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eurofollia
di Vittorio Sordini

Quando si parla di Euro ed Europa il lessico si arricchisce continuamente di nuove definizioni. Oggi non è possibile condurre un articolato discorso sulle vicende relative al Vecchio Continente senza essere costretti a distinguere euro scettici/ euro fobici/ euro entusiastici; sembrerebbe poter aver finito, ma gli stessi aggettivi si devono usare sia per la moneta sia per l’Europa come soggetto politico. Molti euro fobici potrebbero diventare euro entusiastici se oltra alla moneta unica ci fosse anche una vera Federazione di Stati, con una vera e propria armonizzazione dei sistemi (fiscali, previdenziali, sanitari), una vera e propria grande riforma strutturale transazionale, con dimensione europea.

Nel frattempo, in alcuni Paesi Membri, si potrebbe anche parlare di eurofollia. I dati economici in Italia sono diventati un vero e proprio bollettino di guerra; oggi la realtà viene rappresentata da parole come: disoccupazione, recessione, povertà, calo della produzione industriale, aumento delle famiglie in difficoltà.

I dati vengono puntualmente diffusi e mentre l’uomo della strada trova conferma alle sensazioni percepite, i politici si avvitano in previsioni e si aggrappano alla speranza che qualcosa possa succedere e che la “ripresa economica” parta da qualche parte nel mondo e l’Italia abbia la possibilità di attaccarci un suo vagone come è sempre avvenuto in passato.

Ma questo non è possibile, perché l’Italia non ha più la possibilità di attaccare il vagone dove vuole, oggi c’è un nuovo capotreno che si chiama trattato di Maastricht e che detta le regole.

Recentemente una delle possibili locomotive europee, la Germania della cancelliera dal pugno di ferro in guanto di velluto, tutta sorrisetti, comincia a perdere colpi. Potrebbe essere un segnale che induca a verificare i trattati.

articolo pubblicato il: 24/07/2014 ultima modifica: 02/08/2014

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