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tre premier contro il mattone

Monti, Letta e Renzi hanno picchiato duro sulla casa, l'unico bene sul quale la classe media aveva fatto confluire tutti i suoi risparmi

di Riccardo Ruggeri

da ITALIA OGGI

La notizia di giornata, proveniente dal feudo della Sinistra, è il contemporaneo crollo dell'affluenza al 37% e il precipitare all'8% dei voti a Berlusconi. Per chi guarda alla politica come successione di comportamenti organizzativi di singoli e di gruppi strutturati, queste elezioni regionali forniscono una massa di informazioni utili per una serie di riflessioni. Dal punto di vista dell'economia, che si riverbera pesantemente sulla politica, ho un'unica certezza, che ormai è diventata lo stucchevole leitmotiv delle mie analisi. Le élite, le immagino umanamente disperate, per mantenere il loro potere e i loro privilegi, a fronte di questa drammatica crisi, della quale sono responsabili, non sono riuscite a mettere a punto altro che una miserabile strategia di risulta «impoverire la classe media, sedare quella povera». Con fatica, si stanno palesando, ancora in via di costruzione, una Destra (Salvini), un Centro-Sinistra moroteo (Renzi), con una «maggioranza silenziosa» non votante in cerca d'autore.

Riconosciamolo, le élite hanno fatto un buon lavoro sulla classe povera, un sapiente mix di miraggi e promesse, ben supportate da chiacchiere brillanti e ripetitive, e uso massiccio di sedativi, «morali-legislativi» di ogni tipo e dosaggio, hanno ridotto progressivamente questa classe al livello di sopravvivenza, sia economica che di valori, portandola spesso a spaccarsi in tante sottoclassi, a volte in guerra fra di loro (“modello banlieue”). Lo stesso hanno fatto con la classe media, giocando sulla leva fiscale, presentando autonomi e piccoli-medi imprenditori all'opinione pubblica come criminali, vessandoli in ogni modo fino al punto di costringerli a chiudere le loro attività. Monti, Letta, Renzi hanno picchiato duro sulla casa, l'unico bene nel quale costoro avevano fatto confluire tutti i loro risparmi, penalizzandoli con un'autentica super-patrimoniale (in questi giorni, sono usciti i dati che confermano come la Tasi risulti, spesso, doppia rispetto all'IMU). Così l'impoverimento prosegue.

È rimasta indenne, anzi ancora più potente e arrogante di prima, la classe alta e media della burocrazia statale (e privata), e pure il ceto politico, o stile nuove Province (un'autentica buffonata), o quello finto manageriale delle 8 mila aziende pubbliche di cui scriveva il compianto Carlo Cottarelli. Questo lo stato dell'arte: poveracci da un lato, eunuchi tipo dinastia Tang dall'altro, sopra volgari élite.

Mi sfugge perché gli «anti-renziani» vogliano disarcionare Matteo Renzi, per sostituirlo, e poi con chi? Come si è fatto sfuggire tempo fa Draghi, il «pilota automatico» è inserito, comandato a distanza da Bruxelles, da Francoforte, da Washington. Renzi ha capito (è sveglio il ragazzo) che il suo ruolo è simile a quello del macchinista dei convogli della metropolitana: due rotaie, percorso fisso, tempi predefiniti. Credono forse quelli della minoranza Pd, Grillo, Landini, lo stesso Salvini che se vincessero loro le elezioni, cambierebbe qualcosa? Se lo scòrdino. L'ambaradan che l'Occidente ha messo in piedi è talmente interdipendente, soggetto a regole rigidissime, governato da modelli organizzativi sofisticati e prescrittivi che nessuno si può permettere di bloccarlo: a questo serve il «pilota automatico». Si è visto come abbiamo gestito il semestre italiano, da macchinisti disciplinati.

Giorni fa ho letto su Europa che servirebbe una nuova «marcia dei quarantamila», perché, nel paese, esiste una «maggioranza silenziosa» che non sta né con Landini, né con Salvini, né con Grillo.

L'idea, simpatica nella sua ingenuità, che costoro vogliono far passare è che quei tre siano i «cattivi» e loro (renziani e berlusconiani) i «buoni». Facendo parte da sempre della «maggioranza silenziosa» (per questo vivo da tempi non sospetti negli «interstizi») e avendo avuto la ventura di essere fra gli organizzatori della «marcia dei quarantamila», mi permetto un paio di notazioni. La «marcia» fu organizzata dai vertici Fiat su sollecitazione dei Capi Intermedi (capi ufficio, officina, reparto, squadra), non contro gli operai o i sindacati, che subivano anche loro le angherie di qualche migliaio di nazi-comunisti (si scoprì, dopo, che erano brigatisti e fiancheggiatori), che avevano assunto il potere all'interno dell'azienda.

In questo caso i «cattivi» erano criminali comuni, finto ideologizzati (alla Cesare Battisti per intenderci). Le poche migliaia di capi intermedi «comandati» divennero quarantamila e oltre, per una vera mobilitazione di popolo, da noi neppure ipotizzata, come succede nelle rivoluzioni vere (questa lo fu, persino mia mamma operaia Fiat in pensione, anarchica, con bandierina italiana, si accodò al corteo che si ingrossava via via). Quindi nessuna similitudine, né con i cosiddetti «3 milioni» di Cofferati ai Fori Imperiali arrivati con bus-treni (stile «o Roma, o Orte»), né con coloro che oggi votano Renzi-Berlusconi. Della «maggioranza silenziosa» in Emilia Romagna sappiamo invece la sua dimensione: 63%, quelli che domenica non hanno votato. Ripeto, si lasci in pace il manovratore Renzi, tanto è il pilota automatico (Commissione-BCE-FMI) che ci guida; nel 2018 torneremo (forse) a votare, e vincerà il migliore (è la democrazia 3.0 bellezza!).
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articolo pubblicato il: 28/11/2014 ultima modifica: 08/12/2014

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