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modello islandese
di Vittorio Sordini

Da un po’ di tempo si legge del “miracolo Islandese” Il piccolo stato nordico travolto dalla crisi finanziaria che in pochi anni è riuscito a venirne fuori mostrando i muscoli con i creditori esteri.

Non tutto quello che viene scritto corrisponde al vero ed il tentativo di far passare l’operato degli islandesi come la panacea per ogni crisi finanziaria è sicuramente una chiacchiera da bar; esattamente come è da considerare una chiacchiera da bar il tentativo di liquidare subito l’argomento Islanda affermando che si tratta di un Paese piccolissimo e che le grandezze in gioco erano trascurabili per poter arrecare danni al “sistema”.

L’analisi delle diverse strategie applicate a Grecia, Cipro e Irlanda che hanno innescato un effetto contagio coinvolgendo a turno Spagna ed Italia, ci consegnano elementi attraverso i quali poter formare giudizi consapevoli circa l’operato degli Organismi Europei. Gli euro-religiosi potranno trovare adeguati argomenti e non correranno il rischio di trasformarsi in euro-fondamentalisti.

Un dato è certo : il creditore non può avere interesse ad affamare il debitore, perché una pressione eccessiva metterebbe a rischio la possibilità di essere ripagato; in alcuni casi il creditore è portato a fare degli sconti al debitore; se non in conto capitale, almeno in una parte degli interessi maturati e/o maturandi. L’Islanda ha operato su tutti i fronti: ha svalutato la moneta, ha chiesto ed ottenuto una riduzione del debito e internamente ha ottenuto la rinegoziazione di tutti i mutui indicizzati a monete estere. Questo è stato possibile per la modesta entità del debito e per altre condizioni favorevoli.

In Europa è prevalsa la linea del rispetto integrale dei contratti e i creditori sono stati rimborsati in tutto o in larga parte. Sono state imposte politiche “lacrime e sangue”, che hanno impoverito ed esasperato i cittadini dei piccoli stati coinvolti, per un rimborso parziale del debito. Per rimborsare completamente i creditori, costituiti in larga parte da Banche e di queste molte tedesche, è stato istituito il fondo “Salva Stati” al quale hanno dovuto contribuire obbligatoriamente anche gli Stati non coinvolti con cifre da capogiro (l’Italia ha dovuto sborsare 54 miliardi di euro).

L’Italia e la Spagna sono state costrette a pagare per poter contenere l’effetto contagio, che non ci sarebbe stato se si fossero gestite le criticità finanziarie di Grecia, Cipro ed Irlanda in modo diverso, e soprattutto se non si fosse guardato ossessivamente al recupero dei crediti il più presto possibile e senza sconti da parte della Germania, che ha voluto tutelare il proprio sistema bancario sovraesposto nei confronti dei probabili insolventi.

articolo pubblicato il: 31/08/2014 ultima modifica: 10/09/2014

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