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voluntary disclosure

termine inglese per descrivere il rientro dei capitali contrabbandati

di Vittorio Sordini

Ancora una volta non possiamo fare a meno di notare la compulsione degli Italiani nell’impiego dell’inglese, in luogo della molto più elegante e completa possibilità di espressione che permetterebbe l’uso della nostra lingua madre. I giornali titolano: ”La voluntary disclosure diventa legge“. Poi sono costretti a precisare: “L'aula del Senato ha approvato senza modifiche e in via definitiva il testo per il rientro di capitali detenuti all'estero”.

In buona sostanza chi si offre volontario e collabora con il fisco per far emergere i capitali occultati fino al 30 settembre 2014 pagherà le imposte e gli interessi, ma le relative sanzioni saranno calcolate in misura ridotta; tutto ciò a differenza di quanto accaduto con i tre scudi fiscali dello scorso decennio: questa volta il rimpatrio o l'emersione non rappresentano un condono a tariffa forfettaria, perché i capitali non ancora prescritti fiscalmente saranno infatti assoggettati a tassazione integrale con il riconoscimento di forti sconti solo sulle sanzioni per mancata dichiarazione fiscale. Emerge quindi da un’attenta lettura che in questo caso si sostituisce il termine condono con il termine amnistia per tutti coloro che hanno saputo e potuto resistere il tempo necessario per la prescrizione fiscale. In altre parole dimostrando che i capitali detenuti all’estero sono stati creati fregando il fisco in un periodo ormai fiscalmente prescritto, oggi li posso far rientrare a costo ”zero” salvo dichiarare gli interessi maturati.

E’ ovvio che la decisione di offrirsi volontari, soprattutto per soggetti che hanno già ampiamente dimostrato di non amare questa scelta, risulta una decisione sofferta e complessa, talmente complessa che gli addetti ai lavori consigliano con forza il ricorso a “studi e professionisti specializzati in materia” perché la posizione del “volontario” potrebbe cambiare notevolmente a seconda della situazione finanziaria che si presenta. Quella attuale viene presentata come ultima possibilità di mettersi in regola prima che vengano sottoscritti accordi con la Svizzera ed altri pseudo paradisi fiscali “de casa nostra”.

Un cittadino onesto, che paga ed ha sempre pagato fino all’ultima lira e poi euro, non lobotomizzato dai vari programmi di approfondimento politico e finanziario, sicuramente si “incazza” solo per il fatto che in Parlamento ancora si perde tempo con queste facezie. Sarebbe bastato fare come gli Americani che hanno sottoscritto un accordo con i così detti paradisi fiscali per uno scambio di tutte le informazioni in tempo reale risolvendo il problema alla radice.

Potrebbe venire il sospetto che la “voluntary discosure” possa essere ancora un altro espediente per far guadagnare tempo agli evasori. Il ricorso ad espedienti per perdere tempo è già stato scoperto, con la collaborazione della finta Margherita Hack, nel caso dei “saggi” nominati per traghettare il Governo da un premier non eletto ad un altro sempre non eletto. Pensare male è peccato, ma…

articolo pubblicato il: 09/12/2014 ultima modifica: 19/12/2014

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