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cronache
"Vino: sostenibilità e mercati"

tavola rotonda organizzata da Foragri


Sostenibilità della produzione enologica e competitività sui mercati: le eccellenze italiane del mondo del vino si sono confrontate in occasione della tavola rotonda organizzata da Foragri intitolata “Vino: sostenibilita’ e mercati”. Il gotha dell’enologia si è riunito a Palazzo della Valle, sede di Confagricoltura, per approfondire un tema più che mai attuale: la compatibilità dello sviluppo economico con un basso impatto ambientale e la possibilità di trasformare la sostenibilità dei processi produttivi in valore aggiunto da spendere sul mercato.

Ad aprire la giornata alle ore 9.30 una degustazione alla cieca, guidata da Antonio Galloni, fondatore di Vinous e indiscussa autorità della critica enologica, di otto etichette italiane selezionate come modelli di agricoltura sostenibile.

Ad introdurre i lavori Stefano Bianchi, Presidente di Foragri, attorno alla tavola rotonda alcuni dei maggiori produttori di eccellenza sul territorio italiano: Chiara Lungarotti, Azienda Viticola Lungarotti e Consigliere di Federvini, Marcello Lunelli, Cantine Ferrari Trento e consigliere UIV, Giovanni Manetti, Azienda Vinicola Fontodi, Giuseppe Liberatore, Presidente AICG, Piero Antinori, Marchesi Antinori, Valentino Mercati, Presidente e fondatore di Aboca, oltre allo stesso Antonio Galloni. A moderare il dibattito il Prof. Davide Gaeta, docente di Economia dell’Impresa e Politica Vitivinicola all’Università degli Studi di Verona.

“La sostenibilità – ha aperto Giuseppe Liberatore, Presidente AICG - ha bisogno di definizioni chiare a livello legislativo. Le buone pratiche danno garanzie al consumatore e aiutano le aziende a limitare gli sprechi, ma è ora di passare dalle buone pratiche alle norme. I distretti possono svolgere un ruolo molto importante nel guidare le singole aziende verso il biologico”. “Le aziende enologiche italiane sono all’avanguardia nella produzione sostenibile – fa eco il Prof. Davide Gaeta, docente di Economia dell’Impresa e Politica Vitivinicola all’Università degli Studi di Verona – come dimostra la massiccia presenza di produttori oggi in sala. Ma spesso non lo raccontano, proprio a causa della debolezza del sistema delle certificazioni”.

Perché se è vero che oggi le aziende che perseguono la sostenibilità individuano un nuovo modo di essere competitive differenziandosi dai concorrenti, è altrettanto evidente che il proliferare di certificazioni ed eco-etichette rischia di intaccare la credibilità dell’intera operazione. Il ruolo dello Stato diventa dunque di primo piano in questo percorso, anche attraverso il sostegno a programmi attenti all’impatto ambientale nelle pratiche di vigneto, nella gestione delle risorse naturali e alla tracciabilità della filiera. “Con il supporto del Ministero per le politiche agricole – dichiara il produttore piemontese Michele Chiarlo – abbiamo avviato tre anni fa un progetto sperimentale per la produzione sostenibile del Barolo. L’obiettivo è far diventare sostenibili tutte le nostre etichette di fascia alta”.

“Con i metodi bio si può fare vino eccellente senza usare prepotenza nei confronti della natura”, conferma Heinrich Mayr dell’azienda Nusserhof di Bolzano, una delle etichette protagoniste della degustazione alla cieca condotta da Antonio Galloni. “Grazie a una maggior sensibilità verso il territorio – aggiunge Francesco Mazzei – si può ottenere qualcosa di buono non solo per il palato, ma per l’ambiente stesso. E l’ambiente ci restituisce il favore producendo buoni vini”.

Ma valorizzare il territorio significa anche attenzione verso le persone che ci vivono, come dimostra il caso dell’azienda San Felice, attiva in Maremma, nel Chianti e a Montalcino, che ha dato vita “a un orto sociale – racconta Davide Profeti – i cui ortaggi, coltivati da portatori di handicap e persone anziane, finiscono nei piatti del nostro ristorante”. Il sociale e l’attaccamento al territorio, infatti, sono legati a doppio filo alla tutela dell’ambiente. “Il tema della sostenibilità ci sta particolarmente a cuore – sottolinea Piero Antinori, dei Marchesi Antinori – perché rappresenta il futuro: preservare l’ambiente è la nostra garanzia per continuare ad esistere. Da azienda antichissima ci sentiamo naturalmente proiettati verso il futuro”. Un’attitudine condivisa da Valentino Mercati, presidente e fondatore di Aboca. “Non mangiamoci il mondo – dichiara – lasciamo qualcosa ai nostri figli e nipoti. Agricoltura, ambiente e salute sono le nostre parole d’ordine da oltre 40 anni. Il rispetto per il consumatore viene prima di tutto. E saranno i consumatori stessi a fare selezione: nel giro di pochi anni chi non applicherà i criteri di sostenibilità etica e ambientale sarà spazzato via dal mercato”.

Non sono mancate alcune voci fuori dal coro, come quella dell’enologo Ezio Rivella, contrario “alla mania del biologico e del biodinamico ad ogni costo”. Secondo Rivella si tratta di “temi affascinanti, ma da prendere con cautela”. “La sostenibilità non è una moda, ma un modo di vivere – controbatte Chiara Lungarotti, Azienda Viticola Lungarotti – che applichiamo dalla prima metà degli anni ’90 alla produzione in vigna e abbiamo esportato in cantina negli ultimi anni. Grazie allo sfruttamento delle biomasse, l’energia prodotta dai fermenti di potatura riesce a coprire buona parte del nostro fabbisogno”.

“Spesso il basso impatto ambientale viene collegato alla produzione su piccola scala e alla filiera corta – dichiara Roberto Bianchi, direttore di Foragri - ma la sostenibilità si persegue soprattutto attraverso investimenti in ricerca, formazione e nuove tecnologie. Attività in cui le imprese vitivinicole sono da sempre impegnate, nel tentativo di trasformare la necessità di preservare l’ambiente in una opportunità di fare azienda. Foragri è da sempre in prima linea per accompagnare le aziende che vogliono crescere in questa direzione”.

articolo pubblicato il: 21/03/2015

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