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editoriale
relativismo dei valori
di Teddy Martinazzi

Le consigliere regionali della Liguria Marylin Fusco e Maruska Piredda sono state poste agli arresti domiciliari per una storia di rimborsi gonfiati. Indagato per la stessa storia è anche l’ex deputato Giovanni Paladini, marito di Marylin Fusco, mentre a gennaio era finito ai domiciliari un altro consigliere regionale ligure, Nicolò Scialfa.

Tutte queste persone hanno in comune l’elezione nelle liste dell’IDV che, come tutti sanno, è l’acronimo di Italia Dei Valori, il partito fondato e diretto da Antonio Di Pietro, colui che, più o meno vent’anni or sono, fu il grande accusatore di Mani Pulite.

Fermo restando il principio basilare che l’imputato sia sempre innocente fino a sentenza definitiva della Cassazione, dà da pensare il fatto che gli arresti di Genova si aggiungano ad una serie di altri episodi non precisamente edificanti, come l’arresto nel 2012 di Vincenzo Maruccio, assessore nella Giunta Marrazzo e poi capogruppo IDV alla Regione Lazio, il quale, secondo le accuse, avrebbe utilizzato i soldi del partito – e quindi i nostri – per giocare in una sala giochi gestita dall’allora tesoriere regionale dell’IDV, Andrea Palma. Forse è meglio sorvolare sull’elezione nelle liste dell’IDV di personaggi di grande caratura come Domenico Scilipoti ed Antonio Razzi, poi passati a tutt’altra parte politica.

Ora, non si può imputare ad Antonio di Pietro le presunte colpe degli inquisiti di Genova; un vecchio adagio popolare dice che anche Gesù aveva scelto come discepolo un individuo poco raccomandabile come Giuda, ma se la scelta dei dirigenti e delle persone da mettere in lista può portare ad errori in qualsiasi partito politico, ci si aspetterebbe da un partito che si chiama Italia Dei Valori un’attenzione maggiore e scelte più oculate che altrove.

Un partito che si chiama Italia Dei Valori dovrebbe essere molto più attento degli altri a certe sfumature, che poi sfumature non sono affatto, come l’elezione di Cristiano Di Pietro al Consiglio regionale del Molise. Nulla da eccepire sulle capacità politiche e amministrative del figlio di Antonio, sarà sicuramente bravissimo. Certo, però, che se dette fastidio l’elezione in Lombardia del figlio di Bossi, perché dava l’idea di una gestione privatistica della Lega, maggiormente fastidio provocò in molti l’elezione di Cristiano, perché ci si aspettava in casa di Italia Dei Valori una più puntuale attenzione a certi dettagli.

Pietro Nenni ebbe a dire: “A fare il puro trovi sempre uno più puro che ti epura”. Forse se Di Pietro avesse chiamato il suo partito Italia Del Relativismo Etico avrebbe trovato più comprensione tra gli elettori.

articolo pubblicato il: 26/06/2014

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