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la questione morale
di Teddy Martinazzi

Massimo D’Alema si è molto irritato per essere stato “sputtanato”, come ha avuto modo di dire, per la sua contiguità con una cooperativa, per cinquecento copie di un suo libro e duemila bottiglie di vino dell’azienda ufficialmente di proprietà della moglie.

Non vorremmo parlar male di Garibaldi, come diceva il grande Ferravilla, ma l’indignazione dell’onorevole D’Alema ci lascia oltremodo indifferenti. Per carità, D’Alema, si sa, è sempre molto al di sopra di ogni sospetto, ma c’è un punto che andrebbe messo in chiaro. Non si può plaudire alla Magistratura ed all’istituto dell’intercettazione quando ad essere perseguiti ed intercettati sono gli altri e parlare di sputtanamento quando ad essere intercettati sono gli amici o noi stessi.

Tutto ciò ricorda, a chi ne ha l’età, i tempi di Mani Pulite, quando accade che ad un certo punto il naso dei magistrati cominciò ad annusare verso il PDS. Insorse Beppe Grillo sbeffeggiando: “Pollini, Pollastrini, Occhetto, il conto Gabbietta, ma manco Walt Disney in crisi di astinenza!”. Il comico si riferiva ai dirigenti politici ed amministrativi del maggior partito della sinistra ed ad un conto svizzero battezzato evidentemente da un velista (la gabbietta è una vela). Qualcuno ricordò allora come Occhetto fosse un esperto velista (ma anche D’Alema nella vela, come in tutte le sue cose, è molto bravo).

In quei tempi lontani bastava l’ombra del sospetto e subito gli ex comunisti insorgevano chiedendo a gran voce le dimissioni. Si dimise anche Goria, semplicemente perché una signora, ad Asti, aveva sentito dire dalla parrucchiera che il Ministro era invischiato in qualche cosa. Quando poi toccò a loro, i democratici di sinistra insorsero dicendo che i compagni sfiorati dalle indagini non dovevano dimettersi perché erano sicuramente innocenti. Sicuramente lo era anche il “Compagno G.”, come lo è anche oggi che lo hanno tirato dentro nell’inchiesta milanese sugli appalti Expo.

Ci piace questa morale che plaude alla legge Severino quando tocca gli altri ma dà fastidio nel caso del candidato alla guida della Campania De Luca, che esulta quando il Ministro Lupi si dimette ma difende per manifesta innocenza i sottosegretari inquisiti. E tutto lascia pensare che seguiteremo anche in avvenire a sentire rigorose accuse e decise giustificazioni, a seconda dei casi.

articolo pubblicato il: 31/03/2015 ultima modifica: 14/04/2015

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