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teatro
Tentata memoria

al Teatro Bertold Brecht di Formia


La Fondazione Mimmo Beneventano presenta

Tentata memoria

orazione civile di rito beneventano

27 dicembre alle ore 21 al Teatro Bertold Brecht di Formia per la rassegna Sciapò

di e con: Eduardo Ammendola collaborazione e consulenza: Chiarastella Panaccione e Luigi Mosca; documentazione storica e biografica: Fondazione Mimmo Beneventano; Luigi Mosca; Gabriella Galbiati Regia: Nicola Laieta Scenografia: Peppe Cerillo Foto di scena: Gianfranco Irlanda Videoproiezioni: a cura di Luigi Mosca Durata: 50’

Sabato 27 dicembre alle ore 21 al Teatro Bertold Brecht di Formia, all’interno della rassegna Sciapò, la Fondazione Mimmo Beneventano presenta lo spettacolo dedicato a Mimmo Beneventano Tentata Memoria. Orazione civile di rito Beneventano con Eduardo Ammendola, per la regia di Nicola Laieta. Lo spettacolo ha recentemente avuto una Menzione Speciale per il Premio Landieri 2014 – teatro d’impegno civile con la seguente motivazione: «Per il profondo senso di impegno civile, per aver ricordato in modo magistrale e indelebile la vittima innocente di camorra Mimmo Beneventano» Eduardo Ammendola, neuropsichiatra infantile, psicoterapeuta e attore/regista teatrale ottavianense, parte dai suoi ricordi di infanzia e non solo per raccontare la storia di Mimmo Beneventano. Medico, comunista militante, cattolico praticante e consigliere comunale dal 1975 a Ottaviano, Beneventano ha sempre dimostrato di aver coraggio nel denunciare pubblicamente gli atti camorristici di Raffaele Cutolo e di chi lo seguiva, usando parole dure e dirette. Ma il suo coraggio è stato punito nel novembre del 1980 quando le minacce sono diventate realtà e il giovane medico viene sparato e ucciso davanti alla madre. Da questo momento Eduardo ha cominciato ad incontrare nel suo cammino Mimmo: nei sogni, nei racconti di chi lo ha conosciuto, nelle sue poesie e quasi sempre per caso. Le rappresentazioni di Tentata memoria sono organizzate per offrire e favorire esperienze del proprio territorio e del proprio tessuto sociale, emotivamente pregnanti e cognitivamente significative e d’orientamento alle scelte e al passaggio cui i minori e le relative famiglie sono chiamati nel loro ciclo vitale di microcomunità fondanti la macrocomunità.

Annotazioni al processo creativo di Nicola Laieta
Nel 1962 Peter Weiss (autore e regista de L’Istruttoria e del Marat-Sade) teorizzava il suo teatro documentario un teatro in cui verbali, lettere, statistiche, interviste, reportage giornalistici e radiofonici, e altre testimonianze del presente costituiscono la base della messa in scena. La forza del teatro documentario consiste per Weiss nel riuscire a creare dai frammenti della realtà passata uno specchio per riflettere su dei fatti attuali. Con la sua tecnica di montaggio, il teatro documentario mette in risalto chiari dettagli dal materiale caotico della realtà esterna. Con il confronto di dettagli contrastanti fa notare un conflitto esistente che poi, sulla base della documentazione raccolta, porta a una proposta di soluzione, a un appello o a una questione fondamentale. Tentata memoria incrocia in maniera ironica ed emozionante, spiazzante e improvvisa, articoli giornalistici e ricordi personali, documenti storici e personali episodi di vita Vesuviana, attraverso i quali Eduardo Ammendola in scena ricorda insieme al pubblico frammenti di vita e frammenti di storia della sua terra e di Domenico Beneventano, un medico come lui vissuto come lui ad Ottaviano, ucciso dalla camorra a pochi passi dalla sua abitazione, compagno di studi di suo padre, trasformando la sua orazione civile in un vero e proprio rito di memoria collettiva. Nel suo testo Eduardo Ammendola scrive: “Tra di noi, nel comune dire e sentire, la memoria è un archivio, un magazzino. Tu hai un’informazione, la vai a prendere, la usi, la rimetti a posto. Per sempre, uguale, ad libitum sfumando. Ma molti studiosi sostengono che la memoria è un’azione. Un’azione delle viscere, è nel corpo, nel battito cardiaco, nel colore cutaneo, nella profondità del respiro, nel pulsare di ogni ghiandola lacrimale”. Come nelle intenzioni di Weiss l’azione del ricordare, del documentare, non è un azione orientata al passato, ma un gesto attivo per il presente, e la figura di chi ricorda ritrova nella figura evocata (ma mai conosciuta), un doppio, un compagno di viaggio, un “collega” con cui dialogare. Nel lavoro di ricucitura drammaturgica e registica di frammenti teatrali preesistenti propostomi da Eduardo, l'aspetto che più mi ha affascinato è stato di trasformare ogni ricordo in un gesto, un suono, un’immagine.

