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in battaglia con un coltellino

lettera aperta a Pierluigi Magnaschi, Direttore di Italia Oggi

di Riccardo Ruggeri

da ITALIA OGGI

Caro Direttore,
ho lasciato trascorrere alcuni giorni prima di commentare (da comune cittadino qual sono) la Legge di Stabilità: ho voluto leggermi bene il documento inviato a Bruxelles (come deve essere: molti numeri, poche parole), e ascoltare i commenti di colleghi che stimo.

I tweet e le parole delle infinite conferenze stampa-apparizioni del Premier, rappresentano un modo di comunicare ormai imbarazzante. Pochi minuti di ascolto e mi pare tornare alle preghiere della mia infanzia, alle giaculatorie ripetitive delle lunghe serate garfagnine, mi viene irrefrenabile un ora pro nobis, appena lui riprende fiato. L'unico momento in cui mi sono sentito coinvolto, come imprenditore, è stato il perentorio «Vi tolgo l'art. 18 e i contributi, vi abbasso l'Irap, ora assumete». Mi sono detto: non possiede i fondamentali del mercato, del business, del management.

La Legge di Stabilità del 2013, con Letta regnante, diceva che il Governo avrebbe ridotto le tasse di 3,7 mld su una manovra di 11,6. Abbiamo visto com'è finita. La banda di Premier che si sono alternati negli ultimi 10 anni, di destra, di sinistra, peggio asessuati, hanno avuto una caratteristica in comune: hanno fatto preventivi ridicolmente positivi, ci siamo ritrovati consuntivi drammaticamente negativi.

Nel febbraio scorso, era stata fatta una previsione di pil 0,8 positivo, chiuderà, pare, a 0,3 negativo (su 10 mesi!), il tutto aumentando il debito in modo fantozziano, rovinando il futuro dei nostri figli e nipoti che avranno due sole opzioni: lavorare tutta la vita per rimborsarlo, ovvero diventare «argentini». Lo confesso, ormai i «preventivi» di costoro mi fanno sorridere, i «consuntivi» mi rendono furibondo.

Quest'anno la solita «piramide con le carte da gioco» si basa su un aumento del pil a + 0,6: salta quello, tutte le carte crollano. Non si gestisce nessuna organizzazione senza fare il «worst case scenario».

Arrivati a questo punto, credo che sia però giusto dare a Renzi l'opportunità di lavorare per un anno in pace (se potesse pure in silenzio), per implementare nel 2015 questa «sua» Legge.

Se la centra (in pieno) è giusto che rimanga fino alla scadenza della legislatura (pur non essendo stato eletto), se fallisce è giusto che venga deposto brutalmente, come è successo per Letta.

Di tutte le analisi che ho letto la più corretta è quella del Foglio (tra l'altro giornale che vede Renzi con grande simpatia) dell'amico Marco Valerio Lo Prete. Alla fine della sua analisi, tecnicamente ineccepibile, pone una domanda chiave «Com'è possibile che Renzi trovi i soldi?» Nello spenderli (a voce) è geniale, nel trovarli nella cassa a debito pure, per il resto, ha il braccino corto, d'altronde la priorità è non scontentare il suo 40,8%, ed essere rieletto.

Un leader serio invece andrebbe in Tv, a reti unificate, a dichiarare ai cittadini i numeri veri del conto economico e dello stato patrimoniale del paese (credetemi sono paurosi), nelle sue varie articolazioni, depurati di tutte le poste attive che sono chiaramente finte o false (se lo chiede a Luca Ricolfi e Oscar Giannino, gliene possono indicare una vagonata).

Dovrebbe poi descrivere lo scenario vero che avremo nel 2015 (Califfato, Ebola, Petrolio, Ucraina, Grecia, Crisi dell'Europa, etc.) e le relative implicazioni sui nostri conti (bisognerebbe avere «tesoretti» da parte per ogni evenienza, vedi il Bisagno).

In una situazione esterna, paragonabile a tutti gli effetti alla Terza Guerra Mondiale, non esiste altra soluzione (bisogna dirlo alto e forte ai cittadini) che risanare il Paese attraverso sacrifici importanti (da tempo di guerra), presupposto per poi ripartire o almeno sopravvivere.

Invece, una Legge del tipo proposto, i cui obiettivi non verranno comunque raggiunti (basta osservare il linguaggio del corpo di Padoan, persona perbene, quando parla di certe poste), non farà altro che radicalizzare la strategia in essere, che ormai noi cittadini (purtroppo non tutti) abbiamo compreso, e che rappresenta il nostro destino: impoverire la classe media, sedare quella povera.

Questo è il punto, caro Pier. Al di là di qualche sceneggiata europea, del tipo Renzi-Chiamparino, tutte costruite a tavolino per darsi reciproco supporto, la Legge di Stabilità verrà approvata dall'Europa, non come fiducia o concessione, ma perché è assolutamente coerente con la strategia sopra indicata.

Ci sarà l'ovvio sciopero generale della Cgil (un errore), si avvicina il momento in cui Landini sparerà la sua locuzione prediletta, «macelleria sociale», al quale risponderà Renzi con la solita «cambieremo comunque l'Italia». Noi saremo ottusamente convinti di assistere all'ennesimo scontro fra la destra e la sinistra del paese, fra il vecchio e il nuovo, il sopra e il sotto, fra gufi e uccelli del paradiso, mentre le élite al potere in Italia, in Europa, in Occidente, col supporto osceno dei media, troveranno la dose ottimale di psicofarmaci per sedarci. Speriamo solo che non esagerino.
www.grantorinolibri.it
editore@grantorinolibri.it

articolo pubblicato il: 27/10/2014 ultima modifica: 02/11/2014

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