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la locomotiva
di Vittorio Sordini

Alcuni pensano che l’economista è colui che prevede il futuro economico e poi spiega quali sono state le cause che hanno impedito il concretizzarsi di quanto era stato previsto. Una definizione altrettanto pittoresca potrebbe essere quella che individua l’economista come colui che cerca di trarre dallo studio della storia quei modelli economici che potrebbero giovare nel futuro, studia e commenta gli eventi che giornalmente si trova ad osservare e si ingegna nel rappresentare al pubblico se un determinato evento è favorevole o contrario al buon esito del modello economico sponsorizzato in quel momento.

In realtà l’economia si sviluppa su diversi piani: aree geografiche, modelli economici e politici, sequenze temporali. Tutto è interdipendente e direttamente influenzabile. Basti pensare alla stupenda rappresentazione del film “ ritorno dal futuro “ o “ritorno al futuro”, in cui i protagonisti erano costretti a viaggiare nel tempo per sistemare i guasti che avevano causato in precedenti viaggi. Purtroppo nella realtà non si può viaggiare nel tempo, anzi sicuramente si viaggia in una sola direzione.

Oggi la Germania, considerata la locomotiva d’Europa, ha segnalato che la spinta propulsiva è terminata. Fino a ieri ci veniva propinato che grazie alle riforme strutturali coraggiosamente attuate in passato la Germania cresceva mentre noi poveri italiani ed i latini in genere dovevano fare i compiti a casa (le riforme strutturali).

In realtà il dato che il PIL tedesco è diminuito rispetto al trimestre precedente non è altro che un punto di colore su una enorme tela che rappresenta una possibile dinamica economica mondiale. L’Europa è un continente vecchio ed in declino economico. L’introduzione dell’euro ha avvantaggiato la Germania che ha potuto approfittare del cambio alleggerito, mentre i Paesi come l’Italia, la Spagna ed altri hanno sofferto per il super euro che ha penalizzato le loro esportazioni. La Comunità Economica Europea è percepita come un grande centro di “burocrazia” dove ci si ingegna a complicare la vita degli europei nel nome di uno spirito politically-correct che nel resto del mondo tutti fanno finta di riconoscere, ma che nessuno si sogna di rispettare. A colpi di procedure di infrazione che danno luogo a pesanti sanzioni vengono promulgate leggi alle quali i Paesi Membri si devono adeguare. Si declinano la grandezza delle gabbie per animali, il diametro delle mele, i quantitativi di latte da produrre, si vietano gli interventi dello Stato per aiutare aziende strategiche in difficoltà, si difende e si propugna in modo integralista un modello di assoluta libera concorrenza, che nel resto del mondo tutti dicono di auspicare, ma che tutti si guardano bene dall’attuare.

Tutto questo, oltre alla dipendenza da altri Paesi per le fonti energetiche , indica la strada. Alcuni Paesi hanno addirittura degli Organismi nei quali fanno convergere le ingenti risorse derivanti dallo sfruttamento delle riserve di petrolio e gas naturali: i Fondi Sovrani e con questi fanno ciò che vogliono, nel completo dispregio delle regole della “perfetta concorrenza”. I “fondi sovrani” fanno shopping, inondano di liquidità un settore o un mercato e poi utilizzando i moderni mezzi di trasferimento di capitali drenano liquidità con la stessa velocità con cui l’hanno fatta affluire; creano bolle e le fanno scoppiare come e quando vogliono. Questa è solo la punta dell’iceberg.

articolo pubblicato il: 16/08/2014 ultima modifica: 26/08/2014

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