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arte e mostre
Segantini e gli altri

alla Fondazione Gianadda di Martigny

di Michele De Luca

La Fondation Pierre Gianadda ancora una volta è associata alle mostre del Kunstmuseum di Berna grazie al suo direttore Matthias Frehner e nella importante mostra intitolata “Anker, Hodler, Vallotton, Segantini. Capolavori della Fondation pour l’Art, la Culture et l’Histoire” (alla Fondazione Gianadda di Martigny fino al 14 giugno) propone ben 150 opere di artisti emblematici della Svizzera, selezionati dalla immensa collezione della “Fondation pour l’art, la culture et l’histoire”, creata nel 1980 dal mecenate di Winterthur Bruno Stefanini, il quale ha festeggiato nel 2014 i suoi novant’anni, è un collezionista atipico che ha, in più di cinquant’anni, raccolto più di ottomila opere, fra cui dipinti e opere su carta, centinaia di sculture, grandi collezioni di libri rari , oggetti preziosi , mobili e oggetti di arti decorative . Questa incredibile collezione è conservata a Winterthur e comprende anche edifici storici di importanza nazionale come i castelli di Grandson (Canton Vaud ), di Salenstein e di Luxburg (Canton Turgovia) e di Brestenberg (Canton Argovia ). Si tratta certamente della più ampia collezione d’arte e di oggetti storici costituita in Svizzera da una sola persona.

Stefanini è nato a Winterthur nel 1924. Suo padre, emigrato dalla città di Bergamo, operaio specializzato in impianti idraulici, ha diretto il leggendario ristorante di specialità italiane Salmen. I primi incoraggiamenti a interessarsi d’arte gli giungono dalla madre che collezionava cose antiche e lo portava con sé quando andava a curiosare nei negozi di antiquariato. Negli anni del boom economico degli anni 1950-1960, sviluppa con ineguagliabile spirito e capacità di intraprendenza una attività nel settore immobiliare, diventando uno dei più grandi proprietari privati di beni fondiari in Svizzera, fatto questo che gli permette di costituire una collezione d’arte di tale portata.

La mostra, curata da Matthias Frehner direttore del Kunstmuseum Bern, in un affascinante percorso che spazia dal 1762 alla metà del XX secolo,presenta opere in massima parte di artisti svizzeri di grande fama. Tra questi, Albert Anker (1831-1910), in particolare con dipinti di carattere storico come “Les Polonais en exil” e “Les Bourbakis”. Ferdinand Hodler, (1853-1918) si propone con paesaggi svizzeri e con pitture simboliste. Félix Vallotton (1865-1925) spicca con i suoi sontuosi nudi femminili e con alcune stupende visioni di mare. Di Giovanni Segantini (1858-1899), italiano di nascita e di formazione che vivrà poi a Savognin nei Grigioni e quindi a Maloja nell’Engadina, vengono presentati tre disegni di grande formato e progetti del “Triptyque des Alpes” ora al Museo Segantini di Saint-Moritz.

Grazie a questa eccezionale esposizione vengono riproposti all’al’attenzione del grande pubblico (specie fuori dei confini della madre patria) e degli studiosi (grazie anche ai saggi contenuti nel catalogo) due grandi artisti elvetici, sui quali vale la pena di soffermarsi maggiormente, e cioè Anker e Hodler. Il primo, è stato un pittore ed illustratore, che è stato chiamato il “pittore nazionale” della Svizzera perché produsse rappresentazioni popolari sulla vita dei villaggi svizzeri nel del XIX secolo. Durante i suoi studi, produsse una serie di opere con temi storici e biblici, tra cui dipinti di Lutero e Calvino; quindi si rivolse a quella che sarebbe diventata la sua firma a tema: la vita quotidiana delle persone nelle comunità rurali. I suoi dipinti raffigurano i suoi concittadini in un modo semplice e senza pretese, senza idealizzare la vita di campagna, ma anche senza l’esame critico delle condizioni sociali che possono essere trovati nelle opere di contemporanei come Daumier, Courbet e Millet. Nel lavoro di Anker hanno una certa importanza anche le trenta e più nature morte che dipinse. Esse raffigurano composizioni sia rurali che urbane, nella tradizione di Chardin: la loro solidità realista riflette la visione di un ordine armonico e stabile del mondo che Anker aveva. Inoltre, Anker dipinse su commissione centinaia di acquerelli e disegni, per lo più ritratti e illustrazioni, attraverso scelte sottili nel colore e nell’illuminazione I motivi parrocchiali smentiscono l’apertura mentale, che invece traspare dalle sue lettere, verso la contemporaneità europea e la sua arte. Le sue opere fecero di Albert Anker il pittore di genere più popolare in Svizzera nel XIX secolo, e i suoi dipinti hanno continuato a godere di una grande popolarità grazie alla loro accessibilità generale. In effetti, quando era ancora studente, Anker riassunse il suo approccio all’arte come segue: “Si deve dare forma a un ideale nella propria immaginazione e poi si deve rendere questo ideale accessibile alla gente”.

Hodler, da un esordio influenzato da suggestioni impressionistiche e chi dürereriani, si orienta successivamente verso paesaggi ed i ritratti, trattati con realismo vigoroso, accentuato dal colore puro e luminoso e, col passare degli anni, il suo stile si evolve per creare grandi composizioni storiche e decorative, dal tratto forte ed espressivo con colori sempre più ricchi, attratto dal simbolismo e dall’art nouveau. Nel 1900 diventò un membro della Secessione viennese e della Secessione di Berlino; nel 1904 anche della Secessione di Monaco. Le opere di questi anni sono sempre più simboliche, piene di un umanesimo idealizzato che non rifiuta totalmente il realismo. Con il passare degli anni, al simbolismo coloristico si affianca un abbozzo di espressionismo realizzato attraverso figure geometriche dai colori forti e netti: in effetti, sull’espressionismo tedesco la pittura di Hodler esercitò un notevole influsso. I soggetti preferiti continuano ad essere i ritratti ed i paesaggi alpini, ora ridotti ai minimi termini, come una specie di cuneo di terra fra acqua e cielo. Queste opere non sempre vennero giudicate in modo positivo dalla critica del tempo, tanto che molti musei e gallerie si rifiutarono di esporle. Nonostante ciò, quelle gallerie che tennero sue mostre personali ottennero grandi successi, tanto che Hodler cominciò a ricevere onori, diventando uno dei pittori più importanti in Europa.

Oltre a questi grandi e più noti artisti, ci sono altri maestri da non perdere: da Cuno Amiet, a Alice Bailly, François Bocion, Alexandre Calame, Augusto e Giovanni Giacometti, Jean-Etienne Liotard, Edouard Vallet e altri ancora.

articolo pubblicato il: 20/01/2015

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