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editoriale
il Paese delle Meraviglie
di Teddy Martinazzi

Archiviate le Europee, restano i problemi di sempre ad avvelenare la vita degli italiani. A dir la verità le elezioni per Grillo non sono passate, visto che si è messo ad avvelenare i pozzi muovendo accuse di brogli che, grazie alla velocità dei media attuali, sono rimbalzate in tutto il mondo, facendo fare alla nostra nazione la figura di una di quelle repubbliche nate dalla frantumazione dell’impero sovietico.

Disoccupazione, tasse su tasse, mancanza di sicurezza nelle grandi città, mancanza di speranza nel futuro sono problemi che non si risolvono con gli slogan né con provvedimenti di facciata. Dopo l’invito ai sindaci ad indicare una scuola da ristrutturare, adesso è partita una lettera in cui i primi cittadini sono invitati a segnalare “Una caserma bloccata, un immobile abbandonato, un cantiere fermo, un procedimento amministrativo da accelerare”; importanti iniziative per quei sindaci che amministrano piccoli comuni con due o tre scuole e che hanno magari una stazione dei carabinieri dismessa e una vecchia colonia della GIL che cade a pezzi da settant’anni, ma che potrebbero anche suonare da presa in giro per coloro che devono pensare alla manutenzione di centinaia di edifici.

Gli ottanta euro di più in busta paga, ma non ai pensionati, che sono troppi, avevano fatto fregare le mani ai dettaglianti, pronti ad alzare finalmente i prezzi dopo un troppo lungo periodo di deflazione, ma l’euforia si è subito ridimensionata. Non sono più gli anni quando un aumento agli statali o la firma del contratto di una categoria piuttosto numerosa del privato facevano salire subito i prezzi; ormai troppi consumatori si sono allenati a comparare i prezzi e rassegnati a comprare nei discount e nei mercatini delle griffe taroccate.

Meglio non toccare il capitolo tasse, con il fluttuare di sigle e scadenze che servono solo a dar lavoro ai commercialisti ed ai CAF. Questi ultimi sono stati l’ultimo capolavoro della prima repubblica. Esisteva un tempo un modello facilissimo da compilare per chi non avesse particolari rendite al di fuori di un lavoro dipendente, una casa con mutuo e magari un fondo agricolo semiabbandonato ereditato da un parente. Il modello fu stravolto e complicato, l’allora presidente Scalfaro lo definì “lunave” e l’anno dopo sorsero per incanto i CAF, di solito emanazioni di sindacati ed associazioni, per rendere tutto più facile al contribuente. In teoria sarebbero gratuiti, ma in realtà pochi sono coloro che riescono a districarsi a casa tra un mare di norme ed a consegnare il modello senza spese,mentre molti se lo fanno compilare a pagamento al CAF. A parte il fatto che anche la consegna gratuita ha un costo, perché i CAF non lavorano per la gloria e se il cittadino non li paga brevi manu, sarà comunque il bilancio dello Stato a mantenerli in vita, cioè sempre i soldi dei contribuenti.

Un problema che non tocca i politici, che viaggiano sotto scorta anche quando sono da tempo pensionati o comunque non ricoprono più la carica che “giustificava” la presenza di una scorta. La sicurezza, per il semplice cittadino, soprattutto nelle grandi città, è un optional. A Roma è pericoloso anche trovarsi al semaforo quando scatta il rosso; può capitare che una donna di una ben precisa etnia si getti sopra la macchina di una donna sola per accusarla di averle rotto l’orologio e pretendere cento euro di risarcimento. Se la malcapitata non dispone della cifra, la truffatrice si accontenta anche di meno.

Un’altra truffa molto diffusa è quella del tamponamento. Due giovinastri della stessa etnia di cui sopra ad un semaforo raschiano non visti con la carta vetrata o sporcano con un pezzo di caucciù bruciato la fiancata destra della macchina di un guidatore che viaggia da solo, possibilmente una donna o un signore anziano, come ce ne sono tantissimi a Roma. Alla ripartenza, danno un colpo con la mano alla fiancata e poi si accostano al malcapitato invitandolo a fermarsi per constatare un presunto danno. Una volta scesi dalla autovetture pretendono cento euro o di più facendo osservare una strisciata sulla propria macchina che probabilmente sta lì da anni. A quel punto l’automobilista non vede l’ora di toglierseli di torno e paga alla svelta, rendendosi conto di non stare subendo una truffa, bensì una rapina mascherata.

Questa è l’Italia in cui viviamo, l’Italia in cui ti tartassano con le tasse, specialmente se hai la pessima idea di comprarti un appartamento invece di tenere i soldi in banca come vorrebbero quei poteri finanziari che trovano sempre politici pronti ad ascoltarli; l’Italia in cui c’è sempre qualcuno pronto a parlare di amnistia e di indulto, in modo che i delinquenti escano presto di galera ed i potenti non ci vadano nemmeno, mentre rischia di finirci per sei anni, per di più con arresto in attesa del processo, colui che tiene appoggiata sulla credenzina del salotto la baionetta arrugginita che il nonno riportò da uno dei nostri sfortunati fronti di guerra settanta anni fa, più o meno.

articolo pubblicato il: 03/06/2014

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