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i Ricchi e Poveri
di Domenico Massa

Recentemente sono stati diffusi diversi dati che riguardano la vita degli italiani. Trascurando momentaneamente quelli riguardanti il livello di disoccupazione che segna quotidianamente un nuovo record di incremento, occupiamoci di alcuni dati che riguardano la ricchezza delle famiglie italiane. Alla fine del 2012 la ricchezza netta delle famiglie italiane, cioè la somma di attività reali (abitazioni, terreni, ecc.) e di attività finanziarie (depositi, titoli, azioni, ecc.), al netto delle passività finanziarie (mutui, prestiti personali, ecc.), è risultata pari a 8.542 miliardi di euro. Le attività reali (5.768 miliardi di euro) rappresentavano il 61,1 per cento della ricchezza lorda, le attività finanziarie (3.670 miliardi di euro) il 38,9 per cento e le passività finanziarie (895 miliardi di euro) il 9,5 per cento.

Un altro elemento da non trascurare riguarda la quantità di denaro che è stato trasferito all’estero nel corso del 2013 che ammonta a 235 miliardi di euro. Il debito pubblico italiano ha recentemente superato 2.100 miliardi di euro e la costante crescita non accenna minimamente ad una inversione di tendenza. I politici italiani adeguatamente istruiti dai burocrati che vantano decenni di esperienza nella gestione della “res publica” sanno bene che quando servono urgentemente i soldi bisogna prenderli dove è più facile, sicuro e veloce: Amato docet. (Per i più giovani mi corre l’obbligo di ricordare che in qualità di Presidente del Consiglio, per decreto e nottetempo, applicò un prelievo forzoso e calcolato retroattivamente su tutti i depositi degli italiani pari al 6 per mille. Oggi che il popolo ha dimenticato le feste in maschera dei consiglieri regionali, le spese pazze e “l’uomo pipistrello della provincia romana”, e il vento dell’anti politica ha iniziato a ruotare per quadranti anticiclonici, affievolendosi notevolmente, è stata imboccata la strada delle grandi riforme con forza e si vogliono abbattere i “totem” (altri li chiamano tabù), ma la differenza non è da poco.

Per la Fornero l’articolo 18 è un totem adorato dai sindacati (un’aquila romana) che rappresenta e ricorda le lotte e le vittorie conseguite: da abbattere. Per i capi del sindacato l’art. 18 rappresenta un tabù (un argomento del quale non si può neanche parlare): intoccabile.

Tornando ai dati diffusi da importanti Istituti si scopre che metà della ricchezza degli italiani è concentrata nelle mani del dieci per cento delle famiglie italiane. Equivale a dire che circa 2,4 milioni di famiglie posseggono beni per 4.250 miliardi di euro senza poter contare quelli che annualmente espatriano (nel 2013 sono stati 235 miliardi di euro)

Qui c’è qualcosa che non torna, ma i calcoli sono precisi. In altri Stati economicamente sviluppati la situazione è ben diversa: le famiglie detengono una ricchezza di molto inferiore a quella degli italiani, ma i debiti pubblici sono molto più bassi di quello italiano. Le considerazioni espresse sono l’elemento fondante della determinazione per indurre l’Italia a ridurre il debito pubblico formulate in sede europea. In Europa si domandano come è possibile che i cittadini siano ricchissimi e lo Stato sull’orlo del fallimento.

Qui si sente l’odore acre della polvere da sparo; ma annusando con maggiore attenzione si capisce che in effetti c’è puzza di “patrimoniale”.

articolo pubblicato il: 06/11/2014 ultima modifica: 21/11/2014

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