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cultura
Giovanni Pascoli
di Giuseppe La Rosa

(1855 - 1912)

Pascoli non ha una sua definitiva filosofia, o se vogliamo, una sua precisa concezione del mondo.

Egli è il "poeta fanciullino" che guarda il mondo che lo circonda con uno sguardo sempre nuovo e sempre fresco di meraviglia. Egli ha il cuore buono, che sa amare e perdonare tutti, anche l'assassino di suo padre. Sogna un mondo idillico di pace e di fraternità.

Un mondo quasi francescano, anche se talvolta, fece coro con i più spregiudicati positivisti del suo tempo.

Sempre fu avvinto, comunque, dal mistero della morte, dell'ignoto che si nasconde dietro le fragili parvenze del mondo dei sensi.

A 13 anni gli muore il padre, a 14 la madre e la sorella maggiore, a 19 finisce in galera per un reato politico inesistente, a 27 si laurea in Lettere a Bologna; insegnerà prima in vari licei e poi varie Università. Spirerà a 57 anni, fra braccia della sorella Maria.

Il Pascoli fu un'anima sensibilissima, attenta alle voci delle piccole, umili e belle creature. Se non fosse stato colpito da lutti e misera, piovuti molto presto nella sua vita, probabilmente avrebbe conservato la sua fede di bambino. La crudele realtà di quegli eventi gli hanno lasciato, oltre una vaga nostalgia, la nativa disposizione a cogliere dovunque voci di mistero. In contrapposizione al positivismo, la realtà dei sensi è solo una parte, minima ed infima, di tutta la realtà

La vita è un mistero, con i suoi tormentosi enigmi, i suoi segreti ringorghi di pianto, i suoi crucci inutili, le sue frivole gioie d'un lampo.

Ma il primo e il più sentito e cantato dei misteri è quello della morte.

C'è un'altra vita per l'uomo, di là dalla tomba ? Pascoli non sa dire. Terra non più, Cielo non più. C'è il Tutto ? C'è il Niente ? Spera in qualcosa di indefinito, quando sostiene che ci sarà qualcosa che ci sopravviverà. O quando accenna "…la morte è bella : non è partire, è non andar più via" , o quando, dovendo rilevare che un bel giorno ci sarà il cataclisma finale degli elementi, tuttavia interverrà l' "Ignoto Spirito" a trarre cieli nuovi e terra nuova dalla morta natura.

Quell'Ignoto Spirito che ha la chiave, ma non la mostra, di quel che ci fa godere o soffrire sulla terra rossa di fiori e di sangue.

E allora, "...nella prona terra dove troppo è il mistero, procacciamoci d'avere fratelli e far sì che le braccia che ci tenderemo a vicenda non conoscano la lotta e la minaccia " e la Morte ci colga buoni quando, non intesa né vista, verrà a chinarsi su di noi.

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