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modesta proposta per rinnovare

dopo la denuncia dei mali della Curia da parte di Francesco

di Riccardo Ruggeri

da ITALIA OGGI

Per chi ha passato la vita a occuparsi di business, di management, di comportamenti organizzativi dei leader, l'occasione offerta da Bergoglio era troppo ghiotta per non intervenire. (quando si occupa della mia fede lo chiamo Francesco, e non mi permetto certo di commentare le sue parole, negli altri casi uso il suo nome da laico).

Bergoglio, da gesuita qual è, ha trovato un termine bellissimo, «malattia», in luogo del sociologico «comportamenti organizzativi», per descrivere i valori negativi dei suoi collaboratori nell'esercizio delle loro funzioni burocratico-operative. Ha creato così un originale protocollo (si può dire un «Check up vaticano terzo»?) al quale sottoporre Vescovi e Cardinali di Curia, indicando per ciascuno, immagino, i valori delle rispettive analisi cliniche: «normalità», «zona grigia», «codice rosso».

Ecco le 15 «malattie curiali», da lui individuate: 1 del sentirsi immortale o indispensabile; 2 dell'eccessiva operosità; 3 dell'impietrimento mentale e spirituale; 4 dell'eccessiva pianificazione; 5 del mal coordinamento; 6 dell'Alzheimer spirituale; 7 della rivalità e della vanagloria; 8 della schizofrenia esistenziale; 9 delle chiacchiere e dei pettegolezzi; 10 del divinizzare i capi; 11 dell'indifferenza verso gli altri; 12 della faccia funerea; 13 dell'accumulare; 14 dei circoli chiusi; 15 del profitto mondano, degli esibizionismi.

Nel secolo XI, certo Bernardo usò per la prima e l'ultima volta un linguaggio violento contro la Curia, simile a questo di Bergoglio, invocando una rivoluzione, «in capite et in corpore» , ma lui non era Papa, solo Santo. Scorrendo questo elenco si evince che Bergoglio viene da una periferia lontana (dal barrio de Flores, appunto), non teme di apparire ingenuo, la terminologia usata è approssimativa, si stupisce che gli uomini di Curia siano esattamente uguali ai supermanager e ai politici al potere in Occidente, che lui spesso giustamente critica (e loro lo esaltano: nessun sospetto Santità?).

Presunzione, smania di potere, invidia, pigrizia mentale, narcisismo, servilismo, e poi «Alzheimer spirituale» e «Schizofrenia esistenziale» dei curiali mi hanno ricordato celebrati supermanager e sopravvalutati politici.

Personalmente, avendo un approccio molto aggressivo nell'analizzare i comportamenti organizzativi dei leader, in questa check list mi ci ritrovo, la considero esaustiva, anche se mancano i «pesi». Mentre la fauna di cui finora mi sono occupato era composta da banchieri di Wall Street «gessati», da supermanager «casual», da ragazzotti di Silicon Valley «infelpati», da politici in «Lebole», ora ci metterò pure i Cardinali di Curia, avvolti nel «corale rosso porpora».

Papa Bergoglio, col massimo rispetto, le posso dare, sottovoce, un suggerimento? Se i suoi collaboratori di Curia soffrono di queste malattie (e io lo credo), se sono diventati cioè un mix di arroganti supermanager, di loschi banchieri, di orrende felpe californiane, di politici cacciaballe, non pensi di poterli ricuperare, li «traslochi» tutti, allocandone uno per monastero. Chiuda la Curia, stia certo, senza le posizioni apicali e senza le funzioni di controllo, le organizzazioni umane (Stati compresi) di colpo rifioriscono.

Se non lo fa significa che dietro a questo intervento verbale, così violento, si potrebbe celare una sua debolezza strutturale. Lei usa spesso il termine «parresia» perfetto in termini di analisi (significa «schiettezza», ma pure «sopra le righe»), ma non quello «definitivo» di San Bernardo («in capite et in corpore«).

Stia attento Santità, i suoi confratelli sono vecchie lenze, alcuni non certo inferiori ai supermanager e ai politici. Se ne liberi, si metta a girare il mondo, porti avanti la sua strategia, che è chiara: ricuperare quote di mercato, puntando all'Asia, all'Africa, alle Americhe (lasci perdere l'Europa e le città costiere degli Stati Uniti, ormai sono lande abitate da individui moralmente sordidi, dei falliti chic politicamente corretti).

Ancora, se posso, non si inventi nuovi «prodotti», faccia solo piccoli restyling agli esistenti. Senza dimenticare che la carità è possibile solo se qualcuno (spesso un avido birbante) i quattrini prima li guadagna, poi li dona. Per quel che vale, io la supporto.
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editore@grantorinolibri.it

articolo pubblicato il: 27/12/2014 ultima modifica: 11/01/2015

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