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la panda rossa
di Carla Santini

Oggi come oggi Ignazio Marino è ancora sotto tiro di opposizioni e media, ma è saldamente ancorato al suo scranno di primo cittadino della capitale e non ha alcuna intenzione di farsi da parte, perché esistono dinamiche ben precise in seno alla politica italiana: si chiedono a gran voce le dimissioni dell’avversario ma ci si rifiuta tenacemente di presentare le proprie. Non è solo nel campo della politica che i potenti italiani si comportano così, ma quando si rappresentano i cittadini si dovrebbe essere pronti a lasciare alla più piccola ombra.

La faccenda delle multe non pagate perché la sua panda rossa è entrata otto volte in ZTL senza averne il permesso non è una sciocchezzuola come si vorrebbe far credere. Sicuramente la panda non aveva il pass per una mera dimenticanza, ma qualcuno ha sbagliato cancellando le multe e quel qualcuno avrebbe dovuto pagare di persona.

Non sarà così, perché, se dapprima Marino aveva intenzione di imitare Angelino Alfano nella faccenda dell’espulsione di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, scaricando la colpa sul proprio capo di gabinetto che avrebbe dovuto dimettersi, poi, forte dell’appoggio della maggioranza, che vede come il fumo negli occhi una campagna elettorale conseguenza di dimissioni, il sindaco ha dichiarato che non avrebbe cacciato una persona “che lavora ventiquattro ore al giorno”.

A parte il fatto che non si capisce come una persona possa lavorare ventiquattro ore al giorno, senza dormire, senza nutrirsi e senza fare altre cose che la natura richiede, l’arrogante dichiarazione di Marino sarebbe inammissibile in altre latitudini; chiunque abbia tecnicamente sbagliato, la responsabilità morale è sempre di chi comanda.

Al di sopra del Sindaco - che in data dodici novembre, stando a diversi organi di stampa, ha dimenticato in divieto di sosta la famosa panda rossa ed una vettura bianca - c’è il segretario del suo partito che è anche premier. Ma Renzi sembra più interessato al patto del Nazareno che a cambiare l’Italia, come dimostra la nomina di una vecchio navigatore delle sale capitoline a capo del MAE invece di una donna come il ministro uscente, giovanissima e per più esperta di politica estera e parlante cinque lingue straniere.

Marino è in ottima compagnia, perché il presidente della Commissione europea Junker si rifiuta di dimettersi nonostante le bordate della più autorevole stampa mondiale. Avrà studiato l’italiano?

articolo pubblicato il: 13/11/2014 ultima modifica: 21/11/2014

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