COS’È SCIAPÒ
Sciapò è una rassegna di teatro a cappello nata nel 2011 da un’idea di Domenico Santo per il Teatro Civico 14 di Caserta. Fare cappello significa non pagare prima, ma dopo, e solo in base al gradimento dello spettacolo proposto. Il cappello è nato nel 1500, con la COMMEDIA DELL’ARTE, quando per la prima volta nella storia dell’umanità, fare l’artista diventa un mestiere, con i cui guadagni si vive. Questa fu una vera e propria rivoluzione, sia artistica che socioeconomica: socioeconomica perché per la prima volta i commedianti non erano più chiamati a rispondere a un signore, ma dovevano farsi imprenditori diretti del proprio lavoro; artistica, per la strettissima interrelazione fra i guadagni del cappello e quello che si faceva in scena. Ogni attore sapeva che se avesse sbagliato una battuta sarebbe stato multato dalla compagnia, perché il cappello sarebbe stato più magro; ogni capocomico sapeva che un canovaccio avrebbe continuato a girare di piazza in piazza solo se il cappello lo avesse promosso. Il pubblico, grazie al democraticissimo cappello, era fruitore, giudice e produttore dello spettacolo, e tutta la compagnia lavorava esclusivamente per lui. Oggi, proprio come nel XVI secolo, le compagnie sono sempre più spesso chiamate a diventare imprenditrici della propria arte: quale strumento migliore del cappello? Sciapò vuole riportare il cappello nel teatro, per ridare alle compagnie la visibilità che hanno perso, grazie alla creazione di una rete che già per la stagione 2013-14 può vantare 5 piazze in 3 regioni, e per ridare al pubblico il potere di scegliere e il piacere di tornare a teatro. Per la stagione 2013-14, oltre al Teatro Civico 14, ci ospiteranno il Teatro 99 Posti di Avellino, il Nostos Teatro di Aversa, il Teatro Bertolt Brecht di Formia, il Troia Teatro Festival e varie sedi a Roma. Le compagnie che fino ad ora hanno deciso di sposare il nostro progetto sono: la compagnia Auèr Teatro, Compagnia Mutamenti, Teatro di Legno, 20 Chiavi Teatro, Teatro in Fabula, Compagnia Esposti, Kanteri, ma l’elenco è fortunatamente in continuo aggiornamento.

Tentata memoria. Orazione di rito civile Beneventano Teatro Bertold Brecht – Rassegna Sciapò (Via delle Terme Romane - Formia) Sabato 27 dicembre alle ore 21 Per informazioni e prenotazioni: www.sciapò.it - www.facebook.com/rassegnaditeatroacappello - 393 949 9965 - laura.belloni@hotmail.it – 349 125 7101

articolo pubblicato il: 22/12/2014

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