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Caro Renzi
di Riccardo Ruggeri

da ITALIA OGGI

Caro Renzi,
poche settimane dopo l'inizio del suo consolato, fui brusco con lei, la definii un «furb da pais» (in piemontese è giudizio ambiguo, però affettuoso), e cominciai ad avere forti dubbi sulla sua adeguatezza a gestire una situazione fallimentare come quella italiana, dove fallimentare non è riferito solo agli aspetti economici, ma anche a quelli morali. In sessant'anni siamo passati da un mix di moralità-immoralità politica e umana, coerente con la nostra storia secolare, a una immoralità strutturale, seppur politicamente corretta: la tipica immoralità delle Ruling Class anglosassoni e nord-europee.

Lei non c'entrava per nulla, la colpa era solo mia, sentivo talmente impellente la necessità di una leadership forte (alla Thatcher, per intenderci) che, a sua insaputa, l'ho caricata di responsabilità che lei non poteva sostenere, vuoi per la sua giovane età, vuoi perché non aveva alle spalle una storia di sconfitte (tante) e di vittorie (poche), tipiche delle grandi leadership politiche. Lei aveva cominciato a “vincere” già da adolescente, negli scout, poi in politica a 29 anni (prima Presidente di provincia, poi sindaco), e non si era mai fermato, al punto che, a 39 anni, era Premier. La stessa età di quando Mussolini entrò a Palazzo Venezia, in ghette bianche e camicia nera (cfr. Hemingway).

Quelli che oggi sono i suoi colleghi, i «potenti del mondo occidentale», hanno tassi di cinismo, spesso di criminalità intellettuale, che lei, persona perbene, neppure poteva concepire, per cui immagino lo sforzo che sta facendo per adeguarsi. Ciò premesso, le chiedo scusa, ho preteso da lei prestazioni che oggettivamente non poteva dare. Il «mio» Renzi-Thatcher l'ho definitivamente archiviato, ora sono più sereno, seppur più disperato, non per me, ma per i miei nipotini.

Spero solo che abbia capito in che mondo è capitato. L'Occidente è in crisi profonda, soprattutto di valori, per esempio in economia avremmo bisogno di chirurghi di guerra, e invece abbondano medici della mutua, omeopati, «specialisti», tutti chiaramente inutili, al contempo insopportabili nel proporci a getto continuo ridicole ricette. Rassomigliano a quegli imbonitori dalla lunga palandrana nera, che nel West proponevano pozioni di acqua colorata e zucchero per curare ogni malattia.

E ci ricattano pure, mettendoci di fronte alle solite due opzioni del loro frusto «protocollo» (l'hanno già fatto anche con lei).

La a) prevede di tagliare subito, e in modo permanente, per esempio, le tasse sul lavoro e liberalizzare il relativo mercato. Rispunta l'insopportabile art. 18, si scatenerà la solita compagnia di giro, si insulteranno ferocemente, infine lei, con un simpatico tweet, chiuderà la discussione, chiedendosi: «Dove reperire le risorse»? Le risponderanno: «Dai dossier di Cottarelli, dalle proposte di lavoce.info, da quelle di Giavazzi». Poi la frase muscolare: «Certo, occorre violare le regole europee, etc.». Essendo professori le sottoporranno pure, con aria schifata, l'opzione b). In cosa consiste? Rispettare il vincolo del 3%, fare tagli marginali, preferibilmente una tantum (esempio, F35), aumentare il debito pubblico, sperando che la Germania vada male, così tutti potranno «sforare». Si rende conto? Siamo pieni di metastasi e ci curiamo con aspirine effervescenti.

Caro Renzi, non si preoccupi, qualsiasi opzione sceglierà, per noi cittadini non cambierà nulla, la strategia di fondo che viene portata avanti «impoverire la classe media, sedare quella povera» è implacabile, perché è l'unica possibile col modello in essere. Cinquant'anni fa, quando nacquero i miei figli fu inventato il «box», scoperta fondamentale per noi giovani genitori dalle reni spezzate, infilavamo i pargoli nel box, così almeno potevamo mangiare in pace. Quando vi vedo alle riunioni di Bruxelles, vi immagino costretti nei vostri box”, potete parlare, ridere, piangere, urlare, ma non scavalcare il box, primo la vostra statura non ve lo permette, secondo gli adulti ve lo vietano.

Noi cittadini comuni, dopo l'ubriacatura iniziale (40,8%), stiamo cominciando a capire che lei, pur agitandosi molto, non risolverà i nostri problemi, però riconosciamo che non ha neppure responsabilità dirette, l'establishment euro-americano le ha imposto un copione-ruolo ben preciso, lei lo recita. Deve indossare la palandrana nera, mostrarsi sempre sorridente, girare l'Italia con le sue pozioni, parlare, parlare, spargere ottimismo sul futuro, se del caso farsi versare in testa secchiate di acqua gelida, accettare di passare per gelataio da parte di giornalisti cioccolatai. Personalmente non la invidio, e le assicuro che di qui in avanti mi limiterò, se del caso, a blande critiche nei suoi confronti, concentrando tutto il mio profondo disprezzo verso i nostri veri nemici, quelli che danno le «linee guida», le impongono la palandrana, la costringono nel box.
www.grantorinolibri.it
editore@grantorinolibri.it

articolo pubblicato il: 02/09/2014 ultima modifica: 10/09/2014

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