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un mondo capovolto

per mangiare il cibo dei poveri, oggi devi essere ricco

di Riccardo Ruggeri

da ITALIA OGGI

Uno dei vantaggi della crisi è che ci siamo tutti focalizzati sul nostro tenore di vita, in rapido degrado. Nel frattempo l'economia e la finanza sono diventate l'equivalente della religione. Un tempo meditavo sulle lettere di Paolo, ora ascolto le prediche di Draghi, di Junker, di Padoan, posso dirlo? Le trovo miserabili. Nella mia libera fanciullezza giocavo al «piccolo chimico», ora gioco al «vecchio economista», mi muovo ormai con una certa disinvoltura fra pil, spread, tassi, indebitamento. Mi sfugge solo perché ogni autunno Governo, Confindustria, economisti di razza, producono previsioni positive, che poi alla fine dell'anno successivo, si rivelano sempre errate, in negativo (nel febbraio scorso Renzi e Padoan ci dissero che il pil doveva essere + 0,8, invece sarà – 0,5). E non si dimettono neppure: in termini di execution, quindi di numeri, le leadership risultano tutte bugiarde e inette. Pochi giorni fa, Padoan ci ha fatto una promessa, a prima vista credibile: «Vi metteremo più soldi in tasca, però salirà l'indebitamento». Finalmente uno che non conta balle, avremo in saccoccia più soldi, sappiamo non essere nostri, imprestatici da altri, però se li vogliono pure indietro non ne capisco la ratio, pare un giochino idiota fra idioti. Comunque, sono molto soddisfatto dei progressi che ho fatto, come dicono i colti, mi sento up to date su tutti gli aspetti della modernità, ho ancora carenze solo in quello che chiamano ethical living.

Ho un amico negli Stati Uniti che mi aggiorna su tutte le evoluzioni in questa area culturale, molto vasta e affascinante, che va dall'impatto ambientale alla crescita del mondo vegano. Due casi.

1) Anni fa, Dotty ed Eric Brattstrom arrivati alla pensione, decidono di farsi una villa nel Vermont (se c'è un luogo dove avere una villa solitaria in mezzo a una foresta, questo è il Vermont), volevano che avesse un impatto “neutrale” (cioè non consumasse più energia di quanta ne autoproducesse). Lo garantivano decine e decine di pannelli fotovoltaici e termici per la casa, compost per le stalle e il pollaio, scaldabagni a pellet, aiuole idroponiche per le verdure. Il costo fu basso, perché la coppia proprietaria vi ha lavorato tanto e per molti anni. Dopo sette anni i proprietari, distrutti dalla fatica, si accorgono che gestirla è incredibilmente laborioso e costoso, per la troppa tecnologia presente. Non ce la fanno più, vorrebbero abbatterla per costruirne una più piccola, avvalendosi di nuove tecnologie che hanno reso obsolete le stesse tecnologie che 7 anni fa erano up to date. Chi l'avrebbe detto che il progresso diventa così rapidamente obsoleto, anziché facilitarci, aumenta la nostra fatica ecologica. Che la casa nel bosco sia come iPhone?

2) Altro scenario. Anne Hathaway era la giovanissima Andrea, assistente della filiforme, capricciosa, crudele, Meryl Streep nella parte di Miranda (Anna Wintour?): le ricordo come due recitazioni memorabili. Anne divenne poi testimonial di Peta (People for the Ethical Treatment of Animals), un'organizzazione vegana che si ispira a un imbarazzante filosofo, certo Peter Singer (sostiene che neonati e pesci non sono persone, quindi ucciderli non è poi così negativo: sui pesci, li amo soprattutto crudi, concordo in pieno). Anne, riconosciuta vegana talebana, qualche giorno fa, dà un'intervista a un giornale on line, in diretta confessa che, stante la fatica di girare il suo ultimo film (Interstellar), con l'incredibile dispendio di energie richiesto dal copione, al termine delle riprese ha un drammatico crollo psicofisico, dice “basta”. In pochi istanti passa dall'aristocrazia vegana alla plebe carnivora. Va in un ristorante di Reykiavik, si abbuffa di pesce, si sente subito meglio, lo comunica alla Rete. Scandalo. Addio “cruelty free”, addio cultura vegana, addio approccio radical chic alla vita. Peta la bolla come reproba, pare che ora Anne corra il rischio di subire uno “stalking cultural vegano”, non so cosa sia, ma immagino sia molto crudele. Mi sfugge perché sia considerato politicamente corretto l'outing da eterosessuale a omosessuale, da carnivoro a vegano e non altrettanto rispettabile il percorso inverso.

Ormai è chiaro: per persone culturalmente scialbe come me, essere up to date, ethical living, persino vegano, è quasi impossibile. Però io non dispero, stante l'età ho un curriculum di tutto rispetto, ricordo che da piccolo, certo a mia insaputa, per i primi dieci anni fui vegano, salvo forse per il latte del seno di mia mamma: era dolce, però non sapeva di soia. Crescendo mangiai solo pane, castagne, mele, fichi, minestroni di verdure, che mutavano al mutare delle stagioni; purtroppo, il delizioso farro garfagnino i miei zii lo davano alle bestie. Finita la guerra, scoprii la carne, il vino, il sesso, e me innamorai perdutamente, cessai di essere vegano, senza fare neppure outing.

Ora mi limito a essere simpaticamente stupefatto, vivo questi ultimi anni in un mondo che trovo capovolto, ho capito che per mangiare il cibo dei poveri, oggi devi essere ricco.
www.grantorinolibri.it
editore@grantorinolibri.it

articolo pubblicato il: 19/12/2014 ultima modifica: 27/12/2014

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