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il cinema di caino
"Geppo il folle" (1978)

di Adriano Celentano

di Gordiano Lupi

Regia: Adriano Celentano. Soggetto e Sceneggiatura: Adriano Celentano. Dialoghi: Adriano Celentano. Montaggio: Adriano Celentano. Operatori: Sandro Tamborra, Sandro Grossi. Costumi: Elena Mannini. Scenografia: Enrico Tovaglieri. Musica. Adriano Celentano, Anthony Rutheford Mimms. Fotografia: Alfio Contini. Direttore di Produzione: Angelo Zerella. Organizzatore Generale: Eros Lanfranconi. Produzione: Clan Celentano. Durata: 118’. Genere: Commedia musicale. Interpreti: Adriano Celentano, Claudia Mori, Iris De Santis, Jennifer (Chantal Benoist), Pietro Brambilla, Raf Di Sipio, Memo Dittongo, Marco Columbro, Lory Del Santo, Gino Santercole, Miki Del Prete, Rodolfo Magnaghi, Rodolfo Magnaghi, Anthony Rutheford Mimms, Dante Sarzo, Luciano Bonanni, Diego Baudini, Ugo Frisoli, Ernesto Giunti, Anna Maria Gallina, Giorgio Faletti, Danilo Baudini, Sergio Castellini, Fabio Confente, Massimo Fusar Poli, Daniela Piperno, Luana Barbieri, Jon Lei, Marina Arcangeli, Leona Laviscaunt Mayfair, Marie Sylvania Wilson, Daniele Demma, Gianni Dell’Aglio, Silvia Annichiarico, Alberto Carisch, Domenico Seren Gay.

Geppo il folle è il film più personale di Celentano, ancor più di Yuppi Du - unico esempio di musical italiano - perché il molleggiato è onnipresente, dalla scrittura al montaggio, passando per dialoghi, regia e colonna sonora. Un prodotto indefinibile, se non con il generico e abusato Celentano - movie, che comprende i successivi lavori di Castellano & Pipolo, le commedie con Ornella Muti, Renato Pozzetto e altre celebrità degli anni Ottanta. Geppo il folle è un musicarello atipico, una commedia musicale che racconta le gesta di un cantante di successo, idolo delle folle, numero uno in Europa, nel momento più alto della sua carriera, mentre sta progettando un viaggio negli Stati Uniti per conoscere Barbra Streisand. Prima di partire, Geppo decide di prendere lezioni di inglese dalla bella professoressa Claudia Mori, ma finisce per innamorarsi, mentre infrange diversi cuori tra le studentesse iscritte al corso.

La fan più sfegatata, Marcella (Jennifer), sviene nei luoghi più impensati, tiene un diario del cantante e finisce per farsi suora quando comprende che non può averlo. Lory Del Santo, invece, provoca Geppo mostrando cosce ben tornite che fuoriescono da spacchi vertiginosi durante le lezioni. Non mancano tre cattivi da fumetto che odiano il cantante e la sua musica, cercano di eliminare Geppo e di violentare Marcella, ma sono così assurdi da non spaventare nessuno. Celentano utilizza il terzetto per sfoggiare battute surreali (“La mia ultima canzone l’ha scritta Celentano”; risposta: “Non lo conosciamo”; “Meno male che non è presente. Se c’era, s’incazzava”), ma anche per impostare alcuni sermoni sull’amore e sulla pace nel mondo, da sempre alla base della sua filosofia. Geppo il folle anticipa i film sui gruppi musicali che oggi vanno di gran moda, si fonda sull’ego smisurato di Celentano - popolare ma non come Geppo -che il cantante stempera con un pizzico di ironia. Molta musica: Dai Geppo dicci dove si va!, Sei proprio tu..., Non darti troppo trucco..., tante coreografie da musical - interessanti un paio sulla neve e il tango con Claudia Mori -, folli incursioni di Marco Columbro versione disk-jockey, sequenze sexy con una stupenda Claudia Mori in vesti succinte. Trovate surreali spesso eccessive (l’autista che si licenzia perché non sopporta il successo del padrone), filippiche anticomuniste (“In Russia non c’è niente e la miseria abbassa la temperatura”), discorsi non violenti, amore dichiarato per Barbra Streisand, le folle in delirio che vanno ai concerti. L’egocentrismo di Celentano trionfa su tutto, un film autocelebrativo dove si definisce - per interposta persona - il numero uno, il più forte, senza dimenticare le prediche da santone con frasi tipo: “Non è con la violenza che si mettono a posto le cose nel mondo”, “La morte genera solo morte”, “Chi usa le armi uccide se stesso”. Da antologia la sequenza che vede Claudia Mori spogliarsi lentamente e restare in babydoll, ma mentre lei sprizza sensualità da tutti i pori Celentano incita i giovani a fare una rivoluzione non violenta, senza partiti, ma seguendo l’amore che sconfigge tutti i nemici. Una sexy Claudia Mori, occhi chiari, capelli neri, sguardo malizioso e un lungo bacio appassionato con Celentano nello chalet montano.

Alcuni attori interpretano la parte di loro stessi: Alberto Carisch, Domenico Seren Gay cercano di convincere Geppo a cantare una canzone delle edizioni musicali Carisch, con il testo scritto da Seren Gay. Gianni Dell’Aglio e Silvia Annichiarico sono altri due interpreti che recitano loro stessi. Tra i banchi della scuola d’inglese dove insegna Claudia Mori s’intravede un ancora poco noto Giorgio Faletti. La fan Marcella dallo svenimento facile è Jennifer, nome d’arte della bella cantante e attrice francese Chantal Benoist (1954), fotomodella e icona sexy conosciuta in Italia per alcuni dischi di successo e per aver interpretato Figlio delle stelle (1978) di Carlo Vanzina. Geppo il folle, proprio come Yuppi Du, non è mai uscito in Italia nel circuito Home Video, per volere dello stesso Celentano. Nel 2014 il canale tematico SKY Hit ha diffuso la pellicola per festeggiare il settantaseiesimo compleanno di Celentano, ma non sappiamo se è stata messa in onda l’edizione originale o quella tagliata di circa venti minuti e parzialmente rimontata.

Geppo il folle è un contenitore di silenzi, frasi assurde ma in fondo vere, filosofia spicciola, sentenze, considerazioni apodittiche sulla vita che acquistano senso solo se pronunciate con il carisma del molleggiato. Celentano convince persino i fan a pagare un biglietto per fare da comparse e assistere al finto concerto - nello stadio di Novara - del loro beniamino, brandendo striscioni che inneggiano a Geppo. Un’altra parte lo vede in concerto, ma in quel caso è una vera esibizione a Ome (BS), il cui incasso - proprio come nel soggetto del film! - fu destinato ai lavori di recupero del Santuario della Madonna dell’Avello. Certo, il Celentano regista non è Bergman, usa lo zoom a sproposito (negli anni Settanta lo facevano in molti), abbonda in dissolvenze e ralenti, per non parlare di una macchina da presa innamorata di un se stesso onnipresente. Resta un Celentano in gran forma che si fa perdonare un eccesso di arroganza scrivendo un film strampalato e originale, cinema d’autore ricco di coreografie, parti canore e gag visive d’impronta surrealista.
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articolo pubblicato il: 07/01/2015

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