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"Le rose di Cordova"

di Adriana Assini


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Le rose di Cordova

di Adriana Assini la scrittrice italiana che, con i suoi romanzi, sta conquistando la Spagna

(Scrittura&Scritture, collana Voci, pp.202, euro 13.50, isbn 9788889682760 – dal 10 febbraio in libreria)

Granada, 1496. Dopo dieci anni d’assedio spagnolo l’ultima roccaforte dei mori capitola. Juana I di Trastámara, terzogenita dei re cattolici Isabel e Fernando, è allora un’adolescente di bell’aspetto, «occhi bruni come il guscio delle castagne e labbra esangui»; scrive in latino, parla francese, suona il clavicembalo e la spinetta, conosce la filosofia, apprezza la pittura del suo tempo. Poco incline a cedere ai compromessi di corte, però, è anche indisciplinata, volubile, malinconica e ribelle. A diciassette anni, con sessanta navi, millecinquecento uomini e nessun familiare al seguito, Juana parte per le lontane Fiandre per unirsi in matrimonio con il più bel principe d’Europa, Philippe d’Asburgo, figlio dell’imperatore del Sacro Romano Impero Massimiliano I. Ma la favola, che per un attimo sembra poterle regalare la felicità, si sgretola in fretta. Umiliata dai continui tradimenti del marito, lacerata dalla propria passione e da una gelosia morbosa, tra sordidi intrighi di corte e di potere, Juana si troverà infatti a combattere contro gli uomini della sua stessa famiglia. Una difesa strenua e accanita, sino al triste epilogo finale con l’incarcerazione, per oltre quarantasei anni, nella fortezza di Tordesillas, in balìa dei suoi aguzzini e marchiata da quell’ingiuria -“la pazzia”- che sola le fu, fino alla morte, fedele alleata.

«Io rimanevo del parere che Juana non fosse affatto malata nella testa, bensì nel cuore. Ribelle fino all’osso, non c’era verso di farle capire quanto fosse pericoloso tirare troppo la corda. Tra coraggio e avventatezza, pretendeva di vivere secondo i suoi principi, sottovalutando i rischi di mettersi contro il mondo intero. Andava allo sbaraglio, pagando prezzi alti, senza venire a capo di niente, perché non era mai lei la più forte. Irragionevole, sembrava trascurare il peso enorme e mai innocente che a volte assumevano le parole: il primo a chiamarla “pazza”, sebbene ancora sottovoce, era stato proprio suo marito, ma adesso molti altri gli facevano eco. […] Più fragile della corolla di un fiore, soffriva di quel male inesorabile che chiamavano passione e che, in un mondo ossessionato dal peccato originale e dalla negazione del piacere, era la più vergognosa delle colpe. Per quelle menti bigotte, logorate dalla paura di finire all’inferno, l’amore giusto non era né voluttà né desiderio, e allora doveva per forza nascere da una mente fragile, facile preda delle oscenità dei diavoli».

Ne “Le rose di Cordova” Adriana Assini narra le tristi vicende di Giovanna di Trastamara, passata alla Storia con l’epiteto de “la Pazza” a causa del carattere indomito e caparbio. Attraverso la voce di Nura, figlia di Aziz, primo ministro del Califfo e schiava personale di Giovanna in seguito alla caduta dei Mori, la Assini ripercorre giorno dopo giorno la sfortunata esistenza dell’infanta di Spagna la cui pazzia, forse, fu solo leggenda, una bieca calunnia inventata dai suoi detrattori per defraudarla di un potere che le sarebbe spettato di diritto. Un’esistenza vissuta per sottrazione tanto da confondersi, sempre di più, con quella della sua schiava. Nel racconto dell’autrice, così, i destini delle due donne finiscono per intrecciarsi e a quello – solo apparentemente più fortunato della sovrana – risponde, quasi all’unisono, quello della serva, popolato di ricordi malinconici dal sapore esotico e profumato delle rose di Cordova, memorie di libertà e di un tempo felice. Grazie a una scrittura sapiente, capace di colmare in modo efficace i silenzi della Storia e di avvicinare il lettore ai drammi, alle passioni e alle solitudini sperimentate dai personaggi, Adriana Assini traccia un mirabile affresco dell’Europa del XVI secolo, fra lotte di potere ed epidemie pestilenziali. Un’opera drammatica, ricca di colpi di scena, che affascina non solo per la fine ricostruzione storica – attenta più che mai al contributo femminile - ma anche per la descrizione a tinte forti e appassionanti di grandi personaggi, sia inventati, come la schiava Nura, che reali, come Filippo Il Bello e Carlo V, Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona e, soprattutto, Giovanna, il cui mistero e la cui modernità stupiscono ancora oggi.

Adriana Assini, scrittrice e acquerellista romana, ha pubblicato vari romanzi a sfondo storico, tra cui Un sorso di arsenico, 2009; Il mercante di zucchero, 2011; La Riva Verde, 2014, tutti editi da Scrittura&Scritture. La prima edizione di Le rose di Cordova è stata tradotta in spagnolo e pubblicata a Siviglia nel 2011. Tra i riconoscimenti ottenuti, il Premio Cesare Pavese, ediz. 2006, per il racconto lungo Sogni diVini.

articolo pubblicato il: 28/01/2015

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