torna a "LaFolla.it" torna alla home page dell'archivio contattaci
cerca nell'archivio




ricerca avanzata


Google



contattaci

ingrandisci o rimpicciolisci il carattere del testo

editoriale
mali culturali
di Teddy Martinazzi

Parlar male del Ministro dei Beni Culturali non è difficile, ma forse è del tutto inutile. Dario Franceschini guida il Ministero per meriti politici e nemmeno minimamente culturali, così come è avvenuto per quasi tutti i suoi predecessori da quando Giovanni Spadolini (lui sì un uomo di cultura) fece distaccare due direzioni generali dalla Pubblica istruzione, non immaginando certo che la sua creatura sarebbe diventata una macchina più al servizio di Sovrintendenti nominati probabilmente per carriera burocratica e non per chiara fama e di custodi talvolta manifestamente annoiati. Per carità, se andiamo a vedere la “chiara fama” che ha guidato nel tempo la nomina di certi direttori di Istituti italiani di Cultura all’estero è forse meglio avere alla direzione dei musei oscuri burocrati, magari bravissimi nel contrastare, per quanto possibile, la strapotenza dei sindacati interni.

A Lubiana, capitale della Repubblica di Slovenia, tantissimi giovani e meno giovani slavi hanno sfilato in costume da legionari romani per ricordare il bimillenario del grande Imperatore Cesare Ottaviano Augusto, che diede forte impulso alla città. In Italia il bimillenario della morte di Augusto è passato sotto silenzio. Interrogato in proposito, Franceschini ha risposto: “Il grande evento si prepara strategicamente anni prima e noi paghiamo la discontinuità di governo. Negli ultimi tre anni e mezzo si sono alternati cinque ministri della Cultura: che si può programmare?” Giusta risposta, perfettamente in linea con la filosofia tutta italiana per cui mancano sempre le risorse, i problemi sono ben altri e le colpe, si ci sono, vanno ascritte ai propri predecessori.

Nel corso della stessa intervista (La Stampa), Franceschini si è posto tante domande; perché il Sud, con tutte le sue bellezze, raccoglie solo il quindici per cento dei turisti che vengono in Italia, perché è celebre il percorso religioso di Santiago di Compostela e non i nostri e così via retoricamente continuando. Il Ministro spera che l’ENEL illumini Pompei di notte, dimenticando che l’ENEL è un’impresa che opera sul mercato come le concorrenti e non è più l’ente monopolista costato tanti soldi ai contribuenti degli anni Sessanta del secolo scorso per la privatizzazione dell’energia voluta da fanfaniani e socialisti, per cui se l’ENEL ritiene che ci sia un ritorno d’immagine illumina, altrimenti non sta lì a sentire Franceschini. All’italiano medio basterebbe che Pompei non seguitasse a crollare ed ai turisti che vi si recano basterebbe che qualche custode non chieda loro il pizzo per visitare le zone vietate (così si dice, ma siamo certi si tratta di maldicenze e falsità).

Potremmo parlare ancora a lungo delle grandi idee espresse dal Ministro nel corso dell’intervista, ma non ne vale nemmeno la pena. A differenza dei nostri concorrenti, francesi e spagnoli soprattutto, noi ci preoccupiamo che i musei restino chiusi un giorno alla settimana per far riposare il personale, infischiandocene se i turisti sono venuti da lontano attirati dalla fama del nostro patrimonio artistico. Pensare di sostituire il personale a riposo con volontari di associazioni culturali, giovani disoccupati, cassintegrati cronici è troppo terra terra, non appartiene alle grandi strategie di rilancio del turismo in Italia.

articolo pubblicato il: 26/08/2014 ultima modifica: 02/09/2014

Commenta Manda quest'articolo ad un amico Versione
stampabile
Torna a LaFolla.it