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arte e mostre
"Renoir, celebrare la bellezza"

le opere del genio francese esposte alla Fondazione Gianadda di Martigny

di Michele De Luca

Diceva Pierre-Auguste Renoir (Limoges 1841 – Cagnes-sur-Mer 1919): “Per me un quadro deve essere una cosa piacevole, allegra e bella; sì bella! Ci sono già troppe cose spiacevoli nella vita che non è il caso di crearne anche delle altre”. E in effetti, durante il suo percorso artistico, durato circa sessant’anni, realizzò un numero sorprendente di quadri “belli”: oltre cinquemila, ovvero l’equivalente delle opere di Manet, Cézanne e Degas messe insieme. Conosciuto dal grande pubblico come uno dei fondatori dell’Impressionismo, in realtà Renoir non può essere considerato un artista totalmente devoto ad un’unica corrente e ad un unico stile ma piuttosto alla rappresentazione e celebrazione della bellezza, elemento costante in tutta la sua produzione artistica. L’umanità e il calore dei personaggi, i colori vibranti che conferiscono ai suoi paesaggi e alle nature morte una “sensorialità” senza pari, comunicano sentimenti di vitalità e pienezza e connotano il percorso del maestro, al di la delle differenti declinazioni di stile, come quello del pittore della “joie de vivre”.

Nel corso del suo periodo impressionista, che va dal 1870 al 1882, Renoir riuscì a contraddistinguersi all’interno della corrente per il ruolo centrale attribuito alla figura umana. Se per gli altri artisti impressionisti il protagonista indiscusso era il paesaggio in cui l’individuo giocava un ruolo decisamente marginale, per Renoir l’aspetto umano diventa invece l’elemento principale dell’opera. Renoir celebrò sempre la bellezza femminile, riferendosi ai maestri “rococò” e ponendosi come ideale continuatore della tradizione francese dell’Età dei Lumi. Così nei ritratti come il famosissimo Jeune femme au chapeau noir, il volto della ragazza, dipinto con estrema delicatezza, pur sembrando all’apparenza quello di una bambola di porcellana, diviene estremamente umano per la rilassatezza dell’atteggiamento e la carica dello sguardo, quasi come se il momento fosse vissuto come un amichevole tête-à-tête piuttosto che una seduta di posa. Durante la realizzazione dei ritratti Renoir cercava infatti di instaurare un rapporto di complicità con le sue modelle in modo da far emergere la loro natura più intima come in Madame Henriot en costume che raffigura una delle modelle preferite dall'artista; attraverso uno straordinario gioco di colori riflessi, Renoir riesce a far emergere dalla tela tutta l'innocenza e la fragilità di una donna agli esordi della sua carriera teatrale.

Dopo le numerose retrospettive storiche sui maestri dell’impressionismo organizzate negli ultimi vent’anni alla Fondation Pierre Gianadda - Degas (1993), Manet (1996), Gauguin (1998),Van Gogh (2000), Berthe Morisot (2002) e Monet (2011) - è giunto il momento di rendere omaggio al più grande ritrattista dell’epoca: “Pierre-Auguste Renoir (1841-1919)”. La mostra propone una lettura nuova dell’opera di Renoir (“Revoir Renoir” è il titolo), con più di cento opere che raccontano tutta la sua storia – sessant’anni di creatività – ma anche la sensibile diversità della sua ispirazione. Il lucido percorso cronologico propone nelle sue fasi il temperamento spesso intimista del pittore, che ha raccontato parimenti il paesaggio e l’eterno femminino, le scene di genere e le nature morte.

Si tratta in gran parte di opere inedite provenienti da collezioni particolari raramente prestate ma anche di numerosi dipinti provenienti dai più grandi musei del mondo (Museo Pushkin, Museo di San Paolo del Brasile, Museo Thyssen-Bornemisza, Palazzo del Principe di Monaco; Musée d’Orsay, Orangerie, Petit Palais e Marmottan, Parigi; Fondation Ephrussi de Rothschild / Académie des Beaux-Arts, Saint-Jean Cap Ferrat) così come da istituzioni svizzere (Ginevra, Basilea, Berna, Losanna, Winterthur, Fondation Bührle et Kunsthaus, Zurigo), che permettono di dare una visione nuova della sua opera nel cuore dell’impressionismo francese. Due sculture monumentali raramente esposte (Vénus Victrix del Petit Palais, Parigi e La grande laveuse accroupiedella Fondation Pierre Gianadda) chiudono il percorso della mostra.

Il catalogo che accompagna l’esposizione è ricco di testi, dovuti a una decina di specialisti, storici dell’arte e testimoni familiari, e tratta di temi molto diversi - e nuovi - come le amicizie del pittore con gli scrittori (di Sylvie Patry, conservatrice capo, Musée d’Orsay), il rapporto con il fratello Edmond Renoir (di Marc Le Coeur), il pittore Caillebotte (di Pierre Wittmer), il mercante Paul Durand-Ruel (di Caroline Godfroy Durand-Ruel), il pittore Albert André (di Flavie Mouraux Durand-Ruel) e l’ammirazione di Pablo Picasso (di Augustin de Butler). Dal punto di vista più museale Daniel Marchesseau propone un’analisti tematica integrando le informazioni, mentre Lukas Gloor inquadra la comparsa delle opera del maestro nelle collezioni svizzere nel XX secolo e Cécile Bertran, conservatrice del museo Renoir, rivela, grazie ad una ampia serie di fotografie acquisite nell’autunno 2013 dalla città di Cagnes-sur-Mer, la vita familiare dell’artista nella sua proprietà delle Collettes. La selezione delle opere non mancherà di sedurre un largo pubblico che ritroverà l’immaginario più noto dell’artista, ma scoprirà soprattutto un gran numero di tele poco - se non del tutto - sconosciute, provenienti da collezioni private europee. Infatti il talentuoso allievo del pittore di origine svizzera Charles Gleyre, nell’atelier del quale si rapporta con l’Ecole des Beaux-Arts di Parigi con i suoi compagni Claude Monet e Frédéric Bazille, identifica presto il suo campo di ispirazione femminile: prima Lisa (1872), poi la voluttuosa Suzanne Valadon che poserà in rue Cortot prima di seguire i consigli di Degas e diventare quel’artista riconosciuta che la Fondation Pierre Gianadda presentò nel 1996. E’ d’altra parte in rue Cortot che Renoir dipinge Le Jardin du moulin de la galette dove questo cantore della bellezza femminile - come Monet lo è delle variazioni più effimere della luce - si impone doppiamente come ritrattista e paesaggista prima di rispondere a molte commesse della fortunata borghesia parigina (La Comtesse Edmond de Pourtalès, Elisabeth et Alice Cahen d'Anvers).

RENOIR
Martigny (Svizzera), Fondation Pierre Gianadda
20 giugno - 23 novembre 2014

articolo pubblicato il: 02/07/2014

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