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terra di ri-conversione
di Riccardo Ruggeri

da ITALIA OGGI

Sono stato educato alla religione cattolica da una madre anarchica, da un padre socialista fabiano, da un nonno comunista, eppure tutti vollero che frequentassi la chiesa e l'oratorio, che ripetessi la 5° elementare dai Fratelli delle Scuole Cristiane, per ricuperare gli anni senza libri della guerra. Mai sono diventato un «cattolico adulto», sono rimasto sempre un «cattolico riservato», mi rifiuto di parlare con chicchessia del mio rapporto con Dio e con la Chiesa, penso mi troverei a mio agio nelle «chiese del silenzio», quelle che un tempo chiamavamo fascio-comunisto-islamiche.

Ciò premesso, confesso di aver provato un grande imbarazzo nei giorni del Sinodo. Il Sinodo per la Chiesa, secondo me, è un momento di profonda riflessione e comunione, Papa Francesco ha aggiunto «di confronto e di trasparenza». In qualsiasi grande organizzazione societaria laica, ci sono Assemblea e Consiglio di Amministrazione, il primo aperto al pubblico (azionisti e media), il secondo rigorosamente segreto, nel primo si discute di risultati, nel secondo di obiettivi e di strategie. Immaginavo che il Sinodo si sarebbe svolto nella più rigorosa riservatezza, alla stregua di qualsiasi CdA, con alla fine un anodino comunicato stampa.

Da quello che si è letto, i Padri sinodali hanno discusso di sacramenti ai divorziati risposati, del mondo gay, e altro , pare scontrandosi violentemente fra loro. Succede in tutte le grandi organizzazioni umane, è normale, ma perché la grancassa? Perché comportarsi come politici o magistrati chiacchieroni, che amano solo il palcoscenico mediatico? Non sarebbe stato meglio che i Padri si lanciassero pure nelle più coraggiose elucubrazioni intellettuali e teologiche, ma lo facessero fra loro, in silenzio, senza coinvolgere noi fedeli, in fondo imbarazzandoci?

Non conosco i problemi della Chiesa cattolica nei Paesi dell'Africa, del Centro-Sud America, dell'Asia, mentre mi pare evidente il suo «posizionamento» (mi scuso per questa terminologia da marketing) nell'Occidente ultra civile. Se il tema era questo, avrebbero dovuto farsi proiettare un film del 2003 «Les invasions barbares». In appena 112 minuti racconta gli ultimi giorni di vita del canadese Remy, professore di storia. Il figlio, che da tempo aveva troncati tutti i rapporti con la famiglia, arriva a Montréal da Londra. Tronfio dei suoi successi professionali e dei suoi quattrini vuole far vivere al padre i suoi ultimi giorni seguendo gli stereotipi culturali di quel mondo: corrompe medici e infermieri per fargli avere privilegi ospedalieri, compra della droga per sottoporlo a una terapia antidolore extra, paga ex allievi del padre, ex amanti, vecchi amici perché gli stiano accanto. Obiettivi volgari, comportamenti orrendi. Remy si stufa di questa sceneggiata, si lascia morire, definendo il figlio, e tutti i suoi accoliti politicamente corretti, i «nuovi barbari» (modestamente l'ho fatta mia). Emergono nel film il decadimento degli ideali di questo figlio dalla vita tutta centrata sui quattrini, sul potere, sul cinismo, sui finti diritti. L'esistenza di Remy viene rivalutata, nella sua semplice umanità, ricca di ideali, passioni, passati amori, errori.

L' Occidente sta andando verso la «splendida» decadenza secolarizzata del Canada di Remy, o dei poveri Paesi del Nord Europa, le religioni cristiane stanno declinando insieme ai rispettivi Paesi, così come quella cattolica, è giusto che il Sinodo ne prenda atto. Molti presuli stanno, da anni, scimmiottando il politicamente corretto dei liberal, senza che ciò porti nuovi proseliti, anzi ne perdono sempre di più. I dati, riferiti al Canada, ma valgono per Paesi più secolarizzati, indicano che l'Islam è l'unica religione in crescita, la quasi totalità dei nuovi terroristi euro-americani hanno cultura universitaria e si dichiaravano atei (sic!) prima di abbracciare l'Islam, convertendosi. Mentre la religione cattolica e le altre cristiane sono in caduta libera, proprio il Canada ha costruito la prima mega chiesa per atei (sic!).

Lo dico in modo brutale, e mi scuso: o la Chiesa cattolica decide di «lasciare» l'Occidente al suo destino (come hanno fatto le varie chiese protestanti, diventate nel frattempo banali ong, i sacerdoti equiparati a funzionari statali, con i luoghi di culto trasformati in minimarket, club, moschee), concentrando l'opera missionaria negli altri continenti, oppure cambi strategia, consideri l'Europa una terra di «ri-conversione», con ciò che ne segue. Se può essere utile l'esperienza di vita di un modesto «cattolico riservato», sappiate, cari Padri, che non anelo ad alcun aggiornamento dottrinale. I discorsi fatti dal cardinale Ratzinger sulla «sporcizia della Chiesa» prima di salire al soglio, e poi come Papa, a Ratisbona, hanno tale e tanta ricchezza di pensieri che ho elementi di riflessione da «camparci» per decenni. Benedetto XVI ha sì un corpo fragile, ma ha vista lunga.

Circa il dilemma di cui sopra: tertium non datur, direste voi.
www.grantorinolibri.it
editore@grantorinolibri.it

articolo pubblicato il: 02/11/2014 ultima modifica: 13/11/2014

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