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editoriale
al di là del bene e del male
di Teddy Martinazzi

Quando, per difficoltà varie, l’antica Scuola Medica Preciana decadde, solo gli oculisti resistettero per secoli a fare le loro operazioni, almeno fino a quando l’esercizio della professione medica non fu riservato ai laureati; i chirurghi si trasformarono in squartatori di maiali, tanto che a Roma ancora oggi il salumiere viene chiamato norcino, da Norcia, cittadina non lontana da Preci, e medici e farmacisti si reinventarono venditori di rimedi miracolosi, da cui il termine cerretano, da Cerreto di Spoleto, altra località vicina, sinonimo di ciarlatano utilizzato già da Machiavelli ne “La mandragola”.

Tutto questo lungo, ma forse per qualche verso interessante, preambolo per dire che certi nostri politici, ultimo in ordine di tempo un importante Ministro, quando vanno ai talk show ad affermare che sicuramente l’Italia è sulla soglia della ripresa assomigliano al Dulcamara reso immortale da Donizetti. Sono anni che ce lo stanno ripetendo e l’unica cosa certa è che la crescita non c’è, nonostante le trionfali previsioni a zero virgola qualcosa, che sarebbero da piangere in un’economia normale ma da salutare con i mortaretti nella nostra situazione di recessione e deflazione. La facciatosta di certi politici è proporzionale alla loro incapacità di affrontare i problemi e risolverli.

La politica italiana, così come ampi settori della società, è ingessata ai piedi di totem che altrove sarebbero stati abbattuti da un pezzo, se altrove ci fosse una decadenza ed una disperazione di fondo come da noi. Guai dunque a parlare di profonde riforme della “Costituzione più bella del mondo”, che se in Italia non esistesse il reato di vilipendio, retaggio di un passato sabaudo-fascista, ci sarebbe da dire: figuriamoci le altre. Non parliamo dello Statuto dei Lavoratori, per non attirarci le ire dei settantenni che quarantacinque anni fa erano giovani di grandi idee.

Qualche magistrato considera la proposta di riduzione delle ferie un proditorio attentato all’indipendenza della Magistratura. Consapevoli del reato di vilipendio, affermiamo solennemente che la riduzione delle ferie dei giudici sarebbe in palese contrasto con la Costituzione nata dalla Resistenza al fascismo. Certe affermazioni ricordano i tempi lontani in cui furono aboliti tanti enti di previdenza ed assistenza, ma si salvò quello dei giornalisti perché certi sindacalisti pontificarono che l’esistenza dell’INPGI fosse il “baluardo della libertà di stampa”, detto così, senza nemmeno un filo d’ironia.

La verità è che nessun politico ha voglia di mettere mano a certe leggi espressione degli anni Settanta del secolo scorso. Fu fatta la Riforma sanitaria, unificando nel Servizio Sanitario Nazionale tanti enti che si occupavano dell’assistenza a determinate categorie di lavoratori; in teoria una grande conquista sociale, in pratica una grandissima ingiustizia per chi era tassato alla fonte e si accollò l’assistenza di quello che le tasse le evadeva alla grande.

Quando si è reso necessario introdurre balzelli su medicine e prestazioni, utilizzando la simpatica parola ticket, l’ingiustizia è diventata ancora più grande, perché il ticket lo pagano tutti, anche coloro che le tasse le hanno già pagate in busta paga. A ben vedere, anzi, l’evasore il ticket talvolta non lo paga perché ha un reddito ufficiale troppo basso. Basta andare davanti ad una Scuola Media nel periodo in cui vengono distribuiti i buoni libro per vedere una sfilata di suv e grosse cilindrate dei genitori bisognosi, spesso artigiani. Ma la Riforma Sanitaria non può essere messa in discussione, come il numero e gli stipendi dei dipendenti della Presidenza della Repubblica. Consapevoli del reato di vilipendio, affermiamo solennemente che i dipendenti del Quirinale sono troppo pochi e malpagati.

Ci sarebbe ancora molto da dire, per esempio sulle pensioni di mera sopravvivenza bloccate perché troppo alte a detta dei politici, quando le pensioni d’oro prese di mira da Monti furono salvate da una sentenza della Corte Costituzionale, un’Istituzione che giustamente è onore e vanto di noi cittadini italiani.

Chiudiamo qui, con un pensiero per quei sognatori che sono finiti in fondo al Canale di Sicilia perché demagoghi d’accatto sono contrari ad ogni politica di controllo. Chissà se i politici che hanno promesso che sarebbe bastato imbarcarsi e fare qualche miglio sopra una carretta del mare per essere salvati dalla Marina Militare a volte si sveglino di notte per pregare San Medardo, venerato in Provenza come patrono degli affogati. Chissà.

articolo pubblicato il: 17/09/2014 ultima modifica: 29/09/2014

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