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manovra correttiva
di Vittorio Sordini

Il ministro dell’economia Padoan dichiara, attraverso un’intervista rilasciata al Sole 24ore, “Tetto 3% deficit/Pil tiene senza manovre anche dopo dati Istat”. I dati Istat circa la crescita del prodotto interno lordo italiano ci consegnano un quadro desolante: crescita “negativa per due trimestri consecutivi”; tecnicamente equivale a conclamare una situazione di recessione economica. Fino a qualche giorno indietro il Governo italiano formulava le proprie ipotesi di intervento contando su una crescita dello 0,8%. Chi osserva i dati economici sa che, oltre al dato assoluto, è importante analizzare la tendenza. Nel caso dell’Italia sono da brivido sia il dato assoluto “crescita negativa”, sia la tendenza: siamo passati dalla stagnazione alla recessione.

Del resto i molti economisti sparsi sul territorio italiano avevano già testato gli indicatori: i propri figli non trovano lavoro, diventa sempre più difficile far quadrare il bilancio quotidiano ed i nonni che, risparmiando sulle modeste pensioni allungavano qualche euro, cominciano inesorabilmente a lasciare questa valle di lacrime. Padoan con la sua affermazione vorrebbe tranquillizzare la platea degli uditori circa la possibilità, da molti paventata, di una nuova manovra correttiva del bilancio dello Stato.

Proprio per questo la situazione è a dir poco inquietante ed i tanti economisti sparsi sul territorio italiano non riescono a capire la logica dei pochi teorici dell’economia. Gli economisti teorici hanno installato un pilota automatico che risponde solo e soltanto a precise, indiscutibili e immodificabili regole (rapporto debito/pil al 3%); si concentrano sulla macchina pilota automatico e forse non si accorgono che ci si dirige inesorabilmente in rotta di collisione con lo spettro della povertà. Qualora il rapporto deficit/pil dovesse superare il 3% il pilota automatico richiederebbe una manovra tesa a recuperare gli equilibri, con nuove tasse o un inasprimento di quelle vecchie.

E’ ovvio che ci troviamo nella classica situazione descritta con la rappresentazione del serpente che si morde la coda. Un ulteriore aumento delle tasse deprimerebbe ancora di più l’economia e via dicendo. L’alternativa potrebbe essere il taglio delle spese. Purtroppo quando si parla di taglio dei costi gli economisti teorici pensano subito a ridurre i servizi, mentre quando si tratta di mettere mano alla correzione degli sprechi è costume incaricare un super burocrate al quale attribuire straordinari poteri, ma solo sulla carta; un po’ come la canzone di Lucio Dalla che evoca un mondo fantastico. L’economista della strada è abituato a fare i conti sulla propria pelle ed è allenato a subire quotidianamente le conseguenze del pilota automatico installato dagli economisti teorici e proprio per questo avrebbe già trovato da decenni la soluzione alle problematiche italiane. Costa troppo la macchina statale, ma non si possono tagliare i servizi: è necessario tagliare gli stipendi ai super burocrati, eliminare con effetto retroattivo tutti i privilegi accumulati da una classe dirigente che come ben si vede dai dati economici non merita premi.

Per essere più precisi, mettendo il tetto massimo agli stipendi “lordi” degli statali a poche decine di migliaia di euro, si potrebbe scongiurare il pericolo che le auto della polizia e dei carabinieri rimangano a secco. Ed inoltre eliminando quella marea di inutili consigli di amministrazione (vedi municipalizzate, consorzi….) si potrebbe scongiurare il pericolo che un ulteriore aumento del contributo alle spese sanitarie richiesto ai cittadini li metta nella condizione che questi debbano rinunciare a curarsi e, peggio ancora, a non ricorrere a esami diagnostici posti alla base della prevenzione di gravi malattie.

articolo pubblicato il: 07/08/2014 ultima modifica: 16/08/2014

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