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editoriale
giustizia è fatta
di Teddy Martinazzi

La notizia dell’assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito è rimbalzata su tutti i media degli Stati Uniti e del Regno Unito ed ha scontentato diversi italiani, dato che da noi vige l’antico costume di dividersi in innocentisti e colpevolisti in occasione dei processi indiziari di rilevanza mediatica. Resta da capire chi erano gli altri in concorso con i quali Rudy Guede ha commesso l’omicidio, come da sentenze di condanna.

Le sentenze non si discutono e comunque un innocente in carcere sarebbe molto più terribile di un reo in libertà, ma quello che lascia l’amaro in bocca è che la giustizia italiana sia stata considerata del tutto inadeguata da molti giornali americani in occasione delle due condanne.

Essere considerati i soliti italiani pasticcioni dai giornali di un Paese in cui vige ancora la barbarie della pena di morte dovrebbe solo farci ridere, ma c’è ben poco da ridere. Negli USA il ricorso in appello non è così scontato ed a semplice richiesta come da noi, ma può non essere accolto e per di più al giudizio di appello è demandato solo il porre rimedio ad errores in procedendo o a gravi manchevolezze, mentre nel paese della pizza e del mandolino la Corte d’Appello valuta in toto le carte e, se lo ritiene opportuno, può cercare nuove prove. La Cassazione può sottoscrivere in tutto o in parte l’operato del secondo grado o, come è successo nel caso in questione, può anche disporre un ulteriore processo presso un altro tribunale.

I due ex fidanzati hanno avuto cinque gradi di giudizio; Sacco e Vanzetti no. L’interessamento dell’allora Segretario di Stato Hillary Clinton in occasione del primo processo d’appello, oltre che essere offensivo, non teneva conto che l’Italia è un Paese libero dal dieci febbraio 1947, data della firma del trattato di Pace e la Magistratura è costituzionalmente indipendente, cosa che non accade ovunque.

Che tra i magistrati ci possano essere persone non all’altezza del ruolo che ricoprono è un altro discorso, ma questo succede in tutte le categorie. Succede anche che talvolta i magistrati vengano accusati di essere una corporazione e qualche volta alcuni di loro facciano di tutto per farcelo credere. Le nuove norme contro la corruzione che portano la prescrizione a ventuno anni potrebbero essere un allineamento al diritto statunitense, in cui la prescrizione non ha un termine massimo inderogabile e se ci sono prove il reato può essere sempre perseguito, ma anche, a voler essere maligni, un modo corporativo di ovviare alle lentezze di qualche magistrato troppo oberato di lavoro.

Il Presidente del Senato è un magistrato anche lui, ma noi non diciamo come Leoluca Orlando (anche se il copyright è spesso attribuito a padre Pintacuda) che “Il sospetto è l’anticamera della verità” e siamo arciconvinti che l’allungamento della prescrizione non ha niente a che vedere con la lentezza della macchina della Giustizia.

Per tornare all’inizio, è da preferirsi una giustizia farraginosa che finire nel braccio della morte. Chi ci ha rimesso è la povera Meredith Kercher, la sua famiglia e, per qualche verso, la città di Perugia, descritta a tinte fosche sui giornali di mezzo mondo da quel lontano primo novembre 2007.

articolo pubblicato il: 28/03/2015 ultima modifica: 07/04/2015

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