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experientia non docet sine memoria
di Vittorio Sordini

L’esperienza è un valore indispensabile, ma un apprezzabile risultato di un’azione è imprescindibile dal corretto utilizzo dei dati e delle metodologie applicate. La ricerca sistematica ed il confronto dei dati sia acquisiti sia utilizzati con metodologie corrette danno la possibilità di trarre vantaggio dalle esperienze pregresse. Questo avviene anche inconsciamente; prendiamo ad esempio il comportamento degli investitori in presenza dello spettro della deflazione. Forse inconsciamente comprano la situazione tedesca e giapponese.

In effetti, le somiglianze tra il Giappone e la Germania possono incuriosire, soprattutto quando si analizzano le evoluzioni dei tassi sovrani su una durata di 5 anni, che si avvicinano ormai per entrambi al livello dello 0,1%. Basso tasso di disoccupazione, invecchiamento della popolazione, domanda interna stagnante e difficile da stimolare sono le principali caratteristiche di questi due paesi, che tuttavia mostrano ancora una crescita economica (tra lo 0,5% e l'1,5%). Essa resta tuttavia basata sulle esportazioni e dipende quindi dai principali importatori come la Cina.

Tuttavia, esistono due differenze in termini di dimensioni: il rapporto debito/PIL è arrivato al 75% in Germania, contro il 245% in Giappone; il bilancio pubblico in Germania è in pareggio, a differenza della situazione allarmante del Giappone (deficit pubblico del -7.5%). Questo miglioramento della gestione delle finanze pubbliche al nostro partner tedesco consente un più ampio margine di manovra per rilanciare la macchina economica. Inoltre, per il momento, la BCE non rispetta il suo mandato, dato che l'obiettivo di inflazione del 2% è molto lontano.

Quando è stato creato l’Euro e la BCE, probabilmente economisti e banchieri si sono basati sulla propria esperienza. Sicuramente con una lungimiranza che si potrebbe definire di “piccolo cabotaggio” (navigando con piccole imbarcazioni, quasi sempre, si naviga a vista). Economisti e banchieri hanno creato le regole ed i meccanismi di intervento della BCE per tenere sotto controllo l’inflazione con un obiettivo preciso: tenerla al 2%; è necessario aggiungere un aggettivo per chiarire meglio la situazione: “massimo”. La diretta conseguenza è che si sono creati e posti in essere meccanismi e regole orientate esclusivamente al contenimento dell’inflazione. Significa che in caso di deflazione non ci sono “mezzi convenzionali” per scongiurarla. Forse è per questo che Mario Draghi ha fatto espressamente riferimento alla sua disponibilità a ricorrere a mezzi non convenzionali, se necessario, per scongiurare la deflazione. L'ambiente "lowflation" la spingerebbe quindi ancora verso misure non convenzionali, ad esempio verso un programma di Quantitative Easing sul modello americano/giapponese, se le ultime misure annunciate (T-LTRO e riacquisto delle ABS) non dovessero essere sufficienti.

Quando si parla di inflazione e deflazione si deve tenere conto di diverse grandezze quali i tassi di interesse ed i tassi di cambio delle valute; inoltre si deve delimitare sulla carta politico-geografica l’area o le aree oggetto dell’attenzione. Ricorriamo ad un caso di scuola per chiarire l’ultimo concetto: recentemente gli USA hanno una politica di tassi vicini allo zero ed anche la BCE ha avvicinato i tasso allo zero; nello stesso periodo c’è stato un apprezzamento del dollaro nei confronti dell’euro. Quali potrebbero essere le cause dell’assoluta indifferenza della dinamica delle grandezze in materia economica (dinamica dei prezzi, occupazione, crescita PIL ecc.) a queste macroscopiche variazioni del tasso di cambio?

La risposta probabilmente andrebbe ricercata nell’analisi dei comportamenti passati delle Autorità monetarie europee. Ci sarebbe da domandarsi quali dinamiche hanno portato il tasso di cambio euro/USAdoll dalla sostanziale parità del periodo intorno agli anni 2000 alle oscillazioni registrate negli ultimi 14 anni; più precisamente dal minimo registrato il 26 ottobre 2000: 0,8252 dollari per un euro, al massimo registrato il 15 luglio 2008: 1,599 usadollars per un euro. Sono stati fatti tanti errori, forse troppi. Se si pensa al futuro sono più le preoccupazione rispetto alle speranze, perché andare avanti con la moneta unica, se gestita come è avvenuto in passato rappresenta un suicidio specialmente per i paesi più deboli; se si decidesse di rivedere le proprie posizioni in termini di uscita dalla moneta unica, i rischi sovrastano indiscutibilmente le possibilità di buon esito dell’operazione. Che fare? Una cosa è certa: le misure non convenzionali finora sono “pezzurielle calde”.

articolo pubblicato il: 17/11/2014 ultima modifica: 28/11/2014

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