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arte e mostre
Luci sul Novecento

a Palazzo Pitti di Firenze

di Michele De Luca

Scriveva l’inventore del “realismo magico” Massimo Bontempelli : “Il Novecento ci ha messo molto a spuntare. L’Ottocento non poté che finire nel 1914. Il Novecento non comincia che un poco dopo la guerra” (Giustificazione, in L’avventura novecentista); voleva così esprimere una convinzione, peraltro molto diffusa, che quel catastrofico bagno di sangue, come un tragico e definitivo lavacro, avesse decretato la fine di un’intera epoca, o addirittura un’era, quella del Romanticismo e del Positivismo, le cui ultime manifestazioni erano da considerare le avanguardie e il Futurismo, da lui considerato come l’esito estremo della dissoluzione della forma iniziata con l’Impressionismo; Bontempelli si preoccupava però di avvertire, e di auspicare, che le nuove vie da seguire non erano quelle di possibili “ritorni” alla tradizione: “Il ventesimo secolo non vuole restaurazioni, cosa ripugnante alle leggi naturali. Come rifiuta d’essere futurista e espressionista, così non tiene a diventare neoclassico o neocattolico”.

Va detto, però, che se è vero che l’arte del Novecento inizia nel segno di una sostanziale continuità rispetto al tardo Ottocento, sul finire del primo decennio del secolo tale continuità con il passato si incrina, le opere del letterato Filippo Tommaso Marinetti gettano le basi per l’emergere di un nuovo movimento, il Futurismo; i suoi esponenti si sentono ormai distaccati dalla tradizione, ammaliati dal progresso e fortemente interessati ai nuovi scenari urbani. Inoltre, già nei primi dipinti di Giorgio de Chirico, a partire dal 1911, come ebbe a scrivere Pontus Hultén, lo storico dell’arte e collezionista svedese ritenuto tra o massimi esperti nel campo dei musei, curatore nel 1989 della storica mostra a Palazzo Grassi “Arte in Italia. Presenze 1900 – 1945”, si riscontrava una “ipersensibilità adolescenziale che ben difficilmente può accordarsi con l’esuberante vitalità del primo Futurismo, più o meno coevo”. Va da sé che con il nascere del cosiddetto “secolo breve” si apre un periodo decisamente nuovo, “un secolo di fervore innovativo, di strappi culturali (e non solo), di tragedie e di ricostruzioni, un secolo che nelle arti ha indirizzato una contemporaneità, la nostra del XXI secolo, profondamente modellata da quelle esperienze meditate”, come ci dice Cristina Acidini, Soprintendente per il Polo Museale della Città di Firenze, introducendo, sul poderoso catalogo edito da Sillabe, la mostra “Luci sul Novecento”, fino all’8 marzo a Palazzo Pitti, per celebrare il centenario della Galleria d’Arte Moderna che ha sede nello splendido palazzo, già abitato dai Medici, che fu poi la principale residenza del Granducato di Toscana.

Un evento espositivo, dunque, per riscoprire e rimeditare il Novecento; attraverso centoventi opere la selezione, curata da Simonella Condemi e Ettore Spalletti, ci racconta una storia interessante: quella dell’acquisizione delle opere che andarono via via ad integrare ed ampliare quell’iniziale Museo costituito dal Legato voluto nel 1896 dal critico Diego Martelli, sodale del movimento macchiaiolo. Da allora se n’è fatta di strada e oggi agli occhi del visitatore si presentano, nelle sale del palazzo accuratamente allestite dall’arch.Linari su pareti giallo ocra, in un rapporto ravvicinato quasi intimo, le opere (molte per la prima volta) di artisti che hanno segnato la storia artistica del ‘900 italiano e non solo italiano. Un valore aggiunto – ha sottolineato Ettore Spalletti curatore della mostra insieme alla Condemi – è “il carattere omogeneo della scelta critica che ha caratterizzato l’operato della commissione che nella storia ha avuto personaggi eminenti della critica e della storia dell’arte, come Ugo Ojetti , Antonio Maraini, e nel dopoguerra Carlo Ludovico Ragghianti e Alessandro Bonsanti”. “ Manca ancora qualche tassello per arrivare ai nostri giorni - ha detto il soprintendente Cristina Acidini - questa mostra celebra la genesi della galleria che si è adeguata alla contemporaneità con tutti i mutamenti del caso, è una mostra che rende la successione degli strati geologici, guarda al passato, ma ci porta nel presente con intendimenti sul futuro. Da anni percorriamo l’idea di espandere gli ambienti della Galleria, ma si tratta di spazi difficili da adattare all’esposizione”.

La mostra, dunque, fa rivivere le vicende delle acquisizioni operate nel tempo a Palazzo Pitti. Si parte dal bellissimo quadro di Mario Cini di Pianzano (“Ritratti di funzionari”, del 1912), per arrivare, alla fine del percorso espositivo, alla deliziosa scultura in marmo di Libero Andreotti, “Bambino che prega” (1908) e lungo emozionante strada troviamo i quadri di alcuni dei principiali interpreti della cultura figurativa italiana: Felice Carena, Felice Casorati, Giorgio de Chirico Filippo De Pisis, Gino Severini, Giuseppe Capogrossi,Guido Peyron, Ottone Rosai, che si alternano a quelli, prevalenti per quantità agli esponenti del “Novecento toscano”, Baccio Maria Bacci, Giovanni Colacicchi e altri artisti vicini alla rivista “Solaria” e al ritrovo canonico della cultura fiorentina, il Caffè delle Giubbe Rosse, che resero la il capoluogo toscano negli Anni Venti un fertile centro di incontro dei maggiori intellettuali italiani. Seguono le opere acquistate alle varie edizioni delle Biennali veneziane tra il ‘25 e ‘45, alla Quadriennale romana del ’35 e quelle molto più numerose comprate presso la società di Belle Arti di Firenze ma soprattutto alle Sindacali toscane, dedicate alla cultura figurativa regionale. Fra queste troviamo le opere di Colacicchi, Alberto Magnelli, Oscar Ghiglia, Achille Lega, Ardengo Soffici, Lorenzo Viani, Italo Griselli ed tanti altri ancora. Le opere esposte, pertanto, sono una testimonianza pressoché unica ed esemplificativa della pittura di quegli anni, rappresentata anche da Casorati, De Pisis, Primo Conti, Pirandello, Cagli, Campigli, Carlo Levi, Morlotti, Carrà, e insieme a loro artisti che hanno segnato la storia dell’arte moderna a Firenze, tra cui Gualtiero Nativi e Sergio Scatizzi. Avviandoci verso la fine della mostra troviamo due straordinarie opere giunte tra le ultime acquisizioni volute dalla Commissione che ha operato dall’85 ad oggi: tra queste “Confidenze” di Armando Spadini, la “Mascherata” di Mario Cavaglieri e una bellissima Veduta di “Grizzana” di Giorgio Morandi.

Fino all’8 marzo
Da Firenze nuove luci sull’arte del ‘900
Firenze, Palazzo Pitti, Piazza dei Pitti, 1 – tel. 055 3693407 dal 27/10/2014 al 8/3/2015

articolo pubblicato il: 25/11/2014

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