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il cinema di caino
"Allegro non troppo" (1977)

di Bruno Bozzetto

di Gordiano Lupi

Regia: Bruno Bozzetto. Produzione: Bruno Bozzetto Film. Soggetto e Sceneggiatura: Bruno Bozzetto, Guido Manuli, Maurizio Nichetti. Collaboratori ai Disegni Animati: Giuseppe Laganà, Walter Cavazzuti, Giovanni Ferrari, Giancarlo Cereda, Giorgio Valentini, Guido Manuli, Paolo Albicocco, Giorgio Forlani, Edo Cavalli, Roberto Casale, Angelo Beretta, Mirna Masina, Stefano Nuzzolese, Pierangelo Veggetti, Carlo Beretta. Fotografia a Disegni Animati ed Effetti Speciali: Luciano Marzetti. Scenografia: Giuseppe Laganà, Giancarlo Cereda, Paolo Albicocco, Giorgio Forlani. Altri Collaboratori: Carlo Caccialanza, Antonio Dall’Osso, Angela Garavaldi, Ivano Gorla, Grazia Lamura, Annalisa Paulon, Daniela Pescò, Anna Pezzotta, Gianfranco Pirovano, Modesto Rizzolo, Flora Sperotto, Rosy Tesè. Fotografia dal Vero: Mario Masini. Montaggio ed Effetti Sonori: Giancarlo Rossi. Animazione in Plastilina: Master Programmi Audiovisivi srl. Aiuto Regista: Maurizio Nichetti. Operatore: Aldo Antonelli. Direttore di Produzione: Cinzia Grossi. Costumi: Lia Morandini. Trucco: Giuliana De Carli. Consulenza Mimica. Marise Flach. Brani Musicali: Preludio al Pomeriggio di un Fauno (Claude Debussy), Danza Slava n. 7 (Antonin Dvorak), Bolero (Maurice Ravel), Valzer Triste (Jean Sibelius), eseguiti dalla Filarmonica di Berlino diretta da Herbert Von Karajan; Concerto in C - dur (Antonio Vivaldi) eseguito dall’Orchestra di Monaco diretta da Hans Stadlmaier; L’uccello di fuoco (Igor Stravinsky) eseguito dall’Orchestra di Berlino diretta da Lorin Mazel. Motivi dei Balletti: Franco Godi. Riprese dal Vero: Teatro Donizetti (Bergamo). Colore: Technicolor. Interpreti: Maurizio Micheli, Marialuisa Giovannini, Maurizio Nichetti, Nestor Garay, Mirella Falco, Osvaldo Salvi, Jolanda Cappi, Franca Mantelli.

Un film grottesco, a metà strada tra fiction e cartone animato, il capolavoro di Bruno Bozzetto (Milano, 1938) inventore di una via italiana al cartone animato, autore di West and Soda (1965) e di Vip mio fratello superuomo (1968). Allegro non troppo (1977) è la storia di un regista (Micheli) che vuol fare un film di animazione legato a brani di musica classica, ingaggia un direttore d’orchestra (Garay) che suggerisce a uno stralunato disegnatore (Nichetti) la musica, ma quest’ultimo non lo ascolta, vola in libertà inseguendo sogni, ma anche la ragazza delle pulizie (Giovannini) e tutte le cose che immagina. Un film in bianco e nero che fa da raccordo ad alcuni cartoni animati che scorrono su famosi brani musicali, spesso ispirato alle comiche del muto (Stan Laurel e Oliver Hardy), a tratti trasgressivo e irriverente (l’orchestra composta da vecchiette), impostato da un Micheli - regista che detta i tempi e i modi dell’azione scenica. Bozzetto non fa mistero che il suo film si ispira a Fantasia di Walt Disney, anzi ci ironizza sopra grazie all’intervento del presentatore, Maurizio Micheli, che finge di non ricordare il cognome di Disney. In ogni caso non siamo in presenza di un plagio, sia per la grottesca ironia di cui è condita la storia, sia per i temi surreali affrontati dai cartoni animati. Molto bravo Nichetti - anche aiuto regista e sceneggiatore - al primo ruolo importante nel mondo del cinema, come non sono da meno il brillante Micheli e il surreale Garay. Lo stile dei cartoni animati è a metà strada tra il poetico e il grottesco. Bozzetto racconta la conquista della donna, la creazione, le tappe della vita umana, la vita sulla Terra, la storia di un gatto che sogna una casa, la primavera vista dagli insetti, il peccato originale… Ma la cosa più interessante è una visione originale che ricorda lo stile di Andy Warhol permeato di Robert Crumb (soprattutto nel finale), con una breve incursione del signor Rossi, personaggio feticcio dello Studio Bozzetto. Una serie di cartoni animati divertenti, lirici, assurdi, bizzarri, difficilmente comprensibili per un pubblico di bambini. Un esempio di cartone animato per adulti, accompagnato da musiche di Sibelius, Stravinsky,Vivaldi, Debussy, Ravel e Dvorak, pieno di ritmo e passione, interpretato a dovere e diretto con mano salda. Molto umorismo nero, fantasia visionaria in libertà, cinema nel cinema, colonna sonora piena di ritmo, tecnica sperimentale, cartoni animati che si fondono a personaggi reali. Bozzetto non manca di gettare i suoi strali contro pubblicità e consumismo, come già aveva fatto in Vip mio fratello superuomo, anche se la pubblicità è la sua principale fonte di lavoro. Il finale è straordinario, surreale alla Robert Crumb, con un gigantesco spettatore che dispone di una serie di teatri dai quali escono immagini. Doppio finale, uno catastrofico (la Terra inquinata esplode), uno rassicurante e comico (il progetto di un nuovo film). Micheli racconta la trama a Garay: "Voglio fare una storia d'amore tra una donna e sette uomini, ma uomini piccoli, che lavorano in miniera e vivono in una casa nel bosco. Speriamo solo che non mi copino il soggetto e che non cambino il titolo, magari potrebbero chiamarlo Biancaneve e i sette nani". Bozzetto conclude giocando sulle analogie con Fantasia e con il lavoro Disney.

Un piccolo capolavoro, incompreso in patria, perché negli anni Settanta si pensava che il cartone animato fosse un genere riservato ai più piccoli. Allegro non troppo non lo era. Il film non fu distribuito per tre anni e uscì prima in America che in Italia. Alcune curiosità. L’episodio con la donna nuda fu creato partendo dal corpo di una modella; quello con il gatto e il rudere è autobiografico, perché il gatto del regista in un certo periodo scappo davvero in una casa cadente. Lo stesso rudere è stato ricalcato partendo da un modello reale che si trova a Miano.
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articolo pubblicato il: 16/03/2015

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