ratzinger ndr) sotto la forma di uppercut (che aveva preannunciato ai giornalisti, volando con loro verso le Filippine): Francesco ha usato la parola genocidio rivolta ai musulmani dell'Impero ottomano mettendosi, come giusto, dalla parte degli armeni (i loschi turchi arrivano al punto di considerarla una “calunnia”). Le Classi Dominanti sono rimaste sconvolte, da 70 anni spargono bugie di ogni tipo e distinzioni di lana caprina per limitare la parola genocidio alla sola Shoah e al nazismo. Gli altrettanto loschi politici europei e americani, e pure nostrani, hanno taciuto imbarazzati alle parole di Bergoglio. Solo un certo Sandro Gozi, politico-jukebox che dovrebbe rappresentarci a Bruxelles, anziché tacere ha fatto la sua solita pisciatina di giornata, fuori dal vaso.

Woityla aveva definito il genocidio armeno prima come massacro poi annientamento. Ratzinger si spinse oltre, arrivò a grande male, lì si fermò. Finalmente Bergoglio ha saltato il fosso, chiamandolo col suo nome e inquadrandolo nel suo contesto storico: il primo dei tre genocidi del XX secolo. Ineccepibile, il secondo e il terzo genocidio sono contemporanei e specularmente identici. Ma qui dobbiamo metterci d'accordo: se definiamo “genocidio nazista” quello di Hitler, dobbiamo chiamare “comunista” quello di Stalin. Se dobbiamo preservare il termine “comunista”, come vogliono le Classi Dominanti, e nasconderci sotto una forma di personalizzazione criminale, allora usiamo pure “stalinista”, accoppiandolo però a “hitleriano”. Non sarebbe male aggiungere che i tre genocidi del XX secolo sono stati praticati da movimenti a forte connotazione laica, spesso progressista: giovani turchi, nazisti, comunisti. Se scavalliamo il XX secolo dovremmo parlare di un altro argomento tabù, il genocidio dei nativi americani, i miei amici pellirossa per i quali, da piccolo al cinema Po, facevo il tifo contro le losche “giubbe blu” (malgrado la tromba, le giubbe blu non le ho mai considerate i “nostri”, ma solo e sempre i “loro”).

Per chiudere in leggerezza riconosciamolo, l'epoca attuale, quella del “ceo-capitalismo” ha cancellato queste brutture dei secoli passati, i supermanager neppure uccidono, si limitano a impoverirci e a sedarci, renderci Rom mediamente acculturati. Rassomigliano ai “giovani turchi” di antica memoria, anche loro senza fez e turbanti.
www.grantorinolibri.it
editore@grantorinolibri.it

articolo pubblicato il: 17/04/2015 ultima modifica: 25/04/2015

